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A sinistra qualcosa si muove: ci prova Antonella Bundu

Sabato 28 febbraio, al Teatro Cartiere Carrara di Firenze, l'ex candidata al Consiglio regionale toscano si mette in discussione, anzi a disposizione, della variegata costellazione di sinistra
A sinistra qualcosa si muove: ci prova Antonella Bundu
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“Il grande vuoto, la sinistra che non c’è…”, come cantano con ironia i Baustelle da palchi lontani dal conformismo sanremese, qualcuno tenta di riempirlo. In questi ultimi mesi il fatto politico più evidente nell’invocare il riempimento del vuoto è stata la mobilitazione per la Flotilla e per Gaza messa in piedi da un piccolo ma prezioso sindacato di base, l’Usb, e da un piccolo ma agguerrito partito, Potere al popolo.

Ecco sabato 28 febbraio, dalle 10,30 al Teatro Cartiere Carrara (l’ex Teatro Tenda) di Firenze, succede un’altra cosa. Antonella Bundu – silurata dal Consiglio regionale per colpa di una legge elettorale truffa che consente in Toscana a due liste con 20 mila voti in meno di accedere all’assemblea con tre eletti lasciandola fuori – si mette in discussione, direi a disposizione della variegata costellazione di sinistra. Si comincia con un’assemblea, in piena continuità con le tradizioni della sinistra.

Quello che mi auguro questa volta possa essere diverso è, però, l’esito. Antonella Bundu è seria, preparata, sempre in prima fila nelle lotte sociali e politiche della sinistra negli ultimi anni. La leadership non sarà mai un valore della sinistra, perché a differenza della destra da questa parte c’è diffidenza per la donna o l’uomo soli al comando. Ma una figura come quella di Bundu, in grado di ergersi a portavoce anche delle differenze, in grado di essere autorevole ed efficace, manca da tempo. Allora domani chi ancora guarda a sinistra con speranza potrebbe provare a stringersi a lei, di persona se dalle parti di Firenze, idealmente se nell’impossibilità di esserci, sperando ci possa essere una seconda occasione e che la tappa del Teatro Tenda sia solo la prima di un percorso che promette di essere interessante.

“Pensiamo che sia necessario cambiare radicalmente il modello di sviluppo che vediamo oggi – spiega Antonella Bundu -. Vengono contrapposti i diritti a una vita dignitosa con interessi a rafforzare l’economia di guerra. Per questo motivo ci sembra necessario chiamare a raccolta tutte le realtà che già stanno lavorando per cambiare il sistema attuale, rimettendo al centro i bisogni delle persone. Cercheremo di ricostruire la base per rafforzare e rimettere al centro una vera giustizia sociale”.

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