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Ultimo aggiornamento: 19:06

Referendum, Lillo sconfessa Cattaneo (FI): “Mentite agli italiani, la sentenza Sea-Watch non c’entra nulla con la separazione delle carriere”. Su La7

Il giornalista del Fatto incalza il deputato di Forza Italia
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Scontro acceso a Coffee break (La7) tra il giornalista del Fatto Quotidiano, Marco Lillo, e il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, sul referendum costituzionale sulla giustizia e sugli ultimi attacchi combinati della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del suo vice Matteo Salvini contro i magistrati per il risarcimento da oltre 76mila euro a favore della ong Sea-Watch. Giorgia Meloni ha definito la sentenza “assurda” e si è detta “senza parole”, accusando una parte della magistratura di ostacolare il contrasto all’immigrazione irregolare. Matteo Salvini (e oggi gli account social ufficiali di Fratelli d’Italia) ha collegato esplicitamente la vicenda al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, anche se non c’è assolutamente alcuna attinenza, come ha spiegato Marco Lillo.

In studio, Cattaneo ha difeso la linea del centrodestra, mentre Lillo ha contestato la ricostruzione propagandistica, sottolineando come il caso non riguardi pubblici ministeri, indagini penali o la separazione delle carriere.
Il conduttore Andrea Pancani ha chiesto a Cattaneo se i video della premier contro i giudici entrassero davvero nel merito della vicenda. “Sì, basti pensare all’attualità, come la vicenda di Carola Rackete“, ha risposto il deputato.
Nel botta e risposta con l’europarlamentare di Europa Verde Benedetta Scuderi ha poi aggiunto: “Non è vero che con la riforma Nordio i pm saranno sotto l’esecutivo”.

A quel punto è intervenuto Lillo: “E allora perché il vicepremier Salvini dice agli italiani che quella decisione sul risarcimento a Sea Watch non accadrà più se si vota Sì al referendum sulla giustizia? Non è questa la prova che volete sottoporre i pm all’esecutivo?“.
Cattaneo ha abbozzato una risposta poco convincente: “Salvini non sta dicendo che vuole sottoporre il pm all’esecutivo, ma che, se un pm avvia un’indagine quantomeno ardita, avrà una carriera diversa da quella del giudice”.

Lillo ha quindi ricostruito la vicenda punto per punto, respingendo il collegamento con il referendum: “La sentenza di cui hanno parlato la presidente del Consiglio e il vicepremier è quella di un giudice civile. Non c’entra nulla con i pm. Cosa ha detto questo giudice civile? La prefettura non ha risposto al ricorso fatto da Sea Watch, non da Carola Rackete come persona fisica. I proprietari di quella nave hanno subito un sequestro, come può succedere a me o a lei in caso di sequestro di una macchina”.
E ha aggiunto: “Hanno chiesto la restituzione dell’imbarcazione ma il prefetto non ha risposto. Si è trattato di un’omissione della prefettura, che all’epoca dipendeva da Matteo Salvini. Il sequestro è stato annullato per silenzio-assenso e la nave è tornata libera. Lo Stato quindi deve pagare i danni per averla trattenuta illegalmente: 76mila euro. È una decisione di un giudice civile, come quella di una qualunque causa condominiale”.
Infine l’affondo politico: “Cosa c’entra tutto questo con la separazione delle carriere? L’unico collegamento è l’idea di mettere i magistrati sotto il potere politico. Il messaggio è: votate la riforma e una sentenza così non ci sarà più”.

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A cura di Paolo Frosina
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