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Floridia (Vigilanza): “Da Petrecca al caso Pucci, l’influenza politica sulla Rai oggi è spregiudicata”

La senatrice M5s: "La commissione parlamentare non può lavorare a causa di un ricatto politico della maggioranza di centrodestra. Ma il servizio pubblico, con tutti i suoi difetti, è sempre meglio di avere solo tv gestite da privati o, peggio, sottostare agli algoritmi delle big tech"
Floridia (Vigilanza): “Da Petrecca al caso Pucci, l’influenza politica sulla Rai oggi è spregiudicata”
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“Ho deciso di scrivere questo libro per parlare di Rai, nella speranza che i cittadini si innamorino di nuovo del servizio pubblico che, con tutti i suoi difetti, è sempre meglio di avere solo tv gestite da privati o, peggio, di sottostare agli algoritmi delle big tech”. Barbara Floridia, senatrice M5S e presidente della commissione di Vigilanza Rai, ha da poco dato alle stampe “C’era una volta la Rai. Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle verità alternative” (Edizioni Dedalo, con la prefazione di Luciano Canfora). La presentazione avverrà il 21 febbraio a Palermo e poi il 6 marzo, a Roma, alla libreria Mondadori di Via Cola di Rienzo.

Presidente Floridia, nel libro ripercorre le vicende del blocco della commissione.
E’ un altro motivo per cui l’ho scritto, raccontare ai cittadini un gravissimo vulnus democratico, ovvero l’impossibilità per una commissione parlamentare di lavorare a causa di un ricatto politico della maggioranza di centrodestra.

Maggioranza che boicotta i lavori perché l’opposizione si rifiuta di votare la loro candidata Simona Agnes alla presidenza della Rai. Ma si potrebbe lavorare lo stesso?
Certo. Un esempio è quando il Parlamento rinnova i membri della Corte Costituzionale: a volte la quadra sui nomi non si trova per mesi, ma non per questo si bloccano i lavori del Parlamento. Sarebbe folle. La Vigilanza, invece, è paralizzata dal novembre 2024.

Nel libro lei racconta di aver pensato anche alle dimissioni. Quando?
Ci sono stati dei momenti in cui l’impossibilità di svolgere il mio ruolo mi ha gettato nello sconforto: lì ho pensato anche a dimettermi. Ma sarebbe stato un segnale di resa. Invece non bisogna arrendersi e andare avanti.

Dice di aver subìto atti di ostracismo politico.
Beh, se prima arrivavano inviti a eventi o conferenze, ora accade molto meno. A volte ho l’impressione che, dal punto di vista politico, la mia presenza dia fastidio.

La maggioranza fa muro, ma alcuni di loro sarebbero disposti ad aperture?
Premesso che io cerco di avere buoni rapporti con tutti, anche con Maurizio Gasparri che mi fa la guerra, sicuramente con Maurizio Lupi di Noi moderati e con Roberto Rosso di Fi il dialogo è più proficuo e c’è un atteggiamento di maggiore apertura. Anche se poi, alla prova dei fatti, non cambia nulla e lo stallo continua.

Dall’8 agosto è in vigore Emfa e la riforma Rai chiesta dall’Europa ancora non c’è. Rischiamo la procedura d’infrazione?
Sì, soprattutto da dicembre, quando nella legge di bilancio sono state tagliate risorse alla tv pubblica, quando invece l’Emfa chiede risorse stabili e certe.

All’inizio di marzo la riforma arriverà nell’aula del Senato. Cosa accadrà?
Il testo della maggioranza è pessimo, perché non riceve nessuna delle indicazioni europee, e addirittura ipotizza la riduzione del canone, la vendita di pezzi della tv pubblica ai privati e una governance eletta dal Parlamento a maggioranza semplice, quindi dal potere di turno. Mi auguro che gli emendamenti dell’opposizione siano accolti e si possano discutere seriamente.

Non crede che spostare la nomina del vertice dal governo al Parlamento sia un po’ poco? Alla fine a decidere saranno sempre i partiti.
Avere una tv pubblica totalmente libera dalla politica sarebbe meglio, ma ci si arriverà per gradi, questo è un primo passaggio. Meglio avere come decisore il Parlamento, piuttosto che il governo come avviene ora. Poi è importante la trasparenza nella scelta e la richiesta di determinati requisiti a chi si candida a governare la Rai: occorrono profili adeguati, personalità alte, non legate direttamente alla politica. Proseguendo su questo percorso in futuro si potrà anche immaginare una modifica del ruolo della Vigilanza o addirittura il suo superamento.

Presidente, le pressioni dei partiti sulla Rai ci sono sempre state. Più nel passato o più adesso?
Ora c’è meno pudore e più spregiudicatezza, come fa Donald Trump negli Usa, che non si vergogna di nulla. In passato la politica influenzava la Rai con più eleganza, scegliendo anche persone di qualità per non sfigurare davanti agli altri. Oggi si va avanti come caterpillar, senza preoccuparsi di niente. Basti vedere come la premier sia addirittura intervenuta sulla scaletta di Sanremo col caso Pucci.

Cosa pensa della famosa telecronaca olimpica di Paolo Petrecca?
Rientra in quella spregiudicatezza di cui parlavo prima, per cui si è convinti di poter fare tutto senza il minimo rispetto delle competenze e delle professionalità che si hanno intorno. E così s’incappa nell’errore, com’è accaduto a lui, che ora ne dovrà pagare le conseguenze. Ma sul futuro di Rai Sport sarà l’ad Rossi in audizione a dirci cosa succederà.

Nel libro rivela di aver votato una volta per Silvio Berlusconi…
Sì, da ragazza, era forse il mio primo voto, alle Politiche del 1996. Rimasi affascinata dall’imprenditore di successo che voleva mettersi al servizio del Paese. Ma ne sono pentita quasi subito.

Presidente, cosa le resterà di questa esperienza alla Vigilanza Rai?
L’aver toccato con mano la fragilità del nostro sistema democratico, che può dissolversi in un battito d’ali e per questo va sempre, strenuamente, difeso.

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