Quentin Deranque ucciso a Lione: cosa si sa dell’omicidio del 23enne attivista di estrema destra e chi potrebbe essere coinvolto
C’è lo choc per la morte di un ragazzo di 23 anni, mentre a una manciata di metri di distanza un’europarlamentare parla all’univeristà. E poi lo choc perché le violenze vengono contestate a militanti di estrema sinistra con legami con il partito di Jean-Luc Mélenchon. La Francia che da mesi fa i conti con un’instabilità poltica senza precedenti dentro le stanze del potere, si trova ora con l’esplosione della tensione sociale nelle strade. L’omicidio di Quentin Deranque, avvenuto a Lione alla vigilia delle Municipali, segna un salto di livello nel conflitto degli ultimi anni. E nessuno, neppure all’Eliseo, potrà più ignorarne le conseguenze. L’Assemblea nazionale, dilaniata da maggioranze scarne e lotte interne, ha osservato un minuto di silenzio. Subito dopo è ripreso lo scontro politico.
I fatti come li conosciamo finora
Giovedì 12 febbraio, ore 16.30. Un gruppo di sette donne del collettivo femminista di estrema destra Némésis manifesta contro “gli islamisti di sinistra”, mentre poco distante parla l’eurodeputata franco-palestinese de la France Insoumise Rima Hassan. Qui c’è una prima aggressione: le giovani vengono strattonate e buttate a terra nel tentativo di strappare i loro manifesiti, ma nessuno interviene nonostante loro stesse avessero chiamato degli amici per proteggerle. Mezz’ora dopo il pestaggio mortale: un gruppo di persone incappucciate si scontra con i ragazzi del servizio d’ordine di destra e inizia a picchiarli. Secondo alcuni video diffusi in queste ore – a differenza di quanto raccontato in un primo momento – si vedono due gruppi che si scontrano in una dinamica di rissa. Ad un certo punto gli attivisti di destra, vestiti di nero, scappano mentre vengono picchiati tre di loro. Tra le vittime c’è il 23enne Quentin Deranque: sbattutto a terra, viene pestato da almeno sei persone. Il ragazzo resta accasciato fino all’arrivo di un amico che cerca di portarlo a casa. Parla, ma non ricorda niente di quello che è successo. A quel punto viene fatto sdraiare su di una panchina alla fermata del bus e i compagni chiamano i soccorsi. È la sera di giovedì 12 febbraio, Deranque muore sabato 14 in ospedale. Fonti vicine all’inchiesta all’agenzia France Presse, sostengono che gli aggressori siano stati identificati e che si tratti di individui vicini ai movimenti di ultrasinistra, anche se non erano stati segnalati a rischio terrorisimo. Tra loro, è uno dei sospetti, potrebbe esserci anche un assistente parlamentare de la France Insoumise, Jacques-Elie Favrot. In attesa di conferme, si è dimesso ed è stato sospeso dal Parlamento.
Quentin, il ragazzo senza foto
Quando sono passati più di tre giorni dalla morte, è stata diffusa una sola foto della vittima dalla famiglia e l’ha usata le Figaro. Gli altri, compresi i compagni militanti, hanno usato immagini modificate con l’intelligenza artificiale o striscioni senza volto. Per molte ore non si è saputo che faccia avesse Quentin, ma fin da subito sono stati noti i suoi contatti con il mondo dell’estrema destra. Come rivelato da Mediapart, non solo si era da poco convertito al cattolicesimo, ma era partecipante attivo del movimento tradizionalista Academia Christiana. Sempre secondo il giornale online, era legato al gruppo neofascista Allobroges Bourgoin, fondato a maggio 2025, e avrebbe partecipato al raduno neonazista annuale del Comitato del 9 Maggio (C9M), corteo che commemorava un militante pétainista morto nel 1994. Una ricostruzione smentita dall’avvocato della famiglia della vittima. Resta il fatto che Deranque, la sera di giovedì 12 febbraio, risponde all’appello del gruppo Némésis e si presenta per fare il servizio d’ordine alla loro manifestazione.
Perché proprio a Lione
L’aggressione non è avvenuta in una città qualsiasi. Lione non è solo uno dei centri francesi dove più attiva è la galassia dell’estrema destra, ma è anche il luogo dove le tensioni con l’ultrasinistra sfociano in scontri veri e propri. Uno dei più gravi risale a novembre 2023, quando c’è stata un’irruzione durante un incontro sulla Palestina con numerosi feriti. Negli ultimi quindici anni infatti, sono stati diversi i gruppi estremisti che sono nati qui, a partire dai nazionalisti di Génération Identitaire che avevano la loro sede nel locale della vecchia Lione La Traboule (raccontato da ilfattoquotidiano.it nel 2017), da cui sono nati Les Remparts (sciolti nel 2024) o il Bastion social. Quest’ultimo è stato reso illegale nel 2019 e, come ricorda Mediapart, ha generato Audace Lyon e Lyon Populaire. Il primo gruppo sabato prossimo sarà in piazza per ricordare la morte di Quentin.
