Il mondo FQ

Perché quanto accaduto a Rogoredo rappresenta una narrazione da nascondere in vista del referendum

Non è in gioco la sorte di un pugno di “toghe rosse”, ma della Costituzione antifascista, antirazzista, solidale e inclusiva
Perché quanto accaduto a Rogoredo rappresenta una narrazione da nascondere in vista del referendum
Icona dei commenti Commenti

Volete scommettere che i fatti drammatici e vergognosi di Rogoredo non avranno un centesimo dello spazio dedicato dal Polo Raiset a Garlasco o alla casa nel bosco?

I primi dati dall’osservatorio promosso dai costituzionalisti per il No rivelano la sproporzione tra le rappresentazioni mediatiche delle posizioni del Sì e del No. Quei dati rappresentano solo una parte della realtà, perché la campagna per il Sì si svolge fuori dagli spazi previsti dalle norme, perché non conteggia la propaganda che, in modo surrettizio, segna tutti i programmi di cronaca sociale dedicati a Garlasco o alla casa nel bosco, dove il giudice cattivo “nemico del popolo” è il vero bersaglio da indicare al pubblico disprezzo.

Quanto è accaduto a Rogoredo rappresenta invece una narrazione da negare e da nascondere. Come lo racconti il poliziotto eroe che invece taglieggiava, minacciava, disonorava la divisa? Cosa resta delle parole irresponsabili del ministro che lo aveva già assolto invocando il disprezzo verso ”il barbaro straniero?” E che dire degli imprenditori della paura che già urlavano, gridavano, promuovevano la caccia agli untori? Se non ci fossero stati inquirenti liberi e indipendenti, cosa sarebbe accaduto? Come spiegare che i medesimi invocavano e invocano lo scudo penale per gli eventuali reati commessi dalle forze di polizia?

Allora diventa più comprensibile perché il presidente del Senato, quello con il busto del duce in casa, cerchi di buttare la palla in tribuna e, nelle stesse ore, faccia un comico video per chiedere alla Rai di risarcire il suo amico Andrea Pucci e di invitarlo comunque a Sanremo. Dietro tanta arroganza e insipienza si nasconde il terrore per un No che continua a crescere, nonostante imbrogli, censure, oscuramenti.

Gli ultimi 15 giorni segneranno il punto più basso della loro campagna referendaria: bisognerà rispondere colpo su colpo, perché non è in gioco la sorte di un pugno di “toghe rosse”, ma della Costituzione antifascista, antirazzista, solidale e inclusiva. Quella che vollero, a larghissima maggioranza, madri e padri costituenti.

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
Ogni martedì, fino al referendum, la newsletter del Fatto racconta le ragioni del NO.
Iscriviti alla newsletter
Preferirei di NO

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione