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L’Egitto rastrella ed espelle richiedenti asilo e rifugiati: le conseguenze per le famiglie sono devastanti

Un destino migliore per queste persone ci sarebbe: l’Ue potrebbe ampliare le opportunità di reinsediamento e creare percorsi regolari. Ma l’Egitto è stato appena dichiarato “paese sicuro”…
L’Egitto rastrella ed espelle richiedenti asilo e rifugiati: le conseguenze per le famiglie sono devastanti
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Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International, dalla fine di dicembre 2025 agenti di polizia in borghese egiziani hanno effettuato rastrellamenti arbitrari di cittadini siriani, sudanesi, sud-sudanesi e di altri stati dell’Africa subsahariana, fermandoli per controlli d’identità nelle strade o nei luoghi di lavoro in diverse città. Le persone trovate prive di un permesso di soggiorno valido sono state portate via su furgoni senza contrassegni, anche quando erano state in grado di esibire la tessera dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr).

L’organizzazione per i diritti umani ha documentato dettagliatamente l’arresto arbitrario da parte delle forze di sicurezza egiziane di 22 persone rifugiate e richiedenti asilo, tra cui un minorenne e due donne, prelevate dalle loro abitazioni, fermate in strada o ai posti di controllo tra la fine di dicembre del 2025 e il 5 febbraio 2026 nelle province del Cairo, Giza, al-Qalyubia e Alessandria. Le persone arrestate e poste in detenute provenivano da Sudan, Siria e Sud Sudan; 15 di loro erano registrate presso l’Unhcr.

Di questo gruppo, le forze di sicurezza hanno espulso un richiedente asilo siriano registrato presso l’Unhcr. Le altre 21 persone restano a rischio di espulsione, poiché le autorità hanno già avviato le procedure nonostante il pubblico ministero avesse disposto la scarcerazione di 19 di loro, mentre tre avevano appuntamenti già fissati per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Non sono disponibili statistiche ufficiali sulle espulsioni di cittadini siriani, ma intorno alla metà di gennaio organizzazioni non governative egiziane hanno lanciato l’allarme sull’aumento delle espulsioni illegali verso la Siria. Il 17 gennaio l’ambasciata siriana al Cairo ha dichiarato di aver ricevuto informazioni dalle autorità egiziane circa “campagne periodiche di verifica dei permessi di soggiorno”, invitando i cittadini siriani a portare sempre con sé un permesso valido.

Il 31 gennaio, in una conferenza stampa, l’ambasciatore sudanese al Cairo ha affermato che 207 cittadini sudanesi erano rientrati dall’Egitto nel dicembre del 2025 e altri 371 nel gennaio del 2026, senza chiarire se si trattasse di espulsioni effettuate dalle forze di sicurezza o di rientri avvenuti nell’ambito di programmi coordinati tra l’ambasciata sudanese e le autorità egiziane per evitare la detenzione a tempo indeterminato o il rischio di arresto. Il diplomatico ha inoltre dichiarato che in quel periodo circa 400 cittadini sudanesi erano detenuti in Egitto, senza precisarne i motivi.

Dallo scoppio del conflitto armato in Sudan nel 2023, le autorità egiziane hanno periodicamente intensificato i controlli d’identità nei confronti di cittadini stranieri, arrestando coloro che risultavano privi di documentazione e procedendo successivamente alla loro espulsione. Il governo egiziano non pubblica dati ufficiali sulle espulsioni. Nel gennaio del 2026 risultavano registrate presso l’Unhcr 1.099.024 persone rifugiate e richiedenti asilo. Molte delle persone arrestate dalla fine di dicembre del 2025 avevano appuntamenti fissati presso il dipartimento generale Passaporti, immigrazione e nazionalità del ministero dell’Interno per il rinnovo del permesso di soggiorno. Tali appuntamenti subiscono regolarmente ritardi a causa dell’arretrato di pratiche amministrative: alcune persone hanno riferito di aver atteso fino a tre anni.

Gli arresti arbitrari sono avvenuti anche quando persone rifugiate e richiedenti asilo erano in grado di esibire la tessera dell’Unhcr. La madre di un bambino sudsudanese di 10 anni, titolare di un permesso di soggiorno valido, ha raccontato ad Amnesty International di aver scelto di tenerlo a casa dopo aver appreso che agenti di polizia avevano confiscato documenti validi appartenenti a persone rifugiate.

