Almasri, chiuse le indagini per la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. Il ministro: “Tempistica sospetta”
“Mi è stato appena notificato, per il tramite del mio legale, l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della Procura di Roma. Sono assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”. Con queste dichiarazioni Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, ha confermato la chiusura dell’inchiesta relativa al caso Almasri che la vede indagata per il reato di false informazioni al pubblico ministero. L’atto le è stato notificato dai magistrati della Procura di Roma nell’ambito di un procedimento coordinato dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dalle sostitute Giulia Guccione e Barbara Trotta. L’iscrizione nel registro degli indagati era avvenuta lo scorso agosto, dopo che il Tribunale dei ministri aveva trasmesso gli atti ravvisando presunte contraddizioni nelle versioni fornite dal magistrato fuori ruolo in merito alla gestione del dossier sul generale libico, la cui mancata convalida dell’arresto, che ha poi portato alla scarcerazione e al noto rimpatrio con volo di Stato, era stata legata all’assenza di documenti ministeriali.
Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso immediatamente la propria vicinanza alla collaboratrice, confermando “la massima e incondizionata fiducia sul suo operato”. Dichiarandosi al contempo “perplesso” per la scelta della tempistica. Sulla scia del Guardasigilli, altri esponenti del centrodestra hanno subito rilanciato il sospetto della giustizia a orologeria per influenzare il dibattito pubblico. Il deputato di Forza Italia Enrico Costa ha commentato la notizia parlando di un “tempismo perfetto” che segna il passaggio “dalle Procure nella campagna referendaria”. Critiche analoghe sono giunte dalla Lega con il senatore Gianluca Cantalamessa, per il quale la notifica a poche settimane dal referendum sulla giustizia sia una coincidenza che merita una riflessione, richiamando la massima andreottiana secondo cui “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Anche Maurizio Gasparri ha espresso solidarietà a Bartolozzi, interrogandosi apertamente su chi stia realmente politicizzando la consultazione referendaria con un simile cronoprogramma giudiziario.
Le reazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere, stigmatizzando le parole della maggioranza come un attacco frontale all’indipendenza della magistratura. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia hanno definito i commenti di Nordio come “inaccettabili insinuazioni” volte a delegittimare chi esercita il controllo di legalità, sostenendo che l’obiettivo della riforma sia proprio quello di “legare le mani al potere giudiziario”. Per i pentastellati, gli “attacchi scomposti” del governo dimostrano che la vera posta in gioco del prossimo referendum è l’autonomia dei giudici rispetto al potere politico. Sulla stessa linea il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi, che ha bollato le dichiarazioni di Nordio come l’ennesimo “tentativo di ingerenza”, accusando il governo di voler adombrare la malafede dei magistrati ogni volta che adottano provvedimenti sgraditi alla politica. Gianassi ha infine concluso ribadendo che i giudici devono restare liberi da condizionamenti, confermando per queste ragioni l’orientamento di voto contrario della sua forza politica.