Sanremo 2026 | Nella fuffa della seconda serata, un unico guizzo: Achille Lauro. Nel club dei “rivalutati” entra J-Ax
di Laura Ruzzante
C’eravamo lasciati alle 01:30 della prima sera, con le occhiaie che toccavano il pavimento e la sensazione di aver assistito a un interrogatorio di terzo grado senza l’assistenza di un avvocato. Stasera, il “metodo Conti” ha tentato la carta del dimagrimento: solo 15 Big e 4 Giovani. Risultato? Una quantità di fuffa tale che si potrebbe coibentare l’intero edificio della Rai di Viale Mazzini. Il ritmo è quello di una processione di provincia sotto il sole di agosto, interrotta solo da gag di Pilar Fogliati e Lillo talmente tirate via da far sembrare i cinepanettoni di Neri Parenti dei capolavori del neorealismo francese.
Ma noi, per dovere di cronaca e per un briciolo di masochismo residuo, siamo rimasti a guardare. E tra un’abbronzatura di Conti e una battuta telefonata, qualcosa è successo.
L’unico Guizzo nella Palude
Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: il momento più alto, l’unico non inutile in questa fiera del nulla, è stato Achille Lauro. Con una versione di Perdutamente da brividi, dedicata ai ragazzi vittime dell’incendio a Crans-Montana, ha ricordato a tutti che la musica può ancora servire a qualcosa che non sia vendere suonerie o riempire i vuoti tra uno spot e l’altro. Un’oasi di umanità in un deserto di paillettes.
Il Club dei “Rivalutati” (La Classe non è Acqua)
Al secondo ascolto, il quadro cambia. J-Ax esce dal cono d’ombra e si riprende la scena con la grinta del veterano che non ha più nulla da dimostrare. Dargen D’Amico, poi, è stiloso a dir poco: muove i fili del pop con una consapevolezza che molti colleghi sognano la notte. Anche Ditonellapiaga risale le gerarchie: la canzone cresce e lei ci sta dentro con una personalità che, finalmente, buca lo schermo.
Le Certezze (E lo scazzo creativo)
Confermiamo con convinzione Fedez e Masini: stasera erano più rilassati, meno contratti, semplicemente favolosi. Un incastro perfetto tra due mondi che, sulla carta, dovevano farsi la guerra e invece hanno firmato un armistizio di altissimo livello. E poi c’è lei, Elettra Lamborghini. La simpatia è a mille, soprattutto quando sfoga lo scazzo contro chi organizza festini assordanti di notte: una polemica condivisibile che ce la rende ancora più umana. Non si prende sul serio e per questo vince a mani basse.
Il Reparto “Anche No” (Le fotocopie del nulla)
Veniamo alle note dolenti, quelle che farebbero perdere la pazienza anche a un monaco tibetano. Patty Pravo mantiene una classe immensa, ma la canzone è un “meh” che non finisce più: un testo debole che non rende giustizia al mito. Su LDA e AKA7even stendiamo un velo pietoso: è la brutta copia di Musica (e il resto scompare), solo che sono passati sei anni e l’effetto sorpresa è diventato effetto “esasperazione”.
Enrico Nigiotti è un mistero buffo: è un chitarrista straordinario, ma continua a portare brani fotocopia che sembrano usciti da un generatore automatico di ballate. Chiello e Fulminacci? Non pervenuti, non dicono nulla, passano come treni locali in una stazione di campagna. E poi c’è Nayt: qualcuno gli spieghi che la lingua italiana prevede l’uso delle consonanti finali. Perché non pronuncia le parole per intero? È un codice cifrato o solo pigrizia articolatoria?
Senza Infamia e Senza Lode
Nel limbo del “si lascia sentire” galleggiano Tommaso Paradiso (una sorta di versione 2026 di Incoscienti Giovani, rassicurante come una copertina di Linus), Levante e le Bambole di Pezza. Un punto in più, però, va a Ermal Meta: la sua dedica “I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio” è un raggio di luce etica in una serata che, per il resto, è stata solo un lunghissimo esercizio di stile.
I 5 più votati (si vede che il pubblico da casa ha iniziato a votare) sono: Ermal Meta, Fedez e Masini, LDA e AKA7even, Nayt, Tommaso Paradiso.