La ferocia con cui è stata uccisa Renée Good mi ha profondamente colpito. Le ho dedicato un’ode
Il sibilo delle pallottole rispose a quello dei fischietti. L’uccisione di Renee Nicole Good da parte degli agenti di una polizia federale —la Immigration and Customs Enforcement, ICE— non è solo una tragica ingiustizia. La sua morte è il risultato diretto di politiche pericolose, disumane e, in definitiva, antiamericane; e contrarie ai principi di convivenza pacifica della umanità intera.
Al grido di “ICE Out For Good” oltre mille manifestazioni di protesta si sono diffuse dal Minnesota in tutto il paese. A Minneapolis e in altre grandi città, decine di migliaia di partecipanti hanno espresso il proprio disgusto, rabbia, paura. Hashtag come #JusticeForRenee e #ICEOutForGood hanno promosso una raccolta fondi per la famiglia Good da oltre un milione e mezzo di dollari in pochi giorni.
La successiva uccisione di Alex Pretti ha ulteriormente scosso gli Stati Uniti. Secondo il governatore Walz, la “chiusura della scena del crimine, la rimozione delle prove, la violazione di un ordine del tribunale e il non consentirvi a nessuno l’accesso” da parte dei funzionari federali hanno rappresentato “un punto di svolta in America”. Gli americani dovrebbero sentirsi al sicuro nella propria comunità, ma non lo sono. Meriterebbero onestà e responsabilità da parte di chi eleggono alle più alte cariche, ma costoro non le stanno affatto dimostrando.
Gli omicidi di Renée Good ed Alex Pretti non feriscono solo la coscienza americana. Il loro impatto è globale. Questi eventi hanno catalizzato l’indignazione internazionale, ispirato dibattiti politici e sollecitato profonde riflessioni sul concetto di legalità. Il sacrificio di Good e Pretti potrebbe risvegliare i movimenti sociali in ogni paese dove alligna una involuzione autoritaria. Due persone inermi e indifese come Renée e Alex potrebbero diventare il simbolo della lotta pacifica per i diritti umani, la responsabilità dello Stato e la coscienza collettiva.
La ferocia con cui è stata uccisa Renée Good mi ha profondamente colpito. John Wesley Harding era un amico dei poveri, ma viaggiava con una pistola in ogni mano. Renée era totalmente disarmata e disarmante. La moglie di Renée Macklin Good, Becca Good, racconta come la poetessa 37enne e madre di tre figli fosse una persona assolutamente solare. “Ha letteralmente brillato. Lo giuro: dai suoi pori emanava raggi di sole”. Renée non viaggiava con le pistole in mano; viaggiava con le poesie in mano, come racconta il brano che abbiamo scritto per ricordarne la memoria.
Ode to Renée è una ballata elementare ispirata ai poeti romantici; il nulla artistico rispetto al formidabile brano scritto e interpretato da Brice Springsteen sui fatti del Minnesota. Né rispetto a quanto scrisse Bob Dylan sulla sublimazione di John Wesley Hardin —bandito e abile pistolero che, dopo la reclusione si riciclò come avvocato. Se fosse vivo, non esiterebbe a difendere la verità sull’accaduto in Minnesota.
Non so se Renée diventerà un simbolo di lotta per una società più giusta, come le Daughters of Liberty alla fine del XVIII secolo; Louise Michel, Emmeline Pankhurst e Harriet Tubman nel XIX secolo; la Lega internazionale delle donne per la pace e per la libertà (WILPF) e le Daughters of Freedom all’inizio del XX secolo. Ho fiducia che il suo nome non verrà del tutto dimenticato da chi difende pacificamente i valori della libertà, della fraternità e dell’uguaglianza. E condanna ogni violenza.