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Penalizzati i cambi di casacca e codice di condotta formalizzato: cosa prevede il nuovo regolamento della Camera

Le principali novità del nuovo regolamento della Camera dei deputati che ha ottenuto il via libera dell’Aula di Montecitorio con 249 voti a favore. Astenuti i deputati del M5s: ecco perché
Penalizzati i cambi di casacca e codice di condotta formalizzato: cosa prevede il nuovo regolamento della Camera
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Scoraggiare i cambi di casacca dei deputati riducendo anche la “convenienza economica” per un gruppo parlamentare ad acquisire nuovi membri. È questa una delle principali novità del nuovo regolamento della Camera dei deputati che ha ottenuto il via libera dell’Aula di Montecitorio con 249 voti a favore, 33 astenuti e nessun contrario. Una riforma che che modifica oltre 70 articoli su 154 e che il presidente della Camera Lorenzo Fontana definisce di “valore storico” perché, assicura, “darà una svolta ai lavori parlamentari”.

Le novità

Oltre alle norme che penalizzano i cambi di casacca, tra le alte novità ci sono: il superamento delle 24 ore che devono trascorrere dall’apposizione della questione fiducia al suo voto ed entra formalmente nel regolamento il codice di condotta dei deputati (approvato in via sperimentale nel 2016 dall’apposita giunta) che prevede una serie di obblighi di trasparenza per gli eletti. Viene anche parzialmente rivista la disciplina delle commissioni e dei gruppi parlamentari e si introduce espressamente la possibilità di attivare una funzione di valutazione delle politiche pubbliche da parte degli organi della Camera. Si introduce anche la possibilità di contingentare i tempi per i decreti legge quando il Governo non pone la questione di fiducia. Un emendamento, quest’ultimo, che ha provocato l’astensione dei deputati del Movimento 5 stelle.

Scoraggiare i cambi di casacca

Una delle grandi novità riguarda le regole pensate per penalizzare i cambi di casacca facendo leva sui contributi economici e gli incarichi. Un argomento sempre molto dibattuto: anche di recente, considerando il passaggio di tre deputati (due leghisti e un ex Fdi) al nuovo partito del generale Roberto Vannacci. Ogni gruppo parlamentare, infatti, ha dei contributi in base al numero degli iscritti: dal 2027 se un deputato cambierà partito non trasferirà più al nuovo gruppo interamente la sua quota ma solo un 50%, l’altra metà resterà al gruppo di provenienza. Fino a oggi, invece, vi è stata anche una convenienza economica ad acquistare deputati transfughi. Adesso il vantaggio ci sarà sempre ma sarà ridotto. Un’altra regola prevede la decadenza da pressoché tutte le cariche – con l’eccezione del presidente della Camera – ricoperte nell’ufficio di presidenza e in quello delle commissioni.

Il codice di condotta

Il Codice di condotta dei deputati diventa a tutti gli effetti parte del regolamento della Camera, formalizzando una serie di doveri per gli eletti una volta varcata la soglia di Montecitorio. Tra questi, l’obbligo di “dichiarare le proprie attività patrimoniali e finanziarie“, di indicare le “liberalità” ricevute anche dai propri Comitati quando superano i 5mila euro l’anno, divieto di accettaredoni o benefici analoghi” del valore superiore a 250 euro. Con la riforma è stato inserito nell’articolo 16-ter, con l’esplicita previsione del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, un organismo già presente (lo presiede il deputato di Fdi Riccardo Zucconi) ma da qui destinatario di una investitura formale completa. Inglobare il codice di condotta nel regolamento era una raccomandazione del Greco (Group of States against corruption). Un capitolo, il VII, è dedicato alle “Sanzioni“. Si legge che “della mancata osservanza delle disposizioni del codice di condotta, come accertata dal Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, è dato annuncio all’Assemblea ed è assicurata la pubblicità sul sito internet della Camera dei deputati”. Di fatto, nessuna sanzione in senso stretto del termine. Solo l’applicazione del principio di trasparenza sulle eventuali violazioni dei deputati.

L’astensione del M5s

Unico gruppo ad astenersi nel voto finale è stato il Movimento 5 stelle. “A malincuore“, ha detto la deputata M5s Valentina D’Orso nella dichiarazione di voto perché, ha aggiunto “è giusto anche riconoscere che il Movimento 5 Stelle è forse il gruppo che ha visto recepire il maggior numero delle proposte emendative presentate in questo lungo percorso riformatore”. La decisione di astenersi è maturata a causa di un emendamento presentato dalla deputata di Fdi Sara Kelany che introduce la possibilità di contingentamento dei tempi in Aula anche per l’esame dei decreti legge: “Francamente ci è sembrato di subire quasi un ricatto da parte del Governo. Come se il Governo venisse a sedersi e dicesse: caro Parlamento, io non metto la questione di fiducia, ma tu comprimi il dibattito parlamentare, quasi che esaminare un decreto-legge senza fiducia sia una gentile concessione del Governo”, ha affermato D’Orso. “Questo emendamento, secondo noi, tradisce quel principio ispiratore che doveva guidarci in tutto il percorso di riforma del Regolamento ed è una ferita che, unita ad altre molto più lievi, che però hanno l’effetto di comprimere il dibattito parlamentare e che ci spinge ad esprimerci, a malincuore, con un voto di astensione”, ha concluso.

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