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Turchia, retata contro i curdi: arrestati 37 minorenni. Il partito Dem presenta una denuncia per torture nel carcere di Hatay

Il deputato Newroz Uysal Aslan ha sollecitato una inchiesta da parte della Commissione parlamentare sui diritti umani: le vittime raccontano di privazioni, ispezioni corporali e altri maltrattamenti
Turchia, retata contro i curdi: arrestati 37 minorenni. Il partito Dem presenta una denuncia per torture nel carcere di Hatay
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Non si ferma la furia contro la minoranza curda in Turchia. In questi giorni è emerso che almeno 37 minori sono stati arrestati nella provincia sud-orientale di Şırnak, a maggioranza curda, tra l’8 e il 27 gennaio, durante numerose operazioni di polizia mirate a contrastare le proteste contro l’offensiva militare del governo siriano ad interim nel Rojava, l’amministrazione autonoma democratica confederale del Nord Est Siria. Nel tentativo di bloccare a priori eventuali proteste, la polizia turca ha effettuato raid domiciliari che hanno portato all’arresto di decine di minori di età compresa tra 15 e 17 anni. Dodici di loro sono stati successivamente trasferiti nel carcere minorile di Hatay, situato a circa 700 chilometri dalla loro città natale.

Newroz Uysal Aslan, deputato di Şırnak del partito filo curdo “Uguaglianza Popolare e Democrazia” (DEM, terzo partito per seggi ) ha quindi presentato una denuncia ufficiale alla Commissione d’inchiesta parlamentare sui diritti umani chiedendo un’indagine in loco sulle accuse di tortura e maltrattamenti presso il carcere minorile di Hatay. Secondo la petizione, i minori hanno riferito di essere stati sottoposti a violenza fisica durante l’arresto. Molti hanno anche affermato di essere stati costretti a firmare documenti, sotto la supervisione di agenti in borghese, senza conoscerne il contenuto. Le testimonianze dei minori riportano torture, minacce, umiliazioni e intimidazioni durante la custodia.

Anche il processo di trasferimento ha sollevato preoccupazioni. Nelle dichiarazioni riportano di essere stati confinati per lunghi periodi in veicoli scarsamente ventilati, di essere stati privati del cibo, di essere stati trasportati ammanettati ed esposti al fumo di sigaretta all’interno dei veicoli. Alcuni minori hanno affermato di essere stati trasferiti in prigioni a centinaia di chilometri di distanza dalle loro famiglie senza il loro consenso. La petizione ha rilevato che in seguito alla detenzione è stato violato il loro diritto all’istruzione, ovvero non hanno potuto frequentare le lezioni scolastiche.

I minori sono stati dunque sottoposti a perquisizioni corporali all’ingresso in carcere, sono stati tagliati loro i capelli con la forza e aggrediti fisicamente. Un minore ha ricordato che durante le perquisizioni corporali, il personale carcerario prendeva in giro gli altri, costretti ripetutamente a sedersi e stare in piedi nudi. I bisogni primari sarebbero stati insoddisfatti. Alcuni minori hanno affermato di non aver ricevuto vestiti o oggetti personali inviati dalle loro famiglie.

Per quanto riguarda la vita quotidiana all’interno del carcere, la denuncia citava il sovraffollamento, con alcuni minori costretti a dormire nelle aree comuni. La ventilazione sarebbe stata inadeguata e le lavatrici rotte avrebbero costretto a lavare i vestiti a mano. I minori avrebbero avuto accesso ad attività sportive solo due volte a settimana e non avrebbero potuto usufruire di programmi educativi o sociali regolari. Inoltre non è stato garantito un adeguato supporto psicologico, previsto per legge. Secondo le testimonianze, i minori hanno avuto una sola breve seduta con lo psicologo del carcere, durante la quale è stato chiesto loro se avessero tatuaggi.

“Le accuse devono essere indagate in modo indipendente”, chiedono i rappresentanti del partito DEM. Nella sezione conclusiva della denuncia, Aslan ha sottolineato che diversi minori avevano descritto esperienze simili in modo indipendente, suggerendo che le presunte violazioni potrebbero essere state sistematiche. Ha sostenuto che le testimonianze dovrebbero essere valutate alla luce della Costituzione turca, della Legge sulla protezione dell’infanzia, del Codice di procedura penale e delle convenzioni internazionali di cui la Turchia è parte.

“Il divieto di tortura e maltrattamenti è assoluto”, si legge nella petizione, sottolineando l’obbligo legale dello Stato di condurre un’indagine indipendente e imparziale sulle accuse. Aslan ha chiesto alla commissione parlamentare di indagare nel dettaglio sulle procedure di arresto, trasferimento e detenzione, di condurre un’ispezione in loco e di avviare azioni amministrative e legali contro i responsabili.

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