“È un pazzo. Chiedeva soldi e droga a un pusher disabile, lo ha preso a martellate”: le accuse dei colleghi di Cinturrino
Lo descrivono come “violento” e “pazzo” e alcuni di loro confermato anche il quadro le richieste di pizzo, droga e pestaggi nei confronti dei pusher, circostanze che sono al centro degli approfondimenti dell’inchiesta della procura di Milano. Dagli interrogatori dei colleghi del poliziotto Carmelo Cinturrino, fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, emerge un quadro molto complesso. L’agente di origini messinesi – accusato di omicidio volontario – avrebbe anche preso a “schiaffi” e “martellate” anche uno “spacciatore sulla sedia a rotelle“: lo hanno dichiarato agli inquirenti due colleghi del Commissariato Mecenate che hanno fatto anche il nome del presunto pusher che stava in “carrozzina” e “ogni tanto su un materasso” a Rogoredo. “Con lui era diventato un accanimento – ha messo a verbale un poliziotto – Diverse volte Cinturrino lo ha indagato, ma spesso si sfogava con lui. Gli alzava le mani, è capitato anche che ha usato il martello“, ha detto sostenendo però di non ricordare “l’occasione specifica”. “Gli chiedeva soldi e droga” e “dato che mentiva se la prendeva con lui, martellate, schiaffi”. “Sì era uno spacciatore sulla sedia a rotelle”, ha risposto un altro agente alla domanda se nel bosco della droga di Rogoredo ci fosse mai “stato qualcuno con disabilità”. “Cinturrino gli urlava contro, lo minacciava di fargli del male”.
“È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola”, aggiunge in uno dei verbali l’agente che si trovava più vicino a Cinturrino durante lo sparo che ha ucciso il 28enne marocchino nel boschetto della periferia di Milano. Si tratta di uno dei poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. “Ci portiamo addosso un peso“, ha raccontato uno di loro interrogato cinque giorni fa. I due poliziotti arrivati sulla scena in un secondo momento – anche dopo che il collega 28enne sarebbe andato, su ordine di Cinturrino, a recuperare la borsa in commissariato con dentro la pistola finta per la messinscena – hanno confermato di aver capito subito, “insospettiti“, che “la pistola l’aveva messa lui” vicino al corpo di Mansouri. Cinturrino interrogato dal gip ha ammesso le sue responsabilità per lo sparo e la finta pistola ma nega di aver chiesto il pizzo agli spacciatori.
Tra i colleghi anche noto come “Paladino o Fenomeno” e pure molto chiacchierato, era arrivato nel boschetto mentre gli altri erano impegnati in un arresto. “Non so chi l’ha chiamato“, ha spiegato l’agente. Più volte, però, aveva detto che “voleva prendere” Mansouri, detto Zack, e sapeva, si legge ancora, “l’orario” in cui di solito compariva nel bosco di Rogoredo. “Alle 17, 17.30 (come quel pomeriggio del 26 gennaio, ndr), ogni tanto si coordinava con l’ispettore e si cercava di prendere Zack”. Dopo aver fatto fuoco avrebbe detto, come riferito da un agente, che era “successo un casino” e che “aveva sparato in testa a Zack“. E ha detto di aver chiamato i soccorsi, ma come hanno verificato le indagini non era vero. Nell’interrogatorio anche il passaggio su un telefono che era stato sequestrato dal commissariato Mecenate a Mansouri nei mesi scorsi, un episodio su cui i legali dei familiari della vittima, gli avvocati Piazza e Romagnoli, stanno facendo indagini difensive. “Il telefono – si legge – era praticamente nuovo e la Procura ha chiesto di fare comparazioni con una fattura che è stata presentata e poi è stato dissequestrato“.
“Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici”, racconta un altro degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso che ha confermato a verbale, interrogato il 19 febbraio, le “richieste di soldi e droga” da parte dell’assistente capo Carmelo Cinturrino. L’agente lo hadescritto come violento e “poco raccomandabile“. I quattro poliziotti indagati sono stati interrogati la scorsa settimana dal pm Giovanni Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile della Polizia. E in più passaggi dei verbali alcuni hanno confermato le richieste di pizzo e droga. “Che lei sappia ha mai visto che Cinturrino non ha fatto un verbale di sequestro di sostanza?”, ha chiesto il pm. E un agente: “Lo presumo. Se mi dicono che ha preso della sostanza e poi non vedo un verbale di sequestro mi viene il dubbio (…) se ne parlava che non era tutto pulito e lineare (…) noi eravamo al bosco e spesso non riuscivamo a trovare nulla, mentre lui aveva sempre qualcosa. Quindi ci sono venuti dei dubbi e cercavamo di stare distaccati“. Un altro collega gli ha raccontato che non voleva “uscire da solo con lui, non gli piaceva il fatto che la sostanza apparisse dal nulla (…) i dubbi diventavano sempre più forti”. Sempre il poliziotto interrogato ha messo a verbale, ad esempio, che un frequentatore del bosco gli avrebbe detto “lasciandomi basito ‘se io do tutto di solito mi lasciano stare’, intendendo la busta con tutto, monete, soldi, sostanza”. Sempre nei verbali – uno è di un ispettore del Commissariato Mecenate, che è tra gli indagati – si legge: “Mi hanno detto che con ‘Luca’, soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava“. E poi ancora “urla, schiaffi, qualche colpo con un pezzo di legno (…) lo faceva per farsi dire dove era la sostanza“.