Laura Marzaroli e l’appello dell’Enpa Milano per nuovi volontari: “Aiutare gli animali produce una gioia immensa”
“Era il 2010, ci fu uno sversamento di petrolio nel Lambro. Ricordo che corremmo a recuperare i cormorani con i retini, le gambe immerse nel petrolio, per portarli in clinica e pulirli con la farina per evitare il soffocamento.”. Laura Marzaroli, 47 anni, tre figli di 15, 9 e 5 anni e 4 gatti, di mestiere fa la cuoca e si alza alle quattro di mattina. Racconta quella giornata memorabile ridendo, “pensi che mi dovevo sposare a brevissimo e mentre raccoglievo i cormorani mi chiamava quello del negozio del vestito per fare la prova”. Di tempo libero, decisamente, non ne ha molto, eppure ogni sabato sera, dalle 19 a mezzanotte, si “trasforma” in una volontaria nella sede Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) di Milano. È un impegno che porta avanti dal lontano 2008 e che ha continuato persino durante il Covid, quando i volontari si contavano sulle dita di una mano. “Amo gli animali da sempre, ero la bambina che infilava la mano nel cancello per accarezzare il cane. La scintilla è scattata però vedendo un canale televisivo locale dove Enpa mostrava gli animali che potevano andare in adozione. È stata una specie di illuminazione, ho subito chiamato. C’è stato un colloquio conoscitivo, poi sono partita”.
Nella sede di Enpa ci sono due ambienti. Quello ospedaliero vero e proprio, la clinica dove si accolgono le persone che portano i propri animali per le cure, a prezzi calmierati. E poi c’è quello dove si trovano – e vengono curati – gli animali recuperati, abbandonati e feriti, cani, gatti, conigli, piccioni. “Gli animali selvatici che passano da noi vengono stabilizzati e poi trasferiti nei centri di recupero di fauna selvatica sul territorio”, spiega Laura. “Altri si fermano di più da noi e poi sono rimessi sul territorio. I cani vengono trasferiti al canile sanitario. Per i gatti abbandonati o che non riescono più a vivere sul territorio cerchiamo di trovare un’adozione. Da Enpa sono arrivati, tra l’altro, tutti i gatti della mia famiglia, quelli ‘rotti’ come li chiamano i miei figli, perché hanno qualche difettuccio (un paio sono ciechi, privi di bulbi, un altro che non vede bene a un occhio, e uno piccolissimo abbandonato che abbiamo allattato noi). E pensare che mio marito è allergico!”.
Prima di iniziare, i volontari ricevono una formazione di due o tre mesi sulla gestione degli animali, l’alimentazione, la pulizia. Poi c’è chi sceglie di occuparsi degli animali in sede, ad esempio affiancando i veterinari anche nelle cure e nella somministrazione delle terapie (“Diamo antibiotici, facciamo l’aerosol”), e chi, come Laura oggi, si dedica ai recuperi sul territorio di animali in difficoltà, attraverso mezzi di soccorso. “Abbiamo un centralino, ci chiamano quando c’è la necessità di un intervento ci muoviamo. Può essere per il gatto investito, un grande classico, o per i merli e le cornacchie in mezzo alla strada, o per i germani che fanno il nido in mezzo alle aiuole, cosicché i piccoli devono attraversare la statale e noi dobbiamo corrergli dietro”.
Quanta motivazione serve per passare tutti i sabati sera in strada a recuperare animali feriti? “È faticoso, certo”, continua Laura, “ma nel momento in cui vedi che l’animale colpito o leso che hai portato in clinica – molti arrivano ‘conciati’ malissimo – comincia ad autoalimentarsi e può essere liberato la gioia è incredibile. Può essere anche un piccione attaccato da una cornacchia, l’effetto è identico. Saper di aver fatto la differenza, anche solo applicando una pomata antibiotica, è tantissimo”.
Il gruppo di volontari è molto eterogeneo: “Si va dai ragazzi di vent’anni fino alle signore in pensione, ognuno contribuisce con il tempo e le forze che ha, le cose da fare sono tante, c’è chi solleva animali e chi risponde al centralino, chi si occupa delle adozioni. Io sono lì da tanti anni e ho visto persone andare e venire, è bello che arrivino anche volontari nuovi perché ognuno porta stimoli nuovi. Al momento siamo anche in cerca di nuove forze, molti laureati hanno iniziato a lavorare, altre volontarie hanno avuto figli e il tempo è ridotto. Con la primavera poi il lavoro aumenterà. Chi voglia dare una mano è benvenuto”.
Cos’è cambiato in questi anni nel rapporto tra le persone e gli animali? “Ho visto aumentare la consapevolezza e la sensibilità verso gli animali. Un tempo era già tanto se i cittadini chiamavano per segnalare un animale, ora collaborano attivamente, chiedono se possono dare una mano, a volte, se possono, li portano. Sembra poco”, conclude Laura, “ma è tantissimo”.