Bimbo con il cuore “bruciato”, i medici di Roma: “Emorragia e infezione in corso, nuovo trapianto impossibile”
Alla luce degli elementi clinici disponibili, “allo stato attuale non si ravvisano indicazioni” a procedere a un nuovo trapianto cardiaco. Non lascia spazi la consulenza dei medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma sul caso del bimbo di due anni e mezzo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, “bruciato” durante il trasporto da Bolzano all’ospedale Monaldi di Napoli, probabilmente a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco e di un contenitore inadeguato. Nel documento di tre pagine firmato dagli specialisti del Bambino Gesù – il cui verdetto era stato anticipato nei giorni scorsi – si legge che, anche nell’ipotesi in cui si trovasse un cuore disponibile, “il paziente presenta controindicazioni contingenti maggiori” a un nuovo intervento, associate a un quadro di “condizioni sistemiche incompatibili con un trapianto simultaneo combinato e a fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce”.
Sono tre, in particolare, i fattori che rendono la strada non praticabile: l’emorragia cerebrale in corso evidenziata dalla Tac, che rappresenta “una controindicazione maggiore a un trapianto in urgenza”; la presenza di un’infezione attiva non controllata da batterio pseudomonas, che invece “costituisce controindicazione assoluta a trapianto” per l’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria “in regime di immunosoppressione intensiva”; infine, una “insufficienza multiorgano avanzata” che coinvolge polmoni, reni e fegato. La mamma del bimbo, Patrizia Mercolino, però si aggrappa a ogni barlume di speranza: “Spero sempre che quei medici si sbaglino e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa”, ha detto.