Blocco dei crediti alla cultura, qualcosa si muove contro lo Stato esattore
Sembra in via di soluzione uno dei problemi che attanagliano il settore culturale italiano: nella giornata di martedì 10 febbraio 2026 ho manifestato il mio apprezzamento per la risoluzione (Atto Senato n. 7-00035) depositata dal Movimento 5 Stelle in Senato (Commissione Finanze), primo firmatario Mario Turco (che è anche Vice Presidente del M5s), che impegna il ministro dell’Economia e Finanze e il ministro della Cultura a superare il perdurante blocco dei pagamenti nei confronti delle imprese del settore dello spettacolo e del cinema-audiovisivo. La proposta di risoluzione è cofirmata dai senatori Marco Croatti e Barbara Floridia (Presidente della Commissione Vigilanza Rai) per il M5s, da Cecilia D’Elia e Cristina Tajani per Pd, e da Tino Magni per Avs.
Il blocco è stato determinato da un improprio ruolo di “esattore” assunto, dalla fine di marzo 2025, dalle due direzioni generali del Ministero della Cultura competenti. In molti casi, ne sono scaturiti pignoramenti da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader). La tagliola ha colpito tutti indiscriminatamente, grandi e piccoli.
La presa di posizione è stata rilanciata dalle agenzie stampa (da AgCult a 9colonne per arrivare all’Ansa): in effetti, si tratta di un problema che l’IsICult (Istituto italiano per l’Industria Culturale) è stato tra i primi a denunciare, anche su questo blog.
A partire da fine marzo 2025, tutte le imprese e le associazioni che vantano crediti nei confronti della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e della Direzione Generale Spettacolo (teatro, musica, danza, circo…) vengono sottoposte ad una verifica relativa allo status di adempimento fiscale nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, per somme superiori a 5mila euro (come previsto – a livello generale – dall’articolo 48-bis del Dpr 602 del 1973). La nuova prassi contrasta con quanto previsto dal dicembre 2008 in forza di una deroga decisa dall’allora Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio (Rgs Mef), che ha riconosciuto una specifica “eccezione culturale” per i contributi destinati ai settori dello spettacolo e del cinema. Una scelta accolta con soddisfazione dalle principali associazioni del settore, l’Agis (allora presieduta da Alberto Francesconi) e l’Anica (allora presieduta dal compianto Paolo Ferrari).
Decine e decine di imprese e associazioni vedono quindi congelati da molti mesi i propri crediti, e sono in atto anche pignoramenti (Agenzia delle Entrate presso Mic) a causa di un improprio ruolo del Ministero della Cultura assimilabile a quello di… “esattore supplente” per conto dell’Ader. Blocchi e pignoramenti che oscillano tra milioni di euro e poche migliaia di euro.
Una prima interrogazione parlamentare è stata presentata a Palazzo Madama il 23 giugno 2025 e poi 10 settembre dal senatore Mario Turco del M5s (A.S. n. 3-02114), e successivamente alla Camera il 18 dicembre 2025 dalla deputata Rosaria Tassinari di Forza Italia (A.C. n. 4/06632). In occasione delle audizioni sulla nuova legge cinema e audiovisivo, il 20 gennaio 2026, lo stesso Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) ha riconosciuto esplicitamente che il problema doveva essere risolto. È significativo che la sostanza delle iniziative del M5s – impignorabilità dei contributi alla cultura – sia stata accolta dagli altri partiti dell’opposizione, ma soprattutto da esponenti della maggioranza: si tratta di una risposta bipartisan lungimirante, di fronte a una situazione molto grave.
Giovedì 5 febbraio 2026 una proposta di risoluzione parallela (A.C. n. 7-00359) è stata depositata a Montecitorio dal deputato Gaetano Amato (M5s), cofirmata da esponenti di spicco dell’opposizione: Matteo Orfini (Pd), Elisabetta Piccolotti (Avs), Roberto Giachetti (Italia Viva).
Ci si augura che la prassi scattata dal marzo 2025 venga presto superata e che queste iniziative vengano fatte proprie dal ministro Alessandro Giuli (FdI), coerentemente con l’esigenza di bilanciare equità fiscale e tutela costituzionale della cultura. Così confermando il prevalente interesse pubblico che caratterizza i settori del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo, della cultura in generale.
Non risulta che la Ragioniera Generale dello Stato Daria Perrotta (nominata il 7 agosto 2024 dal titolare del Mef Giancarlo Giorgetti) abbia confermato l’improvviso “orientamento” che è stato manifestato il 19 marzo 2025 da una dirigente che da lei dipende: Piera Marzo, Direttrice dell’Ufficio Centrale di Bilancio (Ucb) della Ragioneria Generale dello Stato presso il Mic. I due direttori generali, Antonio Parente per la Direzione Generale Spettacolo – Dgs, e Nicola Borrelli per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – Dgca (dimessosi il 3 luglio 2025) si sono passivamente allineati a questo parere della Direttrice dell’Ucb-Rgs presso il Mic. L’attuale Direttore Generale della Dgca, Giorgio Carlo Brugnoni, non si è pubblicamente espresso. Si ricordi che Daria Perrotta è anche componente del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (Csca), il massimo organo di consulenza del ministro della Cultura: è stata cooptata nel consesso, il 19 marzo 2024, quando era Capo dell’Ufficio Legislativo del Mef, ma è rimasta nell’incarico anche dopo la prestigiosa nomina alla guida della Ragioneria (prima donna, nella storia d’Italia). La sua nota passione per il cinema le consente certamente di ben comprendere quanto questi settori abbiano necessità di sostegno pubblico.
Le industrie culturali e creative, in Italia, sono da sempre fragili e deboli: necessitano di essere sostenute, per un interesse nazionale che è anche socio-economico, oltre che squisitamente culturale-artistico. Danno lavoro, stimolano l’economia, rafforzano il pluralismo espressivo, contribuiscono alla coesione sociale. Il tema non riguarda soltanto un nodo amministrativo-fiscale, ma il modello stesso di politica culturale che il Paese intende sviluppare. In sostanza, il governo ed il Parlamento debbono decidere se deve prevalere lo Stato “esattore” sullo Stato “culturale”.