MillenniuM: la rivoluzione (tecnologica) cinese, dall’Ia alle rinnovabili. Perché l’Europa non può fare a meno di Pechino
Come è riuscita la Cina a diventare leader dell’industria tecnologica, sorpassando anche gli Stati Uniti in alcuni settori chiave, per non parlare della nostra Europa? E come sta giocando le sue carte da nuova superpotenza sullo scenario del nuovo ordine mondiale? Lo racconta, con inchieste e approfondimenti, il nuovo numero del mensile MillenniuM, diretto da Peter Gomez, da venerdì 13 febbraio in libreria (trova qui la più comoda per te) e sugli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, Libreria Universitaria, Hoepli, Unilibro).
La saggista Loretta Napoleoni, autrice del libro Maonomics, l’amara medicina cinese, firma un reportage dallo Xinjiang, la provincia della minoranza perseguitata degli uiguri, che è diventata una sorta di paese delle meraviglie tecnologiche in fatto di energie rinnovabili: pareti e tetti coperti di moduli solari; “girasoli” fotovoltaici; la spettacolare Centrale solare termodinamica a Torre a Sale nel deserto del Gobi, una “foresta di specchi” con oltre 10 mila pannelli pentagonali rotanti, che distribuisce energia anche di notte. Chi decide momento per momento da dove prendere l’energia da immettere in rete è, manco a dirlo, l’intelligenza artificiale.
Traguardi raggiunti in una manciata di anni, mentre l’Europa prende tempo e gli Stati Uniti di Trump arretrano. Risultati ottenuti grazie a un potente esercito, sì, ma di ingegneri, spiega l’analista Alessandro Aresu, autore di La Cina ha vinto. Il Partito comunista cinese ha investito parte dei massicci introiti della “fabbrica del mondo” nella formazione di persone specializzate nelle tecnologie più promettenti. Del resto Charlie Munger, braccio destro del miliardario Warren Buffett, quando il gruppo decise un investimento massiccio nella cinese Byd, dichiarò: “Non voglio scommettere contro 17mila ingegneri cinesi”. Oggi Byd è il primo produttore di veicoli elettrici al mondo.
Il potere economico-tecnologico si traduce in potere globale, come racconta la giornalista e sinologa Alessandra Colarizi, con un paradosso: per gli standard internazionali la Cina è ancora di un Paese in via di sviluppo, per esempio considerando il pil pro capite, ma la sua massa d’urto è tale da sfidare gli Stati Uniti. A proposito, questi risultati sono il frutto di un’attenta pianificazione centrale: tutto da leggere il ritratto di Wang Huning, il tecno-ideologo del Partito che è stato il principale consigliere degli ultimi tre presidenti cinesi, firmato da Gabriele Battaglia. Il giovane Wang viene inviato negli Usa negli anni Ottanta, ne ammira il benessere e il progresso, ma individua diverse “correnti sotterranee di crisi”: le famiglie sfasciate, l’ignoranza diffusa, la droga, la criminalità, le disuguaglianze e, soprattutto, l’individualismo esasperato. Quello che in Cina non c’è, o meglio non è consentito.
Nicola Borzi si addentra nei rapporti economici tentennanti fra l’Italia e il gigante asiatico: il ritiro dalla Via della Seta voluta da Conte, la volontà del governo Meloni di tenere saldi i legami con gli Usa, il drammatico sbilancio commerciale, soprattutto sul fronte delle auto elettriche. Oltre al potere economico-tecnologico-militare, la Cina si fa strada anche con il soft power, dal fenomeno Labubu al mecenatismo nell’arte contemporanea, descritto in un articolo di Roberto Casalini.
Fuori dal tema di copertina, la rubrica Strangers do it better, di Eleonora Bianchini e Francesco Lo Torto, confronta le politiche abitative per i giovani in nove Paesi (e no, l’Italia non ne esce bene), mentre Elena Basso racconta, con le foto di Adriana Thomasa, la strage dei sub che lavorano negli allevamenti di salmone in Cile, dove si sono registrate 83 morti sul lavoro dal 2013 al 2025.
Da questo numero, MillenniuM arruola un’altra firma: Daniele Luttazzi, con la sua nuova rubrica “Stop the Scroll” fra satira e giornalismo.
FRA GLI AUTORI DI QUESTO NUMERO: Alessandro Aresu, Gabriele Battaglia, Nicola Borzi, Alessandra Colarizi, Danilo De Marco, Peter Gomez, Daniele Luttazzi, Loretta Napoleoni, Antonio Padellaro, Carlo Petrini, Paolo Soraci, Marco Travaglio