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Omicidio di Quentin Deranque, quattro fermati: c’è anche l’assistente parlamentare de la France Insoumise

La procura indaga per omicidio volontario. Un altro dei fermati era esponente de la Jeune Garde, collettivo di estrema sinistra su cui pende un procedimento per scioglimento deciso a giugno scorso
Omicidio di Quentin Deranque, quattro fermati: c’è anche l’assistente parlamentare de la France Insoumise
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Quasi cinque giorni dopo l’aggressione mortale contro il militante di estrema destra Quentin Deranque, la Procura di Lione ha fermato quattro sospetti. Come era emerso nelle scorse ore, tra questi c’è anche Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare di Raphael Arnault, deputato de la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e fondatore del collettivo di estrema sinistra Jeune Garde che è stato sciolto a giugno 2025. Un altro dei fermati, Adrian B., è stato membro dello stesso movimento.

I quattro sono stati interpellati nell’ambito di un’indagine per “omicidio volontario” e, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbero essere solo i primi militanti coinvolti. Ad accusare la Jeune Garde erano stati finora solo gli attivisti di estrema destra, insieme al ministro dell’Interno Laurent Nunez. Sul gruppo pende il procedimento per lo scioglimento e, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, non possono più ricostituirsi. Ma secondo alcuni testimoni, alcuni dei loro esponenti sarebbero stati presenti durante lo scontro. L’aggressione è avvenuta intorno alle 18 del 12 febbraio, mentre l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan parlava all’università e poco dopo la contestazione delle femministe identitarie di Némésis.

A fondare la Jeune Garde a Lione, per “contrastare l’estrema destra” è stato lo stesso Arnault, che ne è anche stato portavoce. Questo è stato più volte contestato al deputato, insieme alla condanna ricevuta nel 2022 in seguito a un’aggressione a un 18enne durante una manifestazione di ultradestra. Questa volta, non si trovava a Lione, ma c’era al contrario il suo assistente. Che non appena, già ieri 16 febbraio, è circolata la notizia del suo coinvolgimento, si è dimesso e il Parlamento ha bloccato il suo accesso. Ma non è bastato a placare le polemiche.

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