Trump minaccia l’Iran: “Non sono contento dei negoziati. Non vorrei attaccare, ma qualche volta va fatto”
I timori di un imminente attacco degli Stati Uniti all’Iran si fanno sempre più insistenti. E le grandi potenze si muovono per allontanare personale diplomatico e cittadini da Teheran e da Israele, verso il quale il regime iraniano scatenerebbe verosimilmente la propria risposta di fuoco. Dopo il nuovo round di colloqui sul nucleare a Ginevra, concluso senza un accordo, Donald Trump ha detto di “non avere ancora preso una decisione finale”: ma, ha spiegato parlando con i giornalisti, “non siamo esattamente contenti del modo con cui hanno negoziato”. E ha aggiunto minaccioso: “Mi piacerebbe non attaccare, ma qualche volta va fatto”. Alla domanda sul rischio di un nuovo e lungo conflitto in Medio Oriente, poi, il tycoon ha risposto sibillino: “Credo si possa dire che il rischio esiste sempre. Sapete, quando c’è la guerra, c’è un rischio in ogni cosa, sia nel bene che nel male”. Nel frattempo il ministro degli Esteri dell’Oman Badr al-Busaidi, che fa da mediatore tra i due Stati, ha incontrato il vice di Trump, JD Vance: “Gli ho illustrato i dettagli dei negoziati in corso e i progressi compiuti finora. Sono grato per il loro impegno e attendo con ansia ulteriori e decisivi progressi nei prossimi giorni. La pace è a portata di mano“, ha detto. Le chance di un accordo però appaiono ancora basse: sul tavolo ci sono i nodi irrisolti dell’arricchimento dell’uranio e delle scorte al 60% conservate nell’impianto sotterraneo di Ishafan, che Teheran si rifiuta di cedere.
Rubio agli ambasciatori: “Evitare dichiarazioni inopportune”
In questa fase incerta gli Usa restano in stretto contatto con Israele: il segretario di Stato Marco Rubio volerà lunedì a Gerusalemme per fare il punto. Il quotidiano britannico Guardian ha pubblicato un cablogramma classificato inviato lo scorso 23 febbraio da Rubio agli ambasciatori in Medio Oriente, in cui si invitano i rappresentanti diplomatici ad “astenersi da dichiarazioni pubbliche, interviste o attività sui social media che potrebbero in qualsiasi modo infiammare il pubblico regionale, pregiudicare questioni politiche delicate o complicare le relazioni con gli Stati Uniti. La disciplina nei messaggi pubblici è essenziale, soprattutto in questo momento”, scrive. Anche se il documento non lo menziona per nome, la direttiva è stata ampiamente interpretata come un rimprovero all’ambasciatore in Israele Mike Huckabee: ospite del podcast dell’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson, Huckabee ha affermato di recente che Israele ha un “diritto biblico” su gran parte del territorio del Medio Oriente.
I dipendenti dell’ambasciata Usa autorizzati a lasciare Israele
Intanto il Dipartimento di Stato ha autorizzato il personale non essenziale dell’ambasciata a Gerusalemme a lasciare il Paese entro venerdì. “Il 27 febbraio 2026, il Dipartimento di Stato ha autorizzato la partenza del personale governativo statunitense non impegnato in situazioni di emergenza e dei familiari del personale governativo statunitense dalla Missione in Israele a causa di rischi per la sicurezza”, si legge in un post dell’ambasciata. Anche la Germania ha invitato i cittadini tedeschi a non andare in Israele. Si sono mosse pure Cina e Gran Bretagna. Pechino ha consigliato “ai cittadini cinesi attualmente presenti in Iran di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile“, ha affermato il ministero degli Esteri cinese citando un “significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna”. Alla luce dell’attuale “situazione di sicurezza” in Iran, il ministero degli Esteri cinese e le ambasciate e i consolati cinesi in Iran “ricordano ai cittadini cinesi di evitare per il momento di recarsi in Iran”. Anche il governo britannico ha ritirato in via “temporanea” tutto il suo staff diplomatico dall’Iran: in una nota si afferma che “la misura precauzionale temporanea è stata adottata a causa della situazione di sicurezza in corso”.
L’allarme della Farnesina
La Farnesina aveva rivolto l’invito agli italiani ad allontanarsi già nelle scorse settimane ed è tornata a ribadire l’avviso, estendendolo a tutta la regione, “a causa di possibili nuove attività militari”. Le presenze nell’ambasciata italiana a Teheran sono già state ridotte con l’allontanamento di tutto il “personale non indispensabile” che è stato fatto rientrare in Italia. Da allora è rimasta attiva la riduzione del personale e rimangono sconsigliati i viaggi a qualsiasi titolo: gli italiani presenti per turismo o la cui presenza non sia strettamente necessaria sono invitati a lasciare il Paese.
“Portaerei Usa in rotta verso Israele”
Intanto emerge che MizarVision, società cinese di analisi dell’intelligence commerciale, ha fotografato e diffuso sui social le immagini dei movimenti militari statunitensi degli ultimi due anni, compreso quello recente della più grande portaerei del mondo, la Uss Gerald R. Ford, che in questi giorni ha lasciato la base navale Nato di Souda, nell’isola greca di Creta, facendo rotta verso Israele. La società, nata cinque anni fa, negli ultimi mesi ha aumentato la frequenza e l’accuratezza dei suoi post includendo le immagini di varie risorse militari statunitensi in Israele, Arabia Saudita, Giordania, Grecia e Qatar. Gli stessi media cinesi, a fine gennaio, avevano pubblicato le immagini di MizarVision che segnalavano un aumento della presenza Usa nella base aerea qatarina di Al Udeid. Pechino è uno spettatore interessato sia per il legame che ha con Teheran – una quota rilevante del greggio iraniano è diretta verso la Cina a prezzi scontati – sia per studiare le mosse militari statunitensi.