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Domenico, due mesi di agonia: dal trapianto con il cuore “ghiacciato” alla morte – Le tappe della vicenda

Il 23 dicembre l'operazione all'ospedale Monaldi di Napoli con un organo arrivato da Bolzano in condizioni inservibili. Il 20 febbraio l'inizio della terapia del dolore, stamattina il decesso
Domenico, due mesi di agonia: dal trapianto con il cuore “ghiacciato” alla morte – Le tappe della vicenda
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Due mesi. Tanto è durato l’addio alla vita del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo di Nola che poco prima di Natale era stato trapiantato all’ospedale Monaldi di Napoli con un cuore danneggiato. Oggi il bimbo è morto, rilanciando ombre e interrogativi sulla catena di errori e responsabilità che hanno causato il decesso. Queste le tappe della vicenda.

23 Dicembre. L’antivigilia di Natale per Domenico doveva essere un giorno felice e di speranza perché la banca dati aveva segnalato la disponibilità di un cuore da poter trapiantare. Espiantato ad un bimbo di 4 anni all’ospedale di Bolzano, l’organo è però arrivato a Napoli in condizioni inservibili. “Un blocco di ghiaccio“, secondo uno dei testimoni ascoltati nell’audit del Monaldi. All’arrivo dell’organo in sala operatoria si è scoperto che al momento della predisposizione della borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino anziché utilizzare ghiaccio normale si era utilizzato quello secco. Un composto che, a contatto col cuore da trapiantare, lo aveva danneggiato. Il box utilizzato per il trasporto peraltro non era di quelli di nuova generazione, in grado di segnalare problemi alla temperatura. Il trapianto è stato effettuato ma l’organo era irreversibilmente compromesso.

24 Dicembre. Subito dopo l’intervento emergono criticità: il cuore non riprende a funzionare correttamente e Domenico viene collegato all’Ecmo (ossigenazione extracorporea) per sostenere circolazione e respirazione.

7 Febbraio. La vicenda è venuta alla ribalta con un articolo apparso sul quotidiano Il Mattino di Napoli.

12 Febbraio. La Procura di Napoli formalizza l’iscrizione nel registro degli indagati di 6 persone (tra medici e infermieri delle equipe di Napoli e Bolzano) con l’ipotesi iniziale di lesioni colpose. Non si escludono a breve sviluppi ulteriori. Un’altra indagine di natura interna amministrativa viene disposta dalla stessa azienda ospedaliera napoletana.

18 Febbraio. Un pool di esperti nazionali dichiara Domenico non idoneo a un secondo trapianto e un nuovo cuore disponibile viene dirottato a un altro paziente a Bergamo. A spegnere ogni speranza sono stati dapprima un parere dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma e poi quello di un pool di esperti giunti mercoledì a Napoli: le condizioni di salute del piccolo Domenico sono apparse incompatibili con un nuovo trapianto.

19 Febbraio. I medici comunicano ai genitori che non ci sono più speranze.

20 febbraio. Viene avviata la terapia del dolore (cure palliative) e si concorda di non procedere a manovre rianimatorie in caso di crisi fatale.

21 Febbraio. Il piccolo è deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo essere andato in arresto cardiaco.

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