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Le mani della destra sulla Scuola della magistratura: vuole il giurista di Mantovano per scalzare Silvana Sciarra

Super cattolico e di destra, Mauro Paladini - tra i componenti del Comitato Sì riforma - ha definito “corpi di reato” i bimbi nati con la gestazione per altri
Le mani della destra sulla Scuola della magistratura: vuole il giurista di Mantovano per scalzare Silvana Sciarra
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In tempi di separazione delle carriere a Palazzo Chigi, nella speranza che vinca il , fa gola da tempo un presidente della Scuola superiore della magistratura ideologicamente schierato a destra. La Scuola, tre sedi a Scandicci, Roma e Napoli, un bilancio che s’aggira sugli otto milioni di euro, in futuro divisa in due sezioni per pm e giudici (sempre se il Sì dovesse prevalere sul No), dovrebbe diventare il formatore prioritario delle nuove generazioni di toghe obbedienti alla teoria del giudice “bocca della legge”, obbediente al potere insomma. I passi giusti però vanno fatti subito, quand’è alle viste il rinnovo biennale dell’attuale presidente.

L’uomo giusto c’è già. Super cattolico e di destra. Contro Silvana Sciarra, la giuslavorista allieva di Gino Giugni al vertice della Scuola dal marzo 2024, e prim’ancora presidente della Consulta, “colpevole” di essere stata indicata nel 2014 dal Pd. Il candidato perfetto, per giunta già vicepresidente, ce l’ha già piazzato il Guardasigilli Carlo Nordio, nella cinquina di nomi che gli spettava di indicare due anni fa per la Scuola. Si chiama Mauro Paladini ed è un professore super cattolico, nato a Lecce come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e che nel suo curriculum in bella mostra sul sito della Scuola, tra le note biografiche e di carriera, annota anche quella di essere “componente del centro studi Rosario Livatino“, cioè la creatura di Mantovano cui aderiscono tutte le toghe che poi fanno carriera al Csm. Come quel Domenico Airoma che, da procuratore di Avellino, ha conquistato il vertice di Napoli Nord.

Avere in mano il vertice della Scuola, in vista della formazione dei futuri pm e giudici se davvero vincesse il Sì e vivessero due carriere del tutto distinte, significa scegliere gli argomenti da trattare, i professori e i magistrati cui affidare i corsi, per formare “la testa” dei magistrati di domani. Mauro Paladini è la persona giusta. Ordinario di diritto privato a Milano, nel 2024 grazie a Nordio entra nel board della Scuola. Diventa vicepresidente e ora vorrebbe scalare la presidenza sfruttando, come vorrebbe il centrodestra, un avvicendamento tra i componenti del comitato direttivo. Si punta su di lui per battere Sciarra e spezzare la tradizione che, per ben tre volte, ha portato gli ex presidenti della Consulta a presiedere la Scuola. Prima di lei, senza alcuna polemica e per quattro anni, è toccato nell’ordine a Valerio Onida, Gaetano Silvestri e Giorgio Lattanzi.

A Paladini le polemiche non fanno paura, come quando, durante un corso a Castel Pulci, la storica sede della Scuola, ha definito i bambini nati con gestazione per altri “un corpo di reato”. Non nasconde affatto le sue idee, ne teme di essere considerato di parte, tant’è che il suo nome, in piena battaglia tra il Sì e il No, figura tra i componenti del Comitato Sì riforma, quello di Nicolò Zanon e Alessandro Sallusti, ispirato anch’esso da Mantovano, e che nei dibattiti teorizza il futuro pm in chiave del tutto accusatoria. Un avvocato dell’accusa, alla faccia del garantismo, destinato a finire presto sotto l’esecutivo.

In queste ore la battaglia del centrodestra per portare Paladini al vertice della Scuola è incappata, del tutto casualmente, in un cambio di guardia tra i componenti del Comitato direttivo. Dopo un ricorso vinto al Tar e confermato dal Consiglio di Stato che ha imposto al Csm di rivedere le nomine, ha conquistato un posto di componente del Comitato direttivo l’attuale procuratore di Viterbo Mario Palazzi, da sempre toga di Area. Che l’ha spuntata sul milanese Roberto Peroni Ranchet, ex della Corte d’Appello di Milano. Quest’ultimo dovrà essere rimesso in ruolo, mentre Palazzi, restando procuratore, potrà lavorare anche per la Scuola, con una riduzione di impegno a Viterbo, un “esonero parziale” concordato con lo stesso Csm. Ma sui dodici componenti del Comitato direttivo proprio il voto di Palazzi può fare la differenza tra una Scuola a guida Sciarra e una a guida Paladini, pronta a orientare formazione e corsi in chiave carriere separate, delineando una figura di magistrato che non interpreta le leggi, ma dev’essere solo “la bocca della legge”.

Tant’è che subito il centrodestra, capofila il senatore forzista Maurizio Gasparri, nonché la destra dello stesso Csm, si è scatenata contro Palazzi, ipotizzando un suo del tutto presunto obbligo di rinunciare alla procura di Viterbo se vuole far parte del Comitato direttivo della Scuola. Per rinnovare o bocciare Sciarra si voterà entro il 13 marzo e nel centrodestra di governo e delle toghe la partita è vissuta come un segnale premonitore rispetto all’esito del referendum.

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