Il ripescaggio a tempo scaduto, i cambi di programmazione: così il Sì è favorito nelle tribune tv Rai per il referendum
Sta davvero diventando un giallo, anche con vari punti decisamente oscuri, il ripescaggio e l’ammissione tardiva del Comitato Sì riforma nell’ambito delle tribune in video e in audio sulla Rai in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere. Il Fatto Quotidiano ha rivelato l’esclusione e il misterioso ripescaggio del Comitato Sì riforma, presieduto dall’ex presidente della Consulta Nicolò Zanon, per via di una domanda che sarebbe stata tardiva, nonché lo zampino del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano per mettere a posto la faccenda. Ma i retroscena tuttora misteriosi di questa storia inquietano e allarmano i componenti del Comitato giusto dire No, promosso dall’Anm. A partire da un dato di fatto: i confronti in video e in audio in due giornate strategiche, lunedì 23 febbraio, primo giorno delle tribune pubbliche, e venerdì 20 marzo, ultimo giorno subito prima del voto hanno subito un drastico mutamento, tutto a vantaggio del Sì.
Vediamo un po’ che cosa è successo. Il 23 febbraio, secondo il vecchio prospetto messo a punto dalla Commissione sulla vigilanza Rai, era previsto un confronto del Comitato giusto dire No con i delegati del Senato e un comitato per il Sì non particolarmente noto. Con il nuovo prospetto invece ecco che le cose cambiano di molto. Perché il 23 febbraio il Comitato giusto dire No dovrà confrontarsi alle 8 e 35 in video e poi in radio, direttamente con il Comitato Sì riforma, proprio quello di Zanon, che vede al vertice anche l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti, autore del terzo libro pro referendum con Luca Palamara, nonché con il Comitato dei giovani avvocati per il Sì. Quindi, per intenderci, un confronto davvero tosto. Esattamente la stessa cosa accade il 20 marzo prima del voto di domenica e lunedì. Se prima il Comitato giusto dire No si sarebbe dovuto confrontare con il gruppo Misto del Senato per il sì e con i Cittadini per il sì, adesso avrà di fronte la Lega e Fratelli d’Italia. Parliamo dunque di un cambiamento che ribalta del tutto il peso di questo confronto politico delicatissimo.
Ma non c’è solo questo in una storia che mantiene tuttora dei punti oscuri. Ufficialmente ancora non sappiamo come sia potuto accadere che il Comitato Sì riforma abbia presentato con ritardo la sua domanda per accedere alle tribune. Con una spiegazione che ha del singolare, da quel fronte arriva l’indiscrezione che nel computo dei giorni sarebbe stato calcolato anche il sabato. La sempre loquace segretaria generale del Comitato, l’ex deputata forzista Isabella Bertolini, laica del Csm oggi in quota Fratelli D’Italia, si chiude nel silenzio e non fornisce spiegazioni. Ma è un fatto che dopo una giornata di totale fibrillazione politica nel centrodestra, non solo il Comitato di Zanon è stato ripescato ex novo, ma piazzato anche in una posizione di netto privilegio rispetto al dibattito televisivo e radiofonico.
Ma non basta ancora. Perché tutta l’operazione giocata nel corso di venerdì 20 febbraio mantiene dei punti oscuri. Come si è arrivati al cambio della programmazione? Sono stati debitamente avvisati tutti i richiedenti degli spazi pubblici? Oppure si è trattato di una gestione sottobanco, quindi del tutto priva della necessaria trasparenza? È un fatto, di cui parlano apertamente nel Comitato giusto dire No, che la riapertura dei termini sia stata caratterizzata decisamente da “una totale opacità”. Tenendo conto che in base al regolamento la partecipazione all’estrazione del palinsesto delle tribune comporta l’invio di una pec, quindi una procedura documentata e trasparente. Tant’è che il 19 febbraio, a palazzo San Macuto alle 14, anche il Comitato giusto dire No aveva inviato i suoi rappresentanti per presenziare al sorteggio. Messa insieme la programmazione, giovedì pomeriggio dalla Rai è giunta al Comitato giusto dire No una telefonata per conoscere il nome della persona che sarebbe andata in video lunedì 23 febbraio, e il giorno dopo un’ulteriore chiamata telefonata per avere notizie sui messaggi autogestiti.
Invece, esattamente nelle stesse ore, la Commissione di vigilanza, messa sotto pressione per reintegrare il Comitato Sì riforma di Zanon, contatta genericamente la segreteria del Comitato giusto dire No, parlando genericamente di “un nuovo sorteggio che si sarebbe dovuto svolgere alle 16 di venerdì”, specificando però che si sarebbe trattato soltanto di una procedura che riguardava il Comitato Sì riforma di Zanon. Ufficialmente non giunge al Comitato promosso dall’Anm nessuna informazione chiara sulla riapertura del bando, mentre si annuncia soltanto il nuovo sorteggio programmato per le 16.
Con i giornali di sabato mattina, ecco l’articolo del Fatto. Che fa scoprire il retroscena per inserire il Comitato di Zanon, escluso fino a quel momento. La reazione del Comitato giusto dire No è di vera sorpresa perché si tratta – come dice una fonte – di “una vera forzatura nel non aver comunicato la nuova procedura, che avrebbe dovuto prevedere la possibilità di fare delle osservazioni, mentre si è svolta in una fase di totale buio”. Penalizzato non solo il Comitato giusto dire No dell’Anm, ma anche le Camere Penali. A questo punto, di fronte a un’evidente irregolarità, che però ha avvantaggiato e privilegiato politicamente il Comitato Sì riforma di Zanon e Sallusti, come dimostra in maniera lapalissiana la nuova pianificazione delle tribune elettorali, tocca adesso alla Commissione di vigilanza sulla Rai fornire adeguata motivazione e passaggi tecnici seguiti per spiegare le ragioni di una procedura sotto traccia con l’unico obiettivo di recuperare, e per giunta in posizione egemone, il Comitato più noto e più aggressivo del centrodestra sulla separazione delle carriere.