Tajani annuncia la partecipazione dell’Italia al Board of Peace per Gaza. Attacchi dalle opposizioni, lui replica: “Non è vero che scodinzoliamo”
Il piano di pace americano per Gaza è l’unica via credibile e praticabile per mettere fine al conflitto. Con questo concetto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha iniziato il proprio intervento nel corso delle comunicazioni del governo sugli sviluppi relativi al processo di pace per la Striscia. Una presa di posizione che svolge anche la funzione di giustificare la decisione del governo italiano di partecipare al primo incontro del Board of Peace, presieduto da Donald Trump, come osservatore, nonostante i principali Paesi europei abbiano deciso di non prenderne parte.
Alla vigilia del suo intervento in aula, il leader di Forza Italia aveva motivato la mossa di Roma affermando che “non possiamo perderci la ricostruzione”. Una motivazione puramente economica che, un giorno dopo, viene in parte ridimensionata, almeno nella forma: “L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”. Inoltre, sostiene, il processo di pace ideato dalla Casa Bianca rappresenta al momento l’unica alternativa credibile: si tratta, ha precisato, di “un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione” e i principi sui cui si basa sono “universalmente condivisi”, ovvero ” la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della Striscia dall’incubo del terrorismo oscurantista di Hamas, la piena ripresa degli aiuti nella Striscia in cooperazione con le Nazioni Unite, l’avvio di un profondo processo di riforma dell’Autorità Nazionale Palestinese di Ramallah, cruciale per il rilancio della prospettiva di uno Stato palestinese. Voglio essere molto chiaro, se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà”.
Proprio il ruolo delle Nazioni Unite è stato un tema al centro della decisione di diversi Paesi, dalla Germania alla Francia, fino a Spagna e Regno Unito, di non prendere parte alla riunione del Board che nell’idea di Trump dovrebbe diventare un nuovo organismo alternativo all’Onu col quale risolvere le diatribe internazionali. Visione che non sembra essere però un problema per il governo italiano e Tajani lo specifica: l’assenza dell’Italia “vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall’inizio della crisi, sempre con l’obiettivo di arrivare a due Stati che convivano in pace e sicurezza”. A chi accusa l’esecutivo di prenderne parte un po’ per piaggeria e un po’ per convenienza economica ha poi risposto: “Non partecipiamo ad alcun comitato d’affari, né scodinzoliamo vicino a Tony Blair. Non collaboro con nessuno se non con il governo di cui faccio parte”. Secondo lui, al contrario, “Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari. Ma è soprattutto una ferita aperta che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l’Italia in prima linea per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi. La violenza in Terra Santa deve cessare. Questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane, da sempre garanti di pace e dialogo in Medio Oriente. Continuiamo a chiedere con forza a Israele di porre un freno all’azione dei coloni. Il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati”.
Il suo intervento ha però scatenato gli attacchi delle opposizioni. Questa scelta è uno “strappo alla collocazione internazionale del nostro Paese”. Al Board “non partecipa alcun grande Paese europeo perché rappresenta l’ennesimo attacco alle Nazioni Unite”, ha detto Peppe Provenzano (Pd). “I Paesi più entusiasti – ha attaccato – sono autocrati e alleati ideologici del mondo Maga come l’Ungheria e l’Argentina. Giorgia Meloni va dove la porta il cuore, o meglio la fiamma, ma lei ministro? Lo capite dove ci sta portando? ‘Io so che il mondo di Trump non è quello che vorrei per me e i miei figli’, sono parole di Marina Berlusconi, lei ci parla ancora? L’unica regola di Trump è cancellare tutte le regole”. Duro anche il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “Il governo Meloni di fronte al neofeudalesimo trumpiano ha dichiarato fedeltà al sovrano. Vi siete assunti la responsabilità di demolire quel poco del diritto internazionale che rimaneva, di indebolire l’Onu. Avete gettato un’onta sull’Italia, sulla sua storia, ne avete umiliato la storia. Il Board of Peace è un board di dittatori, autocrati, finanzieri, miliardari. Scelga lei se si ritiene un vassallo, un valvassore, ministro. Però non ha avuto il coraggio di nominare un nome, quello che è il responsabile dei crimini di guerra, Netanyahu. Lei ritiene possibile che i carnefici oggi possono sedere in quel Board senza alcun problema. Questa operazione getta un’onta, umilia l’Italia e sostituisce il ruolo delle Nazioni Unite e voi siete responsabili di questo. Noi vi accusiamo di questo. Passerete alla storia per quello che avete fatto”.