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Verona, annullato il concorso del figlio del rettore: il caso esploso col Fatto fa saltare la cattedra

Gli articoli, gli esposti e il fascicolo in Procura. Poi l’Ateneo annulla il bando che aveva consentito al figlio dell’allora rettore di vincere da unico candidato
Verona, annullato il concorso del figlio del rettore: il caso esploso col Fatto fa saltare la cattedra
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L’Università di Verona ha annullato il bando di concorso e la nomina a professore ordinario di Riccardo Nocini. La messa in ruolo prevista per il primo marzo è stata bloccata dopo “lunghe e necessarie attività di verifica” avviate dalla rettrice Chiara Leardini e formalizzate il 12 gennaio con l’apertura del procedimento di annullamento d’ufficio. La decisione arriva al termine di una vicenda esplosa pubblicamente il 6 dicembre, quando Il Fatto Quotidiano ha raccontato il concorso vinto a 33 anni dal figlio dell’allora rettore Pier Francesco Nocini: unico candidato, 242 pubblicazioni in sette anni, una carriera fulminea e un bando uscito tre giorni dopo la fine del mandato del padre. Da quell’articolo sono seguiti un fascicolo della Procura di Verona, un’istruttoria interna dell’Ateneo, due esposti – tra cui uno all’Anac – e un’interrogazione parlamentare. La nuova rettrice ha parlato di “profondo imbarazzo”. Fino al gesto più simbolico: la rimozione della targa “PalaNocini” dedicata all’ex rettore sull’Edificio Biologico 3. Ora l’Ateneo fa un passo indietro. E nel comunicato ufficiale spiega perché.

Il nodo della procedura
Secondo l’Università, nel corso delle verifiche è emerso un “contrasto” tra la programmazione approvata dal Senato accademico e dal Cda nel febbraio 2024 e la procedura recepita nel bando deliberato dal Dipartimento Discom il 17 giugno 2025. Una modifica che avrebbe inciso sulla “platea dei profili ammissibili”, consentendo la partecipazione del dottor Nocini, “poi risultato vincitore”, che altrimenti sarebbe stata preclusa. Da qui la decisione di annullare tutto “a tutela dell’interesse pubblico”. Ma per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare indietro.

Il concorso con un solo partecipante
Il bando ex art. 18, comma 4-ter della legge Gelmini viene firmato dal prorettore vicario mentre il padre è ancora rettore. Pier Francesco Nocini resta in carica fino al 30 settembre 2025; tre giorni dopo esce il bando e l’unico candidato è il figlio. Riccardo Nocini, nato nel 1992, si laurea nel 2017. Nel 2018 non supera il concorso nazionale per la specialità, piazzandosi 15.004° su 16.046 candidati; l’anno dopo risale al 474° posto . Nel 2023 diventa dottore di ricerca, poi professore a contratto e infine ordinario. A 33 anni conta 242 pubblicazioni, 24 con il padre. La commissione? “Ci siamo trovati lì a cose fatte. Con quel curriculum ed essendo l’unico candidato non potevamo discutere”, racconta una dei tre membri.

Le tensioni interne e gli esposti
L’inchiesta giornalistica porta alla luce anche il clima nella Scuola di Otorinolaringoiatria: messaggi inviati agli specializzandi – “Da domani con me in sala non darete più nemmeno i punti di cute” – e testimonianze su una gestione definita “da caserma” . Nell’anno in cui Nocini diventa strutturato, tre specializzandi su undici abbandonano e uno chiede il trasferimento. Parallelamente arrivano gli esposti, il fascicolo in Procura – senza ipotesi di reato né indagati – e l’istruttoria interna.

Il passo finale
Il 10 gennaio viene rimossa la targa “PalaNocini”. Il 12 gennaio si apre formalmente il procedimento di annullamento. Oggi l’Ateneo chiude il cerchio: il bando è annullato, la nomina pure. Ora Riccardo Nocini ha 60 giorni di tempo per fare eventuale ricorso. La ricostruzione ufficiale parla di un “contrasto” tecnico e di una modifica alla platea degli ammessi. La cronaca degli ultimi due mesi racconta invece una sequenza precisa: un concorso con un solo candidato, un’inchiesta giornalistica, esposti e fascicolo, la rimozione di un nome simbolico, infine l’annullamento. E questa volta non è solo una questione di targa.

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