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Migranti, il governo limita le ispezioni parlamentari nei Cpr. Le opposizioni: “Illegale, cosa volete nascondere?”

Intanto le Ong attaccano le norme sul "blocco navale": "Viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite"
Migranti, il governo limita le ispezioni parlamentari nei Cpr. Le opposizioni: “Illegale, cosa volete nascondere?”
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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un nuovo disegno di legge in materia di immigrazione. Diciassette articoli per delegare il governo a recepire il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo ma anche a introdurre subito norme più stringenti sul trattenimento degli stranieri e sulla gestione delle frontiere marittime, con quello che è già stato ribattezzato “blocco navale”. Il ddl ha immediatamente sollevato dure reazioni da parte delle opposizioni parlamentari e delle organizzazioni non governative, che denunciano una compressione dei diritti fondamentali e delle prerogative democratiche.

Subito al centro dello scontro politico la norma che riguarda i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, intervenendo in Aula a Montecitorio, ha espresso “sconcerto” per quella che definisce “una norma volta a limitare i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno delle strutture di detenzione per migranti”. Magi ha rivolto un appello al presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché la misura venga stralciata, sottolineando che l’accesso dei parlamentari non può limitarsi alla sola possibilità di conversare con le persone detenute che ne fanno richiesta, poiché questo significa “precludere la possibilità di accedere a tutta la struttura nella sua interezza”. Per l’esponente di +Europa, si tratta di una limitazione a una prerogativa parlamentare “che trova il suo fondamento nel dettato costituzionale” e risulta pertanto “inaccettabile”.

Alla richiesta di intervento di Fontana si sono associati Pd, Avs e M5s, chiedendo un’informativa urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il deputato dem Matteo Mauri ha interpella direttamente il governo: “Ci chiediamo cosa avete da nascondere. La trasparenza è garanzia per tutti. Non si può limitare la libertà dei parlamentari”. Francesca Ghirra di Alleanza Verdi e Sinistra, ha descritto i Cpr come “buchi neri dei diritti”, accusando il governo di voler rendere “ancora più complicata la verifica dello stato di detenzione di persone che non hanno commesso nessun reato”. Ghirra ha inoltre chiesto chiarezza al ministro Piantedosi sulla volontà di rendere più difficile verificare le cause di malessere e i decessi avvenuti nei centri, citando l’ultimo tragico caso, quello di un giovane deceduto nel Cpr di Bari.

“Secondo le prime informazioni disponibili sarebbe avvenuto per arresto cardiaco”, hanno scritto ieri la deputata dem Rachele Scarpa e l’eurodeputata Cecilia Strada sul caso di Bari. “Nel pieno rispetto del lavoro degli inquirenti e delle verifiche in corso, chiediamo che venga accertata con rapidità e trasparenza la causa e la dinamica dei fatti e che sia fornita al più presto una ricostruzione completa di quanto accaduto”. “Troppo spesso assistiamo a decessi classificati come dovuti a ‘cause naturali’ sui quali è doveroso interrogarsi: i Cpr sono strutture in cui le condizioni di trattenimento possono determinare un grave deterioramento del benessere psicofisico delle persone, già spesso in situazione di fragilità. In questi luoghi si registrano con frequenza episodi di disperazione, autolