Il mondo FQ

Svendita dello Stato, svendita della coscienza: così è iniziata la catastrofe etica (e politica)

Prodi e Draghi capibranco nella cessione della gioielleria di Stato in favore di un ristretto nucleo di accaparratori: dalle banche alla telefonia, da autostrade a quote rilevanti di Eni/Enel
Svendita dello Stato, svendita della coscienza: così è iniziata la catastrofe etica (e politica)
Icona dei commenti Commenti

La data, il luogo e l’attore protagonista offrono la rappresentazione perfetta di una società che fa mercimonio di sé stessa: il 2 giugno 1992, sul panfilo reale Britannia attraccato nel porto di Civitavecchia, l’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi presentava a un selezionato uditorio internazionale (Goldman Sachs, Warburg, Merrill Lynch, British Invisibles e altre grandi banche) il piano italiano per fare cassa mediante cessione delle principali aziende pubbliche. A futura memoria, la consacrazione di costui a “migliore dei migliori”. “Il maestro di color che sanno” oggetto di permanente venerazione nei santuari della finanza d’affari e nell’informazione da establishment; quale santo protettore delle privatizzazioni scrivendo di proprio pugno il decreto 333/1992, che trasformava gli enti pubblici in società per azioni; dunque asset per il mercato. Da qui l’aura d’eccezionalità di cui è tuttora soffuso il personaggio; insieme al partner-liquidatore, sua interfaccia operativa all’interno dell’IRI, Romano Prodi: il finto pacioso, antemarcia con Massimo D’Alema nel culto autolesionistico della Terza Via (la Sinistra vince se si comporta da Destra. Più i retro-pensieri che la finanza ha vinto e il ricco è geneticamente superiore).

Prodi e Draghi capibranco nella cessione a prezzi stracciati della gioielleria di Stato a fronte della riconoscenza da parte del ristretto nucleo di accaparratori in fuga con il bottino: dalle banche (Comit, INA, BNL, Credit) alla telefonia, dalle infrastrutture autostradali a quote significative di Eni ed Enel. Per non parlare degli spezzatini di aziende industriali, della siderurgia, finita nelle mani di magliari nazionali e internazionali, a un gioiello quale Italimpianti/Iritecna (prima industria nazionale della conoscenza) ceduta “a valori irrisori”; come ebbe a dichiarare – a posteriori – il suo ultimo presidente di nomina pubblica. Svendita amaramente sintetizzata da Luciano Gallino: “usciti di scena gli imprenditori e i politici che tra il 1955 e il 1975 avevano fatto crescere l’economia italiana al ritmo di oltre il 5% all’anno e ridotto il tasso di disoccupazione a meno del 6, le successive generazioni si sono dimostrate penosamente al di sotto delle nuove sfide”. Trend occupazionale a ritroso, segnalato dal direttore del Censis Massimo Valerii osservando che il tratto malato della situazione si evidenzia nel cronicizzarsi della disoccupazione giovanile: l’anno scorso i nuovi posti di lavoro riguardavano solo over 50.

Inarrestabile tendenza al saccheggio privato, accentuata da un altro fenomeno, questa volta mondiale: la crisi fiscale indotta da un’evasione a livelli monstre determina la transizione dello Stato da esattore a debitore, con i grandi fondi che fungono da prestatori di denaro a una tesoreria pubblica svuotata; a fronte di un costante incremento del monte interessi. Condizione che cristallizza tale situazione debitoria. Ossia la dequalificazione dei servizi pubblici (cura, pensioni, mobilità, ecc.) è destinata costantemente a peggiorare, non potendosi interrompere l’anemizzazione in corso del pubblico. Alla faccia delle promesse elettorali. Nell’inversione di quell’itinerario che aveva trasformato la forma-Stato da Leviatano guardia dell’Assolutismo regio in antemurale a difesa dei senza potere, promotore dell’inclusione e tutela dei diritti.

Una catastrofe etica che scatena ondate di incommensurabile cinismo opportunista, travolgendo un numero crescente di coscienze. Che al grido “si salvi chi può” determina profondi mutamenti nella mentalità collettiva, dalla legittimazione della prepotenza all’elevazione spudorata del particulare a regola di vita.

Desolazione morale che desertifica una convivenza ridotta a calcolo di convenienza. La politica è la prima vetrina della catastrofe; e – di questi tempi – ne abbiamo riprova nel ferino istinto di sopravvivenza che spinge il nostro governo a promuovere un referendum contro l’ispezionabilità del potere (e l’aggressione a chi cerca di salvare un barlume di decenza come nel caso della strumentalizzazione in malafede di un’ingenuità del procuratore Nicola Gratteri). Ma la corsa più indecente alla salvezza individuale la si ritrova nei luoghi meno sospetti. Perfino nelle (già) benemerite associazioni per la tutela dell’ambiente. In Liguria avevamo assistito anni fa ai cattivi esempi di Legambiente che (sulla scia delle giravolte del suo fondatore Chicco Testa) espelleva quanti denunciavano l’opera demolitrice del territorio di Bucci e Toti. Ora l’infezione repressiva – come ci raccontava venerdì scorso Gianni Barbacetto – ha contagiato perfino Italia Nostra con la presidenza di Edoardo Croci, persecutore di teste pensanti e spiriti liberi impegnati a difendere la lezione civile di Antonio Cederna. La mercificazione più bieca nello scambio tra un marchio d’alto prestigio e l’affarismo.

In questa svendita di Stato e coscienze chi ricorda il detto con cui Albert Camus smascherava il machiavellismo d’accatto per cui “il fine giustifica i mezzi”. “Chi giustificherà i fini?”, al tempo della post-verità.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione