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Riduttivo definire Giordano Bruno un martire del libero pensiero: due volumi ne svelano la natura più profonda

L’autore affronta i sigilli bruniani non come semplici raffigurazioni simboliche, ma come meccanismi dell’ordine cosmico
Riduttivo definire Giordano Bruno un martire del libero pensiero: due volumi ne svelano la natura più profonda
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Ogni 17 febbraio, la memoria del rogo di Campo de’ Fiori restituisce alla commemorazione collettiva la figura di Giordano Bruno come martire del libero pensiero. Definizione paradossalmente sacrosanta, ma riduttiva. Bruno appartiene a una costellazione più antica, quella degli iniziati alla visione dei mondi infiniti e invisibili, dei visionari in cerca del segreto dell’ordine cosmico. La sua mole intellettuale non può essere contenuta nelle dimensioni di un santino laico, una cristallizzazione iconica che diminuisce l’importanza del suo maestoso progetto sapienziale.

La sua ricerca non fu meramente speculativa, non fu mera proclamazione dell’infinità dei mondi. Il suo fu immane sforzo operativo. Durante la sua breve permanenza di sei mesi nel 1588 a Praga, esattamente nella Praga “magica” amata da Angelo Maria Ripellino, Bruno consegnò a Rodolfo II, il sovrano patrono degli alchimisti, tre sigilli in cui aveva racchiuso una potente sapienza esoterica, cercando di restituire in complesse figure geometriche il continuo movimento della creazione divina. Sigilli collegati allegoricamente a tre figure divine (Apollo, Minerva e Venere), simboli archetipici di tre energie viventi (Mente, Intelletto e Amore).

I sigilli hanno rappresentato da sempre l’aspetto più enigmatico dell’opera bruniana. L’assenza di istruzioni esplicite da parte di Bruno allude un dispositivo destinato a un interlocutore esotericamente sapiente.

È in questa direzione che si colloca il preziosissimo e originale contributo di Alex La Gamba, autore dei due volumi Nella mente di Dio. L’autore affronta i sigilli bruniani non come semplici raffigurazioni simboliche, ma come meccanismi dell’ordine cosmico. Il metodo di studio ricorda le antiche discipline rinascimentali: studio filologico dei testi, analisi dei diagrammi bruniani (più di cento), confronto con le geometrie naturali. Le lettere dei sigilli sono interpretate come vettori dinamici, i diagrammi delineano una cosmografia su base geometrica: un’analisi sistematica che propone una interpretazione nuova, decifrando i sigilli come meccanismi simbolici dell’atto creante divino.

Nel primo si opera, come da sottotitolo, “la decodifica multidimensionale del sapere millenario di Giordano Bruno” dal punto di vista filosofico e simbolico. Nel secondo volume, “un ponte tra i sigilli ermetici e i sentieri della Kabbalah”, si compie un ulteriore passaggio nella conoscenza esoterica: il confronto con la tradizione cabalistica (l’etimologia del termine evoca proprio il concetto di “ricevuta”). La Gamba legge “l’albero della vita” come uno schema geometrico puro, anteriore al linguaggio e all’invenzione dei numeri. Il confronto non si fissa su derivazioni filologiche eventuali, solo sulla convergenza sorprendente dei modelli geometrici, sul ritorno a una forma primordiale di origine del Tutto.

Lo scavo filologico di La Gamba, potenziato dagli strumenti tecnologici a disposizione della contemporaneità, rappresenta un’interpretazione finora unica per compiutezza di sintesi dei tre elementi fondanti dei sigilli: sapienza filosofica, conoscenza geometrica e analisi degli schemi ricorrenti in natura.

Come ulteriore chiave poetica, devo a Manuela Maddamma (di cui ho già parlato su queste colonne per l’eleganza ipnotica del romanzo L’Affascino) questa considerazione in una recente conversazione: “…le sillabe poste sulle ruote e accompagnate dalle immagini sono a tutti gli effetti ‘sigilli’, che animano, ‘formano’ la materia, la sostanza rappresentata dall’immagine. La parola dà la vita… forma e sostanza sono principi costantissimi… tutto si mescola e si trasforma”. Nelle opere dedicate da Maddamma a Bruno (L’arte della memoria per Mimesis e la traduzione in italiano moderno di De l’infinito, universo e mondi per Venexia) il ritmo della prosa sottolinea la centralità del divenire alchemico.

Nel Kali Yuga agonizzante dilaniato da sciocche polarizzazioni che stiamo attraversando, a metà tra l’incombente mutamento antropologico imposto dall’intelligenza artificiale e l’assurdo permanere del fanatismo religioso, questi due autori ci ricordano, in maniera differente ma complementare, l’importanza di Giordano Bruno. Un talismano contro la possibile apocalisse, a patto di accostarsi alla sua figura non come un santino laico, ma come un sapiente in grado di leggere il cosmo come una meravigliosa architettura di simboli e rivelazioni e indicarci la via verso l’Uno.

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