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Ministro israeliano: “Europa ostile, vuole rovesciare il governo eletto”. Commissione Ue: “Falso, ritiri immediatamente”

Yariv Levin ha accusato il Vecchio continente di "palese e illegale ingerenza negli affari politici interni fondamentali dello Stato di Israele", per i finanziamenti alle organizzazioni critiche con l'esecutivo
Ministro israeliano: “Europa ostile, vuole rovesciare il governo eletto”. Commissione Ue: “Falso, ritiri immediatamente”
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Dopo l’accusa del governo di Israele a Bruxelles per presunte ingerenze negli affari interni di Tel Aviv con soldi elargiti alle associazioni critiche con l’esecutivo, è arrivata la risposta dell’Ue. “Accuse false e offensive, l’Europa non ha mai lavorato né lavorerà per rovesciare un governo democraticamente eletto, ci aspettiamo che questi commenti vengano ritirati immediatamente”, ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue. Aggiungendo: “Siamo orgogliosi del nostro sostegno alle Ong che lavorano nella regione, per promuovere e sostenere i nostri valori”.

Ieri il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin ha accusato l’Unione europea di “operare per rovesciare dal potere il governo eletto”. Le accuse sono contenute nella risposta di 15 pagine che ha consegnato il 18 novembre all’Alta Corte di Giustizia, chiedendo di respingere la petizione dell’Istituto Zulat per l’Uguaglianza e i Diritti Umani. Nella petizione, presentata a luglio, l’Istituto chiedeva all’Alta Corte di ordinare a Levin di porre fine al boicottaggio nei confronti del presidente della Corte Suprema stessa, Itzhak Amit, che Levin non riconosce come presidente, o in alternativa di dismetterlo dal suo incarico ministeriale. Nella risposta consegnata all’Alta Corte di Giustizia, Levin riporta i finanziamenti di diversi Paesi europei all’Istituto Zulat, pubblicati nel Registro delle Associazioni . Il ministro aggiunge che “l’esistenza stessa della ricorrente è possibile solo perché finanziata da potenze straniere estremamente ostili allo Stato di Israele”. Nel richiedere alla Corte di respingere la petizione, Levin chiede inoltre di “addebitare alla ricorrente – ovvero, di fatto, all’Unione europea – le spese processuali, per la sua palese e illegale ingerenza negli affari politici interni fondamentali dello Stato di Israele, attraverso un canale rappresentato dalla ricorrente”.

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