I suoi timori si sono rivelati fondati. Amnesty International ha documentato il caso di Eisa, un rifugiato eritreo di 20 anni registrato presso l’Unhcr e in possesso di un permesso di soggiorno egiziano valido. La madre ha riferito che agenti di polizia hanno confiscato la sua tessera Unhcr e il permesso di soggiorno, avvertendolo: “La prossima volta ti fermeremo senza documenti e sarai detenuto ed espulso”.

Il 23 gennaio agenti di polizia hanno arrestato Ahmed, un richiedente asilo siriano di 40 anni registrato presso l’Unhcr, fermandolo in strada a 6th of October City sei giorni prima dell’appuntamento per il rinnovo del permesso di soggiorno. Il giorno seguente il pubblico ministero ne ha disposto la scarcerazione in attesa di indagini per soggiorno irregolare in Egitto e il rinvio all’“autorità amministrativa competente”, ossia il ministero dell’Interno. Nonostante ciò, la polizia ha rifiutato di scarcerarlo e lo ha portato via all’Agenzia per la sicurezza nazionale, agli uffici per l’immigrazione e all’ambasciata siriana per verificarne l’identità, nell’ambito delle procedure di espulsione. All’inizio di febbraio, la polizia ha informato l’avvocato di Ahmed che, se la famiglia non avesse acquistato un biglietto aereo per la Siria, sarebbe rimasto detenuto a tempo indeterminato. La famiglia ha pagato il biglietto e le autorità lo hanno espulso, nonostante vivesse in Egitto da 12 anni dopo essere fuggito dal conflitto armato in Siria, senza effettuare una valutazione individuale dei rischi al rientro e malgrado l’ordine di scarcerazione del pubblico ministero.

In linea con quanto avvenuto nel caso di Ahmed, il ministero dell’Interno ha già iniziato ad accompagnare tutte le persone detenute presso varie autorità e rappresentanze diplomatiche dei rispettivi paesi di origine nell’ambito delle procedure di espulsione.

Il principio di non-respingimento vieta agli stati di trasferire una persona verso un luogo in cui correrebbe un rischio concreto di gravi violazioni dei diritti umani. Anche la legge sull’asilo egiziana, pur con le sue criticità, vieta l’estradizione delle persone “riconosciute come rifugiate” verso il paese di origine, sebbene altre disposizioni consentano implicitamente eccezioni sulla base di generiche ragioni di “sicurezza nazionale e ordine pubblico”, in assenza di adeguate garanzie procedurali.

La situazione sin qui descritta ha conseguenze devastanti per le famiglie rifugiate, in particolare sul diritto all’istruzione e al lavoro. Tre famiglie, tutte registrate presso l’Unhcr, hanno riferito ad Amnesty International di aver smesso di mandare i figli a scuola o all’università per il timore che venissero arrestati, poiché prive di un permesso di soggiorno valido.

Una famiglia ha dichiarato di non aver potuto ottenere un appuntamento per rinnovare il permesso scaduto, poiché non è riuscita a contattare l’Unhcr – che fissa gli appuntamenti per conto delle autorità egiziane – né recandosi presso l’unico ufficio nel paese, a causa delle lunghe file, né tramite la linea telefonica dedicata. Un’altra famiglia ha riferito che l’appuntamento del figlio è stato fissato per il 2027.

Alcune persone rifugiate e richiedenti asilo hanno interrotto o limitato le proprie attività lavorative per ridurre il rischio di arresto. Ahmed, un richiedente asilo sudanese di 26 anni registrato presso l’Unhcr, lavorava come insegnante in tre scuole. Si è dimesso da due e ora lavora solo in un istituto vicino alla sua abitazione per limitare gli spostamenti, poiché il suo permesso di soggiorno è scaduto e l’appuntamento per il rinnovo è fissato al 2028.

Amina, una rifugiata sudanese di 49 anni, madre single e registrata presso l’Unhcr, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata costretta a chiedere l’elemosina per strada per mantenere le due figlie dopo aver perso la principale fonte di reddito della famiglia, il figlio Moaatz. Questi, richiedente asilo registrato presso l’Unhcr, è stato arrestato il 28 gennaio mentre vendeva prodotti in strada al Cairo, per mancanza di un permesso di soggiorno valido. L’appuntamento per il rinnovo era stato fissato al 2027.

Un destino migliore per queste persone ci sarebbe: l’Unione europea potrebbe ampliare le opportunità di reinsediamento e creare percorsi sicuri e regolari per le persone che necessitano di protezione internazionale. Ma l’Egitto è stato appena dichiarato “paese sicuro”

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