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Renault, conti in chiaroscuro. Nel 2025 i margini si assottigliano ma la cassa si rafforza

Ricavi in crescita e solida generazione di liquidità nonostante il calo dell’utile operativo e l’impatto della svalutazione su Nissan. Per il 2026 attesi margini più contenuti in un contesto competitivo più acceso
Renault, conti in chiaroscuro. Nel 2025 i margini si assottigliano ma la cassa si rafforza
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Il 2025 si chiude in frenata per il gruppo Renault, che registra un calo del 15% dell’utile operativo ma rivendica al tempo stesso resilienza e solidità finanziaria in un contesto competitivo sempre più complesso. Il gruppo guidato dal CEO Francois Provost ha riportato un utile operativo di 3,6 miliardi di euro, pari al 6,3% del fatturato, in linea con le previsioni riviste a luglio. I ricavi hanno raggiunto 57,9 miliardi, in crescita del 3% (+4,5% a cambi costanti), sostenuti dall’espansione internazionale e dall’elettrificazione della gamma.

Il risultato netto di pertinenza del gruppo è però negativo per 10,9 miliardi di euro, a causa soprattutto della svalutazione non monetaria da 9,3 miliardi legata al nuovo trattamento contabile della partecipazione in Nissan, oltre a 2,3 miliardi di contributi negativi da società collegate. Dopo l’operazione, i risultati Nissan non saranno più consolidati nei conti Renault. Nonostante la perdita, il gruppo proporrà un dividendo invariato di 2,20 euro per azione all’assemblea del 30 aprile 2026.

Sul fronte finanziario, Renault sottolinea la forte generazione di cassa: il free cash-flow del Ramo Auto è stato pari a 1,5 miliardi, includendo 300 milioni di dividendi di Mobilize Financial Services. La posizione finanziaria netta ha toccato un livello record di 7,4 miliardi a fine dicembre, con scorte complessive sotto controllo a 539.000 unità. A rafforzare il quadro, il 18 dicembre 2025 S&P ha alzato il rating di Renault a BBB-, riportandolo in area investment grade.

Resta però la pressione sui margini. Il 2026 viene indicato come un anno di resilienza più che di crescita: il gruppo prevede un margine operativo intorno al 5,5% e un free cash-flow di circa 1 miliardo, includendo 350 milioni di dividendi da Mobilize. Nel medio termine l’obiettivo è mantenere margini tra il 5% e il 7%, livelli ben superiori alla media storica del 3,9% registrata tra il 2005 e il 2025.

Provost ha intanto avviato una revisione strategica rispetto all’era Luca de Meo, puntando su tagli ai costi, reintegrazione delle attività elettriche e maggiore disciplina sugli investimenti. Il gruppo mira a ridurre di circa 400 euro i costi variabili per veicolo ogni anno e a tagliare del 40% il “biglietto d’ingresso” dei nuovi modelli.

La concorrenza in Europa si fa più intensa, con l’avanzata dei costruttori cinesi. In parallelo, Renault continua a espandersi fuori dall’Europa per ridurre la dipendenza dal mercato domestico, accettando nel breve termine una minore redditività in cambio di volumi e scala. Nel 2025 le vendite globali sono cresciute del 3,2% a 2,34 milioni di veicoli, mentre in Europa i volumi sono rimasti stabili, penalizzati dal calo dei furgoni.

La nuova strategia sarà illustrata il 10 marzo al capital markets day presso il centro tecnico vicino a Parigi. La sfida per Provost sarà dimostrare che, nonostante la pressione sui prezzi e la transizione elettrica, Renault dispone di basi sufficientemente solide per difendere i margini e crescere in modo sostenibile nel lungo periodo.

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