Attivista ucciso, Macron attacca Meloni: “Non commenti gli affari francesi”. La replica: “Vedo un clima che non mi piace”
I due non si sono mai amati e ogni occasione è buona per rinnovare l’attrito. L’ultimo motivo di scontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron lo ha fornito il caso dell’uccisione dell’attivista francese di estrema destra Quentin Deranque. “Sono sempre sorpreso dall’osservare che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare cosa succede in casa altrui”, sono le parole con cui il capo dell’Eliseo ha chiesto alla premier italiana di non “commentare” gli affari francesi. Nelle scorse ore infatti, la presidente del Consiglio è intervenuta con un lungo post sulla morte del 23enne il 14 febbraio 2026 a Lione, dopo due giorni di coma in seguito a un pestaggio attribuito a esponenti dell’estrema sinistra. “Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”, ha ironizzato Macron da New Delhi, a margine del summit sull’Intelligenza artificiale in India.
Cosa aveva detto Meloni? “L’uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente – aveva scritto la premier sui social il 18 febbraio – . La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per l’intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia”.
La replica di Meloni
A Palazzo Chigi le parole di Macron sono state accolte “con stupore”. Lo riferiscono fonti della Presidenza del Consiglio e lo ha confermato la stessa Meloni, durante la sua intervista a SkyTg24: “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico”. Meloni poi ha specificato: “Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio”. “Quindi voglio dire, io non l’ho vissuta come un’ingerenza“, ha concluso Meloni.
A rincarare la dose ci ha pensato il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “L’uccisione di un giovane attivista francese, per lo più in un contesto universitario, è un fatto grave che riguarda tutti, un episodio che va condannato senza esitazioni”, ha scritto su X in difesa della presidente del Consiglio. “Un omicidio che non ha confini, un monito a chi usa odio e violenza, a chi insulta e professa un linguaggio offensivo. Ci sono stati tanti Quentin in Italia. Alcuni nei periodi più bui della Repubblica. Ecco, condannare episodi come quello di Lione serve anche a questo, a far sì che non si ritorni ad un brutto passato anche in Italia. Perché la politica è soprattutto dialogo e confronto, anche con chi non la pensa come noi”.