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OpenAI assume il creatore di OpenClaw. “Guiderà la prossima generazione di agenti personali”

La mossa è finalizzata a superare la fase dei chatbot testuali per entrare in quella dei sistemi agentici, cioè programmi in grado di decidere al posto dell'utente
OpenAI assume il creatore di OpenClaw. “Guiderà la prossima generazione di agenti personali”
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OpenAI assume Peter Steinberger, creatore di OpenClaw. Ovvero il programma opensource che si comporta come un agente intelligente capace di inviare email, gestire file e controllare app. La caratteristica vincente, che lo differenzia dai chatbot tradizionali come ChatGPT, Claude o Gemini, è la capacità di ricordare le preferenze degli utenti, così da suggerire azioni, accedendo in totale autonomia direttamente al sistema operativo senza neanche la richiesta dell’utente.

Sam Altman, co-fondatore di OpenAI, ha scritto su X che Steinberger “si unisce a OpenAI per guidare la prossima generazione di agenti personali. È un genio con tante idee sorprendenti sul futuro di agenti intelligenti che interagiscono tra loro per fare cose utili per le persone”. Altman ha anticipato che OpenClaw resterà un progetto open source, aperto, all’interno di una fondazione supportata da OpenAI. La mossa della società di intelligenza artificiale è finalizzata a superare la fase dei chatbot testuali per entrare da protagonista in quella dei sistemi agentici, cioè programmi in grado di decidere al posto dell’utente e compiere azioni concrete. Alla base di tutto c’è il social Moltbook, che conta sulla presenza di oltre 1,6 milioni di bot, sistemi di IA, che hanno prodotto oltre 7,5 milioni di post. Su questi contenuti si basa in parte OpenClaw. Ad attirare l’attenzione sono stati in particolare i contenuti in cui le macchine discutono su tutto, fino anche a dar vita a dialoghi apparentemente surreali o preoccupanti, come quelli relativi alla fondazione di nuove religioni oppure ai rapporti da mantenere con gli umani.

Al momento gli utenti che utilizzano OpenAI sono quasi un miliardo, ma di questi solo una minima parte paga per i servizi in abbonamento. L’azienda è quindi alla ricerca di nuove fonti di entrate per bilanciare gli investimenti intrapresi. Di recente ha iniziato a testare gli annunci pubblicitari negli Stati Uniti in ChatGpt, generando anche preoccupazioni sulla privacy.

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