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Cuore “bruciato”, l’avvocato: “L’ospedale Monaldi ha valutato tutte le possibilità per salvare il bimbo?”. L’ipotesi di un organo artificiale

Il bambino sarà sottoposto a una Tac neurologica, uno degli esami fondamentali che verranno discussi durante il briefing medico previsto per lunedì
Cuore “bruciato”, l’avvocato: “L’ospedale Monaldi ha valutato tutte le possibilità per salvare il bimbo?”. L’ipotesi di un organo artificiale
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Il caso del bimbo di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un cuore danneggiato durante il trapianto del 23 dicembre scorso è arrivato a un punto cruciale e sta innescando una ulteriore polemica. Le sue condizioni, già gravi, sono stazionarie ma ancora estremamente delicate. Il piccolo sopravvive grazie all’ECMO, una macchina che supporta la sua funzione cardiaca e polmonare extracorporea, ma la situazione rimane critica, con un progressivo peggioramento di altre funzioni vitali. Ogni giorno che passa si carica di attesa e speranza, in un contesto che ha visto una serie di comunicazioni e incertezze, anche da parte delle strutture sanitarie coinvolte.

Nuove valutazioni in arrivo

A fronte della delicatezza della situazione, oggi il bambino sarà sottoposto a una Tac neurologica, uno degli esami fondamentali che verranno discussi durante il briefing medico previsto per lunedì. I medici dovranno decidere se il bimbo possa ancora essere considerato un candidato per un nuovo trapianto, oppure se la sua condizione fisica, fortemente debilitata, rende questa possibilità impraticabile. Il parere negativo espresso recentemente dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che aveva escluso il nuovo trapianto, ha gettato una nuova ombra sulla vicenda, alimentando il dibattito sulla gestione della situazione. Nel frattempo, la madre del piccolo non ha mai smesso di sperare, e ieri sera ha ribadito con forza il suo sostegno: “È un guerriero, e come lui io non mollo”. La determinazione della famiglia, nonostante il dolore e la frustrazione, rimane la stessa: lottare per salvare la vita del bambino.

L’ipotesi del cuore artificiale

Un’altra possibile soluzione alla situazione critica del bambino è stata sollevata dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Il legale ha espresso il dubbio se, nei due mesi trascorsi dal trapianto fallito, siano state esplorate tutte le opzioni disponibili, compresa quella del cuore artificiale. Secondo Petruzzi, la famiglia è stata messa in contatto, attraverso l’associazione Nodi d’Amore, con il professor Francesco Claudio Russo, noto cardiochirurgo dell’Ospedale Niguarda di Milano, che si è detto disponibile a valutare il caso, ma ha sottolineato che avrebbe bisogno di ricevere la cartella clinica dal Monaldi per esprimere un parere. Un interesse a titolo personale del medico che non vede coinvolta la struttura ospedaliera.

Nonostante la disponibilità del professor Russo, il legale ha posto l’accento su una domanda inquietante: “Mi chiedo se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino”. Un interrogativo che amplifica la frustrazione della famiglia e solleva dubbi sull’efficacia e tempestività delle decisioni prese dalle strutture sanitarie coinvolte.

Incertezze e silenzi

Mentre la famiglia cerca risposte, l’ospedale Monaldi ha taciuto su alcune richieste. L’avvocato Petruzzi ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna risposta alla sua richiesta formale di documentazione relativa alla posizione espressa dall’Ospedale Bambino Gesù, che aveva dato un parere negativo sul nuovo trapianto. La situazione si è complicata ulteriormente quando si è venuto a sapere che l’ospedale Monaldi aveva chiesto un parere proprio all’ospedale pediatrico prima che la famiglia ne facesse formale richiesta. La comunicazione di questa circostanza è emersa dalla stampa, aumentando le perplessità della famiglia.

L’ospedale Niguarda di Milano in una nota ufficiale ha precisato che il professor Russo si occupa di cardiochirurgia per adulti, non per bambini. L’ospedale milanese ha inoltre ribadito che, in Italia, il Bambino Gesù è il centro con maggiore esperienza per l’utilizzo di cuori artificiali nei bambini, e che proprio questo ospedale ha già preso posizione sull’argomento. L’ospedale romano in passato ha eseguito un impianto di cuore artificiale su un adolescente.

La rete nazionale trapianti, infatti, è ancora alla ricerca di un cuore compatibile che possa sostituire quello danneggiato, ma il tempo stringe. Il destino del piccolo, tuttavia, dipende anche dalla risposta a domande cruciali: sono state esplorate tutte le possibilità terapeutiche? È possibile un cuore artificiale sperimentale per bambini? E cosa ha impedito una comunicazione più tempestiva e chiara tra i medici delle diverse strutture?

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