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Il petrolio e la “battaglia per l’Amicizia”: Orban sfida l’Europa dopo l’interruzione del greggio russo

La strategia di Orban è sempre la stessa: veti e minacce. Ma Budapest non è sola: anche Bratislava ha sospeso la fornitura di energia elettrica a Kiev nel quadro della disputa legata all'impianto Druzhba
Il petrolio e la “battaglia per l’Amicizia”: Orban sfida l’Europa dopo l’interruzione del greggio russo
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Anche se va avanti da tempo (da quando l’infrastruttura è stata bersagliata da missili e droni numerose volte dall’inizio della guerra), è cominciata ufficialmente adesso la battaglia per l’Amicizia – questo in russo significa Druzhba, il nome dell’oleodotto che rifornisce l’Ungheria pompando petrolio direttamente dal territorio della Federazione. Viktor Orban accusa Kiev di aver imposto un “blocco petrolifero” e chiede all’Unione Europea ora di verificare i danni alla struttura con una “missione conoscitiva con la partecipazione di esperti delegati slovacchi e ungheresi”; in una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa scrive: “La mia iniziativa mira anche a facilitare la risoluzione di questa questione entro i tempi previsti” — un riferimento esplicito al prestito all’Ucraina da novanta miliardi di euro che Budapest ha osteggiato alla vigilia del quarto anniversario di guerra con il suo veto, che potrebbe però cadere alla condizione che riprendano i flussi energetici. Oltre al sostegno per i gialloblù, il magiaro ha bloccato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

Il Druzhba – arteria petrolifera strategica che, dicono i dati della russa Transneft, pompa oltre un milione di barili al giorno, ovvero oltre l’1% della fornitura mondiale di petrolio – sta in piedi dall’era sovietica e trasporta greggio, via Ucraina, all’Europa orientale; il flusso si è interrotto a fine gennaio a causa dei danni causati dai bombardamenti di cui Russia e Ucraina si accusano a vicenda. Non è ancora chiara l’entità del disastro, ma sono evidenti invece i rischi delle operazioni per eventuali riparazioni mentre gli attacchi sono ancora in corso.

La dinamica strategica magiara è sempre la stessa: un gioco di veti e blocchi, giravolte usate per ottenere leve negoziali. In questo valzer Budapest non è sola: anche Bratislava ha sospeso la fornitura di energia elettrica a Kiev nel quadro della disputa legata al Druzhba. Non è solo una questione energetica per il primo alleato di Mosca in Europa: Orban accusa Kiev e Bruxelles – oltre che l’opposizione che gli rimane in patria – di “coordinare gli sforzi per portare al potere un governo filo-ucraino” durante le elezioni che si terranno il prossimo 12 aprile in Ungheria dove, da 16 anni, è al potere il suo partito Fidesz.

Alla Commissione europea sono rimaste poche opzioni: in effetti, solo due. Ieri ha sollecitato Kiev ad accelerare i lavori di riparazione all’oleodotto nel tentativo di disinnescare la crisi, ma sta anche valutando la possibilità di far arrivare il petrolio di Mosca attraverso l’Adria, l’oleodotto croato. Secondo la Commissione, Zagabria potrebbe “accettare legittimamente il greggio russo nel suo porto, sia in base alle sanzioni Ue che quelle Usa”. La decisione definitiva arriverà a giorni.

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