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Cuore “bruciato”, il team di esperti dice no al nuovo trapianto sul bimbo di Napoli. L’ospedale: “Vicini alla famiglia”

A valutare la trapiantabilità - sostenuta ancora fino a ieri dal nosocomio campano che ha lasciato in lista d'attesa il paziente - un comitato di esperti. Gli ispettori del ministero della Salute hanno iniziato l'audit
Cuore “bruciato”, il team di esperti dice no al nuovo trapianto sul bimbo di Napoli. L’ospedale: “Vicini alla famiglia”
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La madre sperava, i medici dell’ospedale Monaldi insistevano, ma – come già valutato il 14 febbraio scorso dall’ospedale Bambino Gesù di Roma – non è possibile sottoporre a un nuovo trapianto di cuore al bimbo di 2 anni e 4 mesi, a cui il 23 dicembre scorso è stato impiantato un cuore “bruciato”. L’Heart team di esperti convocati all’ospedale Monaldi di Napoli per valutare le condizioni ha espresso parere negativo. E così alla fine di giorni tesi e, nonostante tutto, carichi di speranza è arrivato il comunicato: “L’Azienda Ospedaliera dei Colli – si legge in una nota – rende noto che si è concluso il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico. Un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile. Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto. La Direzione Strategica ha provveduto ad informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”.

Il team di esperti e il n uovo cuore

A valutare la trapiantabilità – sostenuta ancora fino a ieri dal nosocomio campano che ha lasciato il lista d’attesa il paziente – il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio del Bambino Gesù di Roma, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo e Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino. Martedì era arrivata la notizia della disponibilità di un nuovo organo e la madre del paziente era stata convocata, solo dopo mezzanotte le informazioni che si sarebbe atteso oggi e il parere del comitato di esperti. La signora Patrizia ha trascorso alcune ore con il cardinale Domenico Battaglia, che già le aveva fatto visita in forma privatissima. “Hanno pregato insieme”. A questo punto l’organo disponibile sarà messo a disposizione degli altri tre centri coinvolti e già individuati ieri.

Le indagini

Sul fronte delle indagini è stato ricostruito anche il percorso dall’ospedale di Bolzano del cuore prelevato a un bimbo di 4 anni della Val Venosta: trasporto in ambulanza fino all’elicottero che è partito alla volta dell’aeroporto di Verona, quindi il trasporto in aereo verso Napoli. Nel registro degli indagati ci sono sei persone indagate tra cui due cardiochirurgi e le rispettive equipe che hanno partecipato al prelievo in Trentino e il successivo impianto. Quando ci si è resi conto che l’organo per il paziente, affetto da una miocardiopatia dilatativa dall’età di 4 mesi, era danneggiato, non si poteva tornare più indietro. Un cuore espiantato ha quattro ore di autonomia, poi deve trovare il suo nuovo posto nel torace del ricevente.

Gli investigatori del Nas di Napoli e Trento – coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci – hanno cominciato a ricomporre la sequela di atti che hanno portato al danneggiamento del cuore. I medici sono partiti da Napoli con un box contenitore non di ultima generazione, a quanto pare, per la mancata formazione del personale per l’utilizzo di uno strumento dotato della regolamentazione della temperatura, a Bolzano sarebbe stato fornito il ghiaccio secco – il cui utilizzo non è previsto nelle procedure e nei protocolli meticolosi dei trapianti – che durante il viaggio dal Trentino alla Campania è stato bruciato dalle temperature sotto zero.

Il medico che si è dimesso

Sentito anche il professor Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi, il dipartimento che consente di seguire un paziente prima e dopo la realizzazione di un trapianto. Cardiologo e docente universitario, Limongelli è stato ascoltato come teste per tre ore. Il medico – che pur conosceva molto bene il paziente – non sarebbe stato minimamente coinvolto: nessuna informazione sulla disponibilità di un cuore a Bolzano, né dell’impianto. Sarebbe stato a causa di questo “disagio”, un “malessere” acutizzato dall’esito della vicenda a spingere il medico a fare un passo indietro e a dimettersi.

Quando l’organo è arrivato nella disponibilità del cardiochirurgo, il bimbo era già pronto per l’impianto e non si poteva più tornare indietro. Ed è così che Domenico, affetto da una cardiomiopativa dilatativa ma che conduceva una vita “quasi” normale, è tenuto in vita con il supporto della Ecmo, per sostenere temporaneamente pazienti con grave, ma potenziale reversibile, insufficienza cardiaca o respiratoria. Ma a questo punto per il destino del piccolo niente è più reversibile.

Gli ispettori del ministero

Gli ispettori del ministero della Salute hanno iniziato gli audit sul caso. Il team del ministero è composto da esperti del dicastero, dell’Agenas, dei Nas, dell’Iss e Centro nazionale trapianti. A coordinare il team è Maria Grazia Laganà della Direzione generale della Programmazione sanitaria-qualità, rischio clinico e programmazione ospedaliera del ministero della Salute. Saranno sentiti tutte le persone coinvolte a tutti i livelli nelle fasi precedenti e successive a quanto avvenuto.

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