Il ruolo de la France Insoumise
Cosa c’entra il partito di Jean-Luc Mélenchon in tutto questo? Ad aumentare polemiche e tensioni, c’è il coinvolgimento di uno dei principali partiti della sinistra e nemico sia della destra che di socialisti e moderati nell’Assemblea Nazionale. L’eurodeputata Hassan innanzitutto, è già una figura molto contestata dall’ala conservatrice che la accusa di antisemitismo per le sue posizioni sulla Palestina. Nata nel campo profughi di Neirab, in Siria, da una famiglia palestinese, è arrivata in Francia quando aveva 9 anni ed è stata eletta all’Europarlamento grazie a La France Insoumise. La sua sola presenza, per la scia di contestazioni che si porta sempre dietro, avrebbe dovuto richiedere controlli rafforzati.
Ma non è l’unica figura del partito che era presente sul posto. Secondo alcuni testimoni, tra le persone che hanno partecipato all’aggressione mortale c’era anche Favrot, assistente di Raphaël Arnault. Mentre ancora mancano le conferme delle indagini, rimane il fatto che il coinvolgimento di membri Lfi al caso ha dato il via a una sollevazione politica che ha pochi precedenti: in un Paese dove Emmanuel Macron tocca i minimi nei consensi da anni e ci si prepara all’arrivo al potere del partito di Marine Le Pen, la compromissione di uno dei principali nemici a sinistra può davvero avere effetti decisivi sulla competizione. La domanda, portata in Parlamento dalla capogruppo Lfi Mathilde Panot, è: “Perché” quella sera “non era previsto alcun dispositivo di sicurezza, aprendo così la strada a tutti gli eccessi! Mentre i servizi d’intelligence avevano previsto da diversi giorni la presenza di Némésis”. Al momento, nessuno ha dato risposte.
Perché si cerca la Jeune Garde
Il procuratore non ha pronunciato il loro nome perché ufficialmente sono sciolti da giugno 2025 e la procedura è in attesa della conferma del Consiglio di Stato, ma ad aver tirato in ballo la Jeune Garde sono stati per primi i militanti di destra. Una tesi rilanciata dallo stesso ministro dell’Interno Laurent Nunez in televisione, già domenica sera: “L’inchiesta dimostrerà se sono loro, ma le testimonianze vanno in questa direzione”. Collettivo militante di estrema sinistra, è nato proprio a Lione “in risposta contro l’estremismo degli avversari”, ma che di fatto ne ha usato gli stessi strumenti fino a diventare illegale. Proprio il deputato Arnauld è stato portavoce e fondatore del gruppo antifascista. Inoltre, nel 2022, è stato condannato a 4 mesi di reclusione con pena sospesa per “violenze volontarie di gruppo” dopo aver partecipato all’aggressione di un 18enne durante una manifestazione di estrema destra. Quell’episodio viene ripetutamente rievocato dai suoi nemici politici. Non era a Lione la sera dell’uccisione di Quentin, ma c’era il suo assistente.
Le militanti di Némésis
Tra gli attori presenti sulla scena dell’aggressione, c’era anche il già citato collettivo per le donne di estrema destra Némésis. Nato tra la Francia e la Svizzera nel 2019, è stato fondato da Alice Cordier, nota esponente di teorie radicali. Si autodefiniscono “femministe” e vedono negli immigranti, in particolare i musulmani, il principale nemico per le donne francesi. Per loro e in sostegno della loro mobilitazione, il 23enne ucciso aveva deciso di andare a fare il servizio d’ordine. “Quentin non ha fatto altro che aiutare degli amici”, hanno dichiarato le militanti sul loro canale Instagram che ha più di 100mila follower. A ricordarlo una delle attiviste, con catenina del rosario in mano: “Quentin era credente, si era convertito al cattolicesimo ed era diventato un esempio per la sua famiglia. Era il padrino di suo padre. Non so se siete tutti credenti, ma vi invito ad andare ad accendere un cero in chiesa in sua memoria”. Nel reel successivo, un’altra militante dice: “Quentin ha dato la vita per il nostro collettivo, non lo dimenticheremo mai”. Lo scontro è appena iniziato.