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Nino Di Matteo replica a Nordio: “La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm”

Il ministro della Giustizia ha tirato in ballo il sostituto procuratore nazionale antimafia nella sua offensiva nella campagna referendaria, paragonando il Csm a "un sistema para-mafioso"
Nino Di Matteo replica a Nordio: “La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm”
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È stato tirato in ballo nel dibattito sul referendum dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha alzato il livello dell’offensiva paragonando il Consiglio superiore della magistratura a “un sistema para-mafioso. Il magistrato Nino Di Matteo, però, non ci sta a essere chiamato in causa dal ministro: “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino”, ha replicato Di Matteo.

Nordio, nell’ultima sua uscita, ha detto che il sorteggio secco, previsto dalla riforma per eleggere i consiglieri togati dei due Csm (uno per i pm e uno per i giudici) “rompe questo sistema paramafioso” che ha caratterizzato le nomine effettuate dall’unico Consiglio superiore della magistratura. Dichiarazioni che hanno provocato l’indignazione dell’Associazione nazionale magistrati e dei leader delle opposizioni. A loro, poco dopo, il guardasigilli ha risposto tirando in ballo proprio Nino Di Matteo: per giustificarsi, infatti, Nordio ha citato parole simili pronunciate dal pm della Direzione nazionale antimafia nel 2019, subito dopo lo scandalo Palamara, come se una critica alla magistratura dal suo interno (proveniente, peraltro, da chi ha avuto minacciata la vita dai clan) fosse paragonabile all’attacco politico di un membro del governo in carica.

Alla vigilia della campagna referendaria, tra l’altro, il sostituto procuratore nazionale antimafia Di Matteo ha annunciato la sua decisione di lasciare l’Anm.

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A cura di Paolo Frosina
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