Il mondo FQ

Armi e affari, il Pentagono “avvisa” l’Ue: no al Buy European, il riarmo non deve escludere le industrie americane

“Le politiche protezionistiche che costringono le aziende Usa a uscire dal mercato sono una linea d'azione sbagliata”, dicono da Washington. Il Dipartimento della Difesa potrebbe rivedere le deroghe del Buy American, chiudendo a sua volta agli attori europei l’accesso agevolato ad alcune gare
Armi e affari, il Pentagono “avvisa” l’Ue: no al Buy European, il riarmo non deve escludere le industrie americane
Icona dei commenti Commenti

Riarmatevi, ma comprate americano: altrimenti ci saranno conseguenze. In sintesi, è questo il messaggio che il Pentagono ha inviato all’Unione europea. Aumentare le spese del Pil fino al 5% è stato l’invito dell’amministrazione Trump agli alleati europei della Nato. Ma adesso i termini di questa operazione assumono maggiori dettagli: gli Stati Uniti di The Donald minacciano ritorsioni se l’Ue dovesse introdurre clausole sul Buy European vincolanti nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, attesa entro l’estate.

Su tratta di una presa di posizione mai resa nota prima, legata a una consultazione della Commissione europea, che risale all’inizio di febbraio, dopo che l’Unione aveva chiesto un riscontro ai governi e all’industria bellica sulle norme europee in materia di appalti di armi. “Le politiche protezionistiche ed escludenti che costringono le aziende americane a uscire dal mercato, quando le più grandi aziende di difesa europee continuano a trarre grandi benefici dall’accesso al mercato degli Stati Uniti, sono una linea d’azione sbagliata”. Il Dipartimento della Difesa americano ipotizza che potrebbe rivedere le deroghe del Buy American, chiudendo a sua volta alle aziende Ue l’accesso agevolato ad alcune gare.

Si può dire che la linea era stata anticipata: all’inizio di dicembre 2025 il media Politico aveva pubblicato un articolo basato sulla presa di posizione del vice segretario di Stato Christopher Landau; quest’ultimo, durante una riunione a porte chiuse, aveva mosso critiche agli alleati europei della Nato per aver dato priorità alle proprie industrie della difesa rispetto ai fornitori di armi americani.

Che il settore bellico tema un contraccolpo lo si capisce scorrendo le cifre elaborate dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute): una sua ricercatrice, Katarina Djokovic, in una intervista di marzo 2025 a Politico, aveva ricordato che “quasi due terzi (il 64%) delle importazioni degli Stati europei membri della Nato nel periodo 2020-2024 proveniva dagli Stati Uniti”. Tra il 2015-2019, l’import bellico era stato del 52% e su quattro maggiori fornitori solo due erano europei: Francia e Germania. Insomma, quasi due terzi delle armi – dai caccia F-35 ai sistemi di difesa aerea Patriot – arrivavano in Europa dagli Usa, e questo mercato è rimasto inalterato per decenni.

Ma con l’amministrazione Trump le cose sono cambiate: la strategia del tycoon rispetto all’invasione in Ucraina da parte della Russia, il più volte annunciato disimpegno rispetto alla difesa di Kiev, hanno spinto Bruxelles, Parigi, Berlino, a immaginare una autonomia bellica rispetto a Washington. L’Unione dovrebbe presentare a breve un aggiornamento del piano complessivo Ue per l’industria della difesa che potrebbe contenere clausole Buy European per gli appalti nei settori strategici. A seguire, nel terzo trimestre, ci sarà l’aggiornamento della direttiva comunitaria del 2009 sugli appalti.

Bruxelles sta già favorendo le aziende in progetti come il programma Safe (Azione di sicurezza per l’Europa) da 150 miliardi di euro, sostenendo prestiti per l’acquisto di armi; ne usufruisce anche l’Ucraina grazie al prestito di 90 miliardi di euro recentemente concordato con Kiev. I fondi dell’Unione possono essere utilizzati per acquistare equipaggiamento militare solo se almeno il 65% del valore dell’equipaggiamento proviene dall’Europa.

Nella “Categoria 1” degli acquisti rientrano munizioni e missili; sistemi di artiglieria, comprese le capacità di attacco di precisione profonda; capacità di combattimento a terra e relativi sistemi di supporto, tra cui equipaggiamento dei soldati e armi di fanteria; piccoli droni e relativi sistemi anti-drone; protezione delle infrastrutture critiche; capacità informatiche. Nella Categoria 2 ci sono, tra gli altri, i sistemi di difesa aerea e missilistica, intelligenza artificiale e guerra elettronica.

“In tutte le categorie – si legge nel programma Safe – i contratti di appalto devono garantire che non più del 35% dei costi dei componenti provenga da paesi esterni all’Ue, all’Ucraina o ai paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo (SEE) e dell’Area europea di libero scambio (EFTA): Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. I progetti che rientrano nella categoria 2 devono soddisfare condizioni di ammissibilità più rigorose, tra cui il possesso da parte dei contraenti della capacità di modificare le attrezzature in caso di necessità, senza restrizioni extra Ue”.

Il 17 febbraio Ecofin ha approvato l’assistenza finanziaria a favore di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia nel quadro del programma Safe. Per l’Italia si tratta di 14,9 miliardi di euro. Se Roma imporrà un “Buy European” è presto per dirlo, ma di certo le grandi manovre sull’asse Parigi-Berlino per una autonomia bellica preoccupano non poco i funzionari di Trump.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione