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Stupro, la relazione approvata in Ue: “Serve definizione comune tra gli Stati basata sul consenso”

Intanto in Italia le opposizioni chiedono in commissione che non si vada avanti con la legge Bongiorno e sabato 28 ci sarà una grossa mobilitazione a Roma. Anche la Fondazione Cecchettin esprime "grande preoccupazione"
Stupro, la relazione approvata in Ue: “Serve definizione comune tra gli Stati basata sul consenso”
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Mentre l’Italia si è impantanata nelle polemiche sul ddl Bongiorno e il rifiuto della maggioranza di inserire il concetto di “consenso” nel reato di violenza sessuale, il Parlamento europeo va in direzione esattamente contraria. La commissione Libertà civili dell’Eurocamera ha infatti approvato una relazione che esorta la commissione Ue a presentare una proposta legislativa che stabilisca una definizione di stupro comune tra gli Stati basata, appunto, sull’assenza di consenso. Il testo ha ottenuto 75 voti a favore, 27 contrari e 3 astensioni. A favore anche il Ppe (di cui fa parte Forza Italia). Mentre tra gli italiani ha parlato l’eurodeputata M5s Carolina Morace: “Bongiorno prenda appunti”, ha dichiarato. Ora il testo dovrà affrontare il voto della sessione plenaria del 25 e 26 marzo prossimi a Bruxelles. Intanto, in Italia, le opposizioni e la società civile chiedono che non si vada avanti con il testo riformulato dalla senatrice leghista e saranno in piazza il 28 febbraio.

“L’assenza di consenso deve essere al centro”

La relazione si basa “sulla posizione del Parlamento secondo cui l’assenza di consenso deve essere l’elemento centrale nei procedimenti giudiziari per stupro” ed esorta gli Stati Ue che “ancora si basano su definizioni fondate sulla forza o sulla violenza ad allineare le loro leggi agli standard internazionali, compresa la convenzione di Istanbul ratificata dall’Ue nel 2023″. Gli eurodeputati affermano inoltre che la “violenza sessuale è spesso aggravata da altre forme di discriminazione” e per questo sottolineano l’importanza di “garantire un’assistenza medica completa, compresi i servizi di salute sessuale come l’aborto e il sostegno psicologico”. Ancora, la relazione evidenzia l’importanza “di centri di crisi attivi 24 ore su 24, servizi specializzati gratuiti e corsi di formazione per forze dell’ordine e giudici”. Gli eurodeputati chiedono infine che nel 2026 “vengano elaborate linee guida dell’Ue sull’educazione sessuale, al pari di campagne di sensibilizzazione per combattere la propaganda misogina online e i contenuti anti-gender”.

A favore il Ppe. Morace (M5s): “Bongiorno prenda appunti”

A Bruxelles, a schierarsi a favore è stato anche il Ppe, il gruppo più grande le Parlamento Ue e di cui fa parte anche Forza Italia. “Come Ppe, siamo fermamente dalla parte delle donne e del loro diritto all’autodeterminazione sessuale”, ha dichiarato l’eurodeputata Verena Mertens. “L’assenza di resistenza non può mai essere interpretata come consenso”. Per Mertens, “dal punto di vista dell’applicazione della legge e dello Stato di diritto, abbiamo bisogno di una definizione di stupro giuridicamente solida, pratica e comparabile a livello europeo, basata sul consenso liberamente prestato e revocabile, in modo che i reati siano perseguiti efficacemente e i responsabili siano chiamati a risponderne”. Mertens sottolinea che l’esperienza di diversi Stati membri dimostra che la legislazione basata sul consenso funziona: rafforza l’autonomia delle vittime, aumenta le denunce e rafforza la tutela giuridica della dignità e della libertà delle donne. Oggi, ricorda il Ppe, le definizioni nazionali di stupro differiscono ancora molto all’interno dell’Ue e in molti Paesi viene richiesta tuttora la prova della violenza o della minaccia. Questo, osserva, crea incertezza giuridica e una protezione diseguale per le vittime.

Tra gli italiani è intervenuta l’eurodeputata M5s Carolina Morace: “La senatrice Giulia Bongiorno prenda appunti dai legislatori europei”, ha detto in una nota l’esponente 5 stelle, “visto che il suo disegno di legge sulla violenza sessuale non introduce il principio del consenso esplicito, ma elementi che spostano il focus sulla vittima anziché sull’aggressore. E’ stupro se non c’è consenso. Questa banale ma importantissima definizione deve entrare nel nostro ordinamento penale per combattere nel modo più efficace la violenza sulle donne”.

In Italia le opposizioni contro il ddl Bongiorno

Intanto in Italia, si è passati dal sostegno bipartisan alla ddl Stupri (con la benedizione di Giorgia Meloni), allo scontro tra maggioranza e opposizione perché non si vada avanti con la legge depurata della sua parte fondante, ovvero il concetto di consenso. Nelle ultime ore, anche Italia Viva e Avs hanno presentato parere contrario al fatto che la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama dia parere favorevole al ddl. Ieri 24 febbraio, si erano espressi nello stesso senso anche Pd e M5s.

Dopo la manifestazione di piazza del 15 febbraio scorso, in concomitanza con l’anniversario della legge che ha reso la violenza sessuale reato contro la persona e non contro la morale, opposizioni e associazioni torneranno a protestare sabato 28. Al coro dei contrari intanto, si è unita anche la Fondazione Gino Cecchettin che ha espressio “grande preoccupazione”: “Una normativa efficace”, hanno scritto in una nota, “dovrebbe proteggere in modo chiaro chi subisce violenza, non introdurre elementi che rischiano di rendere più incerto il riconoscimento di un atto non voluto. Il rispetto, il dialogo e la possibilità di autodeterminarsi sono alla base di ogni relazione e costituiscono il cuore del concetto di consenso: questi principi non emergono con sufficiente chiarezza nel testo attualmente in discussione”. La Fondazione si è anche appellata al governo “affinché intervenga con determinazione nella riformulazione del testo, garantendo che la tutela della volontà della persona rimanga al centro dell’intervento legislativo”. Perché “una formulazione poco chiara rischia di creare zone grigie e lasciare eccessiva discrezionalità interpretativa, esponendo le vittime a ulteriori sofferenze: la legge deve invece affermare senza incertezze che nessun atto sessuale non voluto è accettabile”.

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