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Tucker Carlson, l’incendiario che spacca il mondo Maga: l’odio per Israele nell’intervista scandalo all’ambasciatore Usa

Il colloquio con Huckabee all’aeroporto di Tel Aviv mette in imbarazzo l’amministrazione Trump: tra teorie del complotto e scivoloni diplomatici, il giornalista gioca a sottolineare le fratture interne ai conservatori
Tucker Carlson, l’incendiario che spacca il mondo Maga: l’odio per Israele nell’intervista scandalo all’ambasciatore Usa
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Non è uscito dall’aeroporto. Tucker Carlson ha registrato l’intervista con l’ambasciatore Usa in Israele all’interno del Ben Gurion di Tel Aviv. “Uomini che si sono identificati come addetti alla sicurezza hanno preso i nostri passaporti, hanno trascinato il nostro produttore esecutivo in una stanza e hanno preteso di sapere di cosa avessimo parlato con l’ambasciatore Huckabee”, ha poi spiegato il giornalista. L’ambasciata Usa nega che l’interrogatorio ci sia mai stato, ma è noto che le perquisizioni e i controlli di sicurezza negli aeroporti israeliani, in particolare proprio al Ben Gurion, siano tra i più rigorosi al mondo. La sosta allo scalo di Tel Aviv è comunque durata un paio d’ore. Carlson è arrivato, ha registrato, è ripartito. Riuscendo comunque, nel giro di poche ore, a far esplodere l’ennesimo incendio nella sua carriera di incendiario. Un incendio che, come molte altre volte in passato, ha un preciso obiettivo: spaccare, prima, e riorientare, dopo, gli animi all’interno del mondo MAGA.

Carlson e Huckabee, conservatori agli antipodi

Carlson e Huckabee si conoscono da quando lavoravano a Fox. Ci erano arrivati per strade molto diverse. Carlson viene dal giornalismo o presunto tale. Voleva fare l’agente Cia, fu rifiutato per aver usato cocaina e il padre gli disse: “Perché non provi col giornalismo? Prendono chiunque”. Huckabee è un ex tele-pastore, già governatore dell’Arkansas, già candidato repubblicano alla presidenza, mandato da Donald Trump a presidiare l’ambasciata Usa di Gerusalemme. I due, ferocemente conservatori, hanno assunto posizioni diverse riguardo a Israele. Huckabee è un “cristiano sionista”, appartiene a quei settori di mondo evangelico e protestante che sostengono Israele e il ritorno del popolo ebraico in Terra Santa come adempimento della profezia biblica. Carlson è critico durissimo della politica israeliana, più volte tacciato di antisemitismo. Recentemente ha parlato di “persecuzione dei cristiani” in Israele e intervistato l’arcivescovo anglicano di Gerusalemme Hosam Naoum e un uomo d’affari giordano e cristiano, in cui è emerso che la popolazione cristiana a Betlemme è calata da 100mila alle attuali 30 mila persone e che anche a Gerusalemme i religiosi sono oggetto di minacce e maltrattamenti. Un punto sul quale erano intervenuti anche i leader cristiani in Terra Santa, così come i funzionari del governo palestinese, dopo il discorso di Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che avevano condannato attribuendo all’occupazione israeliana – e non all’Anp – la causa del calo del numero di cristiani nella zona. “Il motivo per cui i cristiani e molti altri stanno lasciando Betlemme è l’occupazione israeliana e le sue politiche di chiusure, permessi, diritti di residenza esclusivi, e non le politiche dell’Autorità Nazionale Palestinese”, avevano scritto nella nota congiunta firmata il 27 settembre gli esponenti del tank ecumenico “A Jerusalem Voice for Justice“, smentendo quanto dichiarato dal premier israeliano all’Onu. I leader cristiani avevano poi sottolineato che proprio a Betlemme turismo e pellegrinaggi erano stati pressoché azzerati dalla guerra a Gaza, e che in centinaia avevano deciso di lasciare la città a causa “dell’occupazione israeliana e della violenza militare”. Anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha più volte denunciato il crescente clima di minacce, intimidazioni e violenze contro la comunità cristiana in Israele. Maltrattamenti che i cristiani Usa, aveva aggiunto Carlson nel corso dell’intervista, finanziano indirettamente attraverso gli aiuti a Gerusalemme. È proprio a quest’ultima sparata che Huckabee ha risposto su X: “Ehi @TuckerCarlson, invece di parlare DI me, perché non vieni a parlare CON me?”. Carlson ha accettato l’invito ed è partito.

Per parte sua, Huckabee ha dichiarato che, in numeri assoluti, la popolazione cristiana in Israele è cresciuta da 34 mila persone nel 1949 a circa 185 mila oggi. Si tratta di una delle poche comunità cristiane in crescita in Medio Oriente. È invece calata la percentuale dei cristiani sul totale della popolazione di Israele. Erano il 10% dopo l’Indipendenza, sono oggi meno del 2%. Dichiarazioni che comunque hanno trascinato Huckabee in una polemica di cui l’amministrazione Trump avrebbe fatto volentieri a meno. Il giornalista ha citato il Libro della Genesi e osservato che la promessa di Dio ad Abramo oggi abbraccerebbe un territorio che va “dal Nilo all’Eufrate”, quindi essenzialmente Israele, Giordania, Siria, Libano e vaste aree dell’Arabia Saudita e dell’Iraq. “Israele ha diritto a questa terra?” ha chiesto Carlson. “Sarebbe bello se la prendessero tutta” ha risposto Huckabee. Tempo pochi minuti e arrivava la rettifica. Israele ha diritto alla sicurezza nella terra che “legittimamente detiene”, ha spiegato Huckabee. Il danno era comunque fatto. Ed era enorme. Il Ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita, uno dei Paesi su cui l’amministrazione punta di più in termini di politica e affari, definiva le frasi di Huckabee “retorica estremista” e chiedeva chiarimenti al Dipartimento di Stato Usa.

Carlson, il piromane che spacca il mondo MAGA

Ancora una volta Carlson interpreta quindi il ruolo dell’arsonist, del piromane della politica americana. La sua carriera, dalle liberal PBS e MSNBC alla conservatrice FOX, è costellata di oltraggi razzisti, antisemiti, omofobi. Carlson ha parlato di “Grande Sostituzione”, presunto complotto per rimpiazzare la popolazione bianca americana con orde di immigrati di colore. Ha accusato i migranti di aver reso il fiume Potomac “sempre più sporco”. Citando Hazleton, cittadina della Pennsylvania dove gli ispanici sono diventati la maggioranza, ha spiegato che si tratta di “un cambiamento più grande di quanto gli esseri umani siano in grado di digerire”. Ha parlato di “culto islamico” e “problema islamico”, sostenendo che non valesse la pena di invadere l’Iraq, un Paese di “scimmie primitive semi-analfabete” e di “musulmani lunatici che si comportano come animali”. Ha preso di mira il governo del Sudafrica, che si scaglierebbe contro gli agricoltori bianchi solo perché “hanno il colore di pelle sbagliata”. Ha ospitato nel suo show un uomo che dice di aver fatto sesso con Barack Obama. Ha chiamato le donne “maiali” e gli omosessuali “froci”. Non si è vaccinato ai tempi del Covid e ha sostenuto, senza prove, che “30 americani muoiono ogni giorno dopo aver fatto il vaccino”. Ha scritto, in una mail al suo produttore diventata pubblica, di aver visto supporters di Trump pestare un “ragazzo Antifa” e di essersi ritrovato “all’improvviso a tifare per la folla contro quell’uomo, sperando che lo colpissero più duramente, che lo uccidessero. Volevo che facessero del male al ragazzo. Ne sentivo il sapore”.

Si potrebbe andare avanti all’infinito. Le cronache americane degli ultimi vent’anni sono piene delle controversie scatenate da Carlson, che ha innestato i temi della politica più reazionaria su una retorica urlata, in cui lui – inquadrato spesso in primissimo piano – recita il ruolo del bravo americano ribelle e ingenuo e idealista e difensore della libertà di pensiero e del buon senso offeso dai politici corrotti. Non gli è sempre andata bene. Il licenziamento da FOX è arrivato dopo che Carlson, nel suo seguitissimo show serale, ha più volte sostenuto che le macchine di Dominion Voting Systems, utilizzate per il voto presidenziale del 2020, erano state truccate. La causa per diffamazione da 1,6 miliardi di dollari intentata da Dominion contro FOX consigliò alla TV di disfarsi di uno dei suoi anchor di punta. In quell’occasione, Carlson riuscì a dare prova di singolare doppiezza. Vennero fuori delle mail del 2021 in cui affermava di non credere all’accusa di brogli elettorali, aggiungendo: “Siamo molto, molto vicini a poter ignorare Trump. Non vedo l’ora… Lo odio con tutto il cuore”. In un’altra mail, scriveva che Trump “è una forza demoniaca, un distruttore. Ma non ci distruggerà. Ci penso ogni giorno da quattro anni”. Erano idee e sentimenti ben diversi dai peana celebratori che Carlson pronunciava in pubblico per il “suo presidente”.

Il caso dell’intervista a Huckabee è però diverso, più complesso, concepito per esibire una spaccatura all’interno del mondo MAGA. L’odio esplicito per Israele e l’antisemitismo sono da anni parte integrante della retorica di Carlson. Sono stati ospiti dei suoi programmi due negazionisti dell’Olocausto, il podcaster Darryl Cooper e il suprematista bianco Nick Fuentes. La sua vis cospiratoria è arrivata a sostenere che gli ufficiali della Difesa israeliana abbiano preso il controllo del Pentagono durante la guerra del giugno 2025 di Israele con l’Iran. Carlson pensa che Israele, con la complicità dei “neocon” – tutti ebrei o piegati agli interessi degli ebrei – sia responsabile per aver trascinato gli Stati Uniti in ogni conflitto mediorientale degli ultimi decenni, inclusa l’operazione Midnight Hammer di Trump contro gli impianti nucleari iraniani. Tra le sue ipotesi, c’è quella secondo cui Jeffrey Epstein avrebbe guidato un’operazione ricattatoria del Mossad per adescare e rovinare le élite americane con l’offerta di giovani adolescenti. A ben guardare, anche la scelta dell’aeroporto Ben Gurion per l’intervista a Huckabee non è casuale. Il Ben Gurion è il luogo dove si tengono molte delle dimostrazioni del BDS, il movimento per il boicottaggio e il disinvestimento da Israele. Quando quindi Carlson dice che il suo “grande progetto politico è cambiare la politica estera Usa”, implica sostanzialmente una cosa. Rompere l’alleanza di ferro tra Israele e Stati Uniti.

Carlson è dunque partito per il Ben Gurion non per discutere con Huckabee. Carlson è partito per reiterare la tesi di Israele Stato oppressore – i “passaporti confiscati”, gli “interrogatori”, tutte cose di cui non c’è traccia. Carlson è partito per mostrare quanto Israele sia nocivo per gli interessi americani – non è un caso che sia stato fatto trapelare ad arte, prima della messa in onda completa, il segmento in cui l’ambasciatore si dice disponibile a un insensato espansionismo di Israele. Difficile capire perché Huckabee abbia proposto l’intervista, come né lui né il suo staff abbiano presagito il disastro. È però facile capire un’altra cosa. L’intervista è stata gestita da Carlson per parlare a una parte consistente del mondo MAGA che nutre sentimenti antisemiti, rafforzati da un’operazione militare che ha fatto oltre 75 mila morti palestinesi. L’intervista prende di mira uno dei gruppi repubblicani più compatti nel sostegno a Israele: gli evangelici. L’intervista attacca buona parte del mondo repubblicano, accusato di piegarsi vigliaccamente a uno Stato che infiamma la regione ed è veleno per gli americani. L’intervista, insomma, è stata fatta per mettere in difficoltà Trump. La cosa potrebbe corrispondere a un piano preciso per porsi alla guida di settori di mondo conservatore. Ma potrebbe anche essere lo scoppio incontrollato dei suoi sentimenti di odio per Israele e disprezzo per Trump, l’uomo che lui nel privato lui “odia con tutto il cuore”. Il presidente, di solito implacabile con i critici, ha finora abbozzato. Non ha scomunicato Carlson ai tempi delle mail. Gli ha sempre parlato da alleato. A gennaio, per due venerdì consecutivi, lo ha invitato a pranzo alla Casa Bianca. Il presidente deve pensare che sia meglio non rompere, non alienarsi quella parte di destra antisemita con cui il tycoon flirta sin dalla campagna presidenziale 2016. Ciò non toglie che Tucker Carlson rappresenti un problema per lui e per i repubblicani. Uno dei tanti, verrebbe da dire, in vista delle elezioni di midterm.

Articolo aggiornato il 24 febbraio 2026 alle ore 9.10

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