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Mosca arruola europei fragili per sabotaggi e violenze. Il Financial Times: “Rete di reclutatori legati alla Wagner”

Starebbero individuando migranti, disoccupati e persone appartenenti a fasce deboli delle società europee, disponibili ad azioni di sabotaggio, ricognizione, vandalismo e violenza in cambio di denaro
Mosca arruola europei fragili per sabotaggi e violenze. Il Financial Times: “Rete di reclutatori legati alla Wagner”
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Reclutare cittadini europei “economicamente vulnerabili” per compiere atti di violenza nei Paesi della Nato. Sarebbe questo, secondo il Financial Times, il nuovo compito affidato dal Cremlino a reclutatori e propagandisti legati in passato alla compagnia Wagner. Il quotidiano economico, citando funzionari dell’intelligence occidentale, riferisce che Mosca avrebbe scelto uomini già specializzati nel convincere giovani dell’entroterra russo a combattere in Ucraina, riorientandone l’attività verso il cuore dell’Europa. Lo status del gruppo resta incerto dopo la ribellione fallita del giugno 2023 contro i vertici dell’esercito russo e la successiva morte del fondatore Yevgeny Prigozhin. Elementi che avevano fatto parte di Wagner o della “fabbrica dei troll” di San Pietroburgo, già impiegati per il reclutamento nelle regioni più povere della Russia, starebbero ora individuando migranti, disoccupati e persone appartenenti a fasce deboli delle società europee, disponibili ad azioni di sabotaggio, ricognizione, vandalismo e violenza in cambio di denaro. Secondo fonti dell’intelligence europea citate dal giornale, sarebbero già 145 gli incidenti riconducibili a una campagna ibrida russa contro l’Occidente.

L’aumento del ricorso ad agenti “a perdere” sarebbe seguito all’espulsione da parte dei Paesi europei di centinaia di funzionari dell’intelligence russa operanti con copertura diplomatica. Fsb e Gru avrebbero così cambiato tattica. Nel 2023 il criminale di strada Dylan Earl sarebbe stato reclutato su canali Telegram di Wagner nel Regno Unito; in seguito sarebbero stati coinvolti altri quattro giovani per appiccare il fuoco a un deposito di Londra collegato a un’azienda ucraina. A Earl sarebbero state versate 9mila sterline. Lo scorso anno avrebbe inoltre pianificato di “radere al suolo” un ristorante appartenente all’imprenditore russo in esilio Evgheny Chichvarkin, critico del presidente russo. La notizia giunge alla vigilia di un nuovo round di colloqui trilaterali tra Mosca, Kiev e Stati Uniti in programma a Ginevra. Il Cremlino ha parlato di una gamma “ampia” di questioni sul tavolo, “compresa quella dei territori”, punto sul quale il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito di non voler cedere senza “garanzie di sicurezza”, sostenendo che “Putin non si ferma con baci e fiori”.

A esacerbare ulteriormente le tensioni è il secondo anniversario della morte in carcere dell’oppositore russo Alexei Navalny. Quindici Paesi – Australia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Svezia e Regno Unito – hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano che le autorità russe sono “le uniche responsabili” della sua morte. I firmatari richiamano una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la Russia è responsabile del trattamento inumano e degradante riservato a Navalny durante la detenzione e della mancata risposta adeguata alle sue richieste. La vedova Yulia Navalnaya ha dichiarato: “Già sapevo che Putin aveva ucciso mio marito, ora abbiamo le prove”, commentando un’inchiesta condotta da Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Francia e Germania, secondo cui il dissidente sarebbe stato avvelenato con una tossina letale presente nelle rane freccia dell’Ecuador. Una ricostruzione respinta dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha definito le accuse “parziali e infondate”.

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