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In Messico la tragedia dei desaparecidos, aumentati del 213% negli ultimi dieci anni. E il 90% dei casi resta impunito

La presidente Sheinbaum rivendica il calo degli omicidi, ma le cifre si sono spostate sui “desaparecidos”. La stima giornaliera dei "desaparecidos" potrebbe essere ben più alta, ma molte famiglie evitano di sporgere denuncia perché temono eventuali rappresaglie da parte dei cartelli
In Messico la tragedia dei desaparecidos, aumentati del 213% negli ultimi dieci anni. E il 90% dei casi resta impunito
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Lavorare non dovrebbe costarti la vita”: è il grido di indignazione di centinaia di minatori, scesi in piazza nello stato di Sonora, chiedendo “giustizia” per i dieci colleghi desaparecidos da fine gennaio nelle vicinanze di Panuco, località situata nelle catene montuose di Concordia. La Procura generale ha annunciato il ritrovamento di cinque cadaveri: si tratta di Jesús Ramón Inzunza, Juan Carlos Silva, Roberto Espinoza, Miguel Ángel Martínez e Pedro Valenzuela. Erano stati rapiti, uccisi e gettati in fosse clandestine. Lavoravano tutti per la miniera canadese Vizla Silver Corp, nella località di Concordia: zona dilaniata dalla guerra tra le fazioni de “El Mayo” Zambada e “Los Chapitos”, entrambe appartenenti al Cártel de Sinaloa. “Li hanno confusi con membri di una fazione rivale”, ha giustificato il segretario messicano della Sicurezza e protezione cittadina, Omar García Harfuch. Ipotesi smentita da altri minatori della zona: “Siamo stati minacciati dai narcos, ma l’azienda (Vizla Silver Corp, ndr) ha sottovalutato il rischio”, dice uno di loro, che ha chiesto l’anonimato.

Quei cinque minatori – Jesús, Juan Carlos e i loro colleghi – non rientrano nel registro degli “omicidi”, ma restano “desaparecidos”, anche se i loro corpi sono stati ritrovati. In Messico si contano 36 omicidi in meno al dì – come rivendica la presidente Claudia Sheinbaum – ma spariscono dalle 35 alle 40 persone nello stesso arco di tempo. “La violenza non sta scomparendo, ma si trasforma; si sposta verso categorie meno visibili o più difficili da documentare”, si legge nel dossier “Violencia en México: una década sin paz, 2015-2025“, pubblicato dall’Ong México Evalúa, che solleva non pochi dubbi sulle “lacune” o “manipolazioni nei registri” per indurre a “una diminuzione artificiale degli omicidi”. Nell’ultimo decennio le vittime di sparizione sono aumentate del 212,9%: nel 2015 erano 4.114 mentre nel 2025 i casi sono saliti a 12.872 persone. Nello specifico, Sinaloa resta l’epicentro delle sparizioni, con quasi 30 “desaparecidos” ogni 100mila abitanti. L’indice aumenta a 49,6 nella municipalità di Mazatlán, nota destinazione turistica, lacerata dai sequestri di persona. Secondo l’esperto in sicurezza David Saucedo il Messico affronta una nuova “amministrazione del conflitto: il governo trucca i numeri mentre i gruppi criminali puntano alla sparizione, anziché all’omicidio diretto, affinché la pressione internazionale venga meno”. È ancora più diretto Armando Vargas Hernández, che ha coordinato la stesura del dossier, per il quale la sparizione è divenuta “un meccanismo utile a nascondere omicidi e sbiadire i registri ufficiali”.

I casi di sparizione registrano inoltre un indice di impunità di oltre il 90%: nessun corpo né scena del crimine, almeno nell’immediato, e la vittima viene derubricata nella voce di personas no localizadas. La stima giornaliera dei “desaparecidos” potrebbe essere ben più alta, ma molte famiglie evitano di sporgere denuncia perché temono eventuali rappresaglie da parte dei cartelli. Infatti, almeno 30 familiari impegnati nella ricerca dei desaparecidos, di cui sedici donne, sono stati uccisi tra il 2011 e il 2025. Tra le più colpite restano le Madres buscadoras, il gruppo di madri impegnate nella ricerca diretta delle vittime: quasi tutte – il 97%, secondo Amnesty – hanno subito episodi di violenza da parte dei cartelli.

Ma alle madri pesa di più il fronte aperto con le istituzioni. È successo ieri, a Guanajuato, dove il gruppo di lavoro ha scoperto una fossa clandestina attribuita al Cártel de Santa Rosa de Lima che conteneva 43 corpi. Quantità confermata da criminologi ed esperti, ma la Procura ha provato a ridimensionare il ritrovamento, registrando appena 19 vittime. “Il nostro sistema sta funzionando”, è assicura Sheinbaum, che in risposta alle critiche promette di rendere le stime ufficiali delle sparizioni. La leader ammette anche le lacune nei meccanismi statali di ricerca: l’apposita piattaforma governativa – nata con l’intento di offrire strumenti digitali per l’individuazione delle vittime – “ha molti problemi“.

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