L’Italia è l’unico Paese del G7 ad aderire al Board of Peace per Gaza. E non è la mia sola perplessità
di Leonardo Botta
Il vicepremier Tajani che afferma che sul “Board of Peace” l’Italia sarà “protagonista ma come osservatore”, mi ricorda quella ragazza che confessava ai genitori di essere rimasta un po’ incinta!
Battute a parte, credo che la posizione del nostro governo in merito all’”asse di pace” trumpiano per Gaza sia discutibilissima, magari anche un po’ ipocrita (quella che al mio paese chiamano strategia del “una botta al chirchio e una al tompagno”), ma tutto sommato legittima (tant’è che la stessa Unione Europea sarà osservatrice al tavolo). Anche perché il (nemmeno troppo) sottinteso è che, in questo modo, il nostro paese potrà forse prendersi una “fettina di torta” al “buffet” imbandito della ricostruzione della Striscia (che si riedifichino le case dei poveri gazawi o si realizzi una nuova Dubai, come piuttosto lascia intendere l’entourage del tycoon, è questione tutta da vedere).
Ciò che fa comunque impressione è come abbiano potuto, un governo e una maggioranza parlamentare di idee in gran parte nazionaliste, appiattirsi sulle posizioni statunitensi senza quasi battere ciglio: si cominciò con i dazi per poi passare alle spese militari, a quella dottrina Maga che tradotta dalla lingua trumpiana vuol dire “chi se ne fotte dell’Europa (Italia compresa)!”, alle fetenzie dell’Ice, alle violazioni dei diritti civili e internazionali, fino al risiko con Canada e Groenlandia e ora alle Las Vegas in medio oriente.
In ogni caso, ripeto, questo governo credo abbia il diritto di mettersi lì dietro a osservare la partita a carte tra Donald e i suoi fedeli invitati (non tutti raccomandabilissimi, ma tant’è); ma ci lasci almeno la facoltà di critica, a cui la presidente Meloni e i suoi ultimamente sembrano piuttosto insofferenti.
Per esempio, sorvolando su certi “tecnicismi” dell’art. 11 della nostra Costituzione (a parte ripudiare la guerra, quali sarebbero le “condizioni di parità con gli altri Stati”, necessarie per operare “limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”? Boh, troppa roba per me che in diritto ho la “cuinta alimentare”), credo resterebbe almeno l’obbligo (art. 80) di far passare questa partecipazione al Board attraverso una ratifica del nostro Parlamento; lo so, ormai Camera e Senato contano come il due di coppe quando a briscola comanda bastoni, ma dateci almeno l’illusione che qualcosa, ogni tanto, facciano ancora!
E lasciateci anche nutrire qualche altra perplessità:
– L’Italia è l’unico paese del G7 che aderisce a questo piano, seppur da “osservatore”; vero è che ogni governo fa un po’ come cavolo gli pare, ma tale circostanza vorrà forse dire qualcosa?
– La nostra Chiesa, per bocca del cardinale Parolin, si è detta contraria alla partecipazione al Board: a me, da laico, la questione interessa ben poco (anzi, le ingerenze della libera Chiesa nel libero Stato mi scocciano abbastanza), però prendo atto che per i nostri amici sovranisti a corrente alternata il motto “Dio, Patria e Famiglia” valga un giorno sì e uno no. Ma di questo io, che non ho votato per loro, non posso lamentarmi più di tanto; certo, fa un po’ specie che i milioni di loro followers sparsi per la penisola si stiano “ammoccando” tutte queste giravolte triple con salto carpiato senza nemmeno storcere il naso: contenti loro…