“Questa vicenda si lega a doppio filo all’amministrazione di Donald Trump, che starebbe cercando di affossare e, in qualche modo, insabbiare il caso per via dei suoi legami con Israele”. Lo ha dichiarato Rula Jebreal in collegamento con Accordi&Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda ogni sabato sul Nove, commentando gli Epstein files.
La giornalista ha proseguito: “Ci sono circa 6 milioni di email: ne sono state rilasciate 3 milioni, ma la maggior parte è oscurata. Quello che abbiamo visto, secondo gli analisti, è soltanto il 2% di queste e-mail. Ci sono repubblicani come Thomas Massie che hanno combattuto una battaglia per le vittime di abusi – ha continuato la scrittrice -. Marjorie Taylor Greene, repubblicana trumpiana, ha detto di aver ricevuto una telefonata dal presidente Trump in cui le chiedeva di non votare per la pubblicazione di questi documenti perché molti suoi amici ne sarebbero stati pesantemente danneggiati. La ministra della Giustizia americana, Pam Bondi, che ha testimoniato davanti al Congresso, ha dichiarato: ‘Se indagassimo su tutti i nomi presenti nei file, l’intero sistema americano crollerebbe’”.
Rula Jebreal ha concluso: “Persone come Howard Lutnick, segretario al Commercio di questo governo Usa, hanno detto che Jeffrey Epstein era il più grande ricattatore e che così ha fatto i suoi soldi: invitava nella sua casa uomini ricchi e potenti, aveva telecamere ovunque e filmava ciò che accadeva. Non sappiamo se, in questo momento, questi filmati siano tutti nelle mani dell’FBI. Secondo molti analisti, e in particolare secondo agenti dell’FBI, Epstein sarebbe stato un facilitatore, un agente del Mossad reclutato da un ex primo ministro israliano, un frequentatore assiduo delle residenze di Epstein: Ehud Barak, citato da Virginia Giuffre – l’accusatrice principale di Epstein che ha fatto causa a lui e al principe Andrea – per averla struprata, torturata e aver poi cercato di strangolarla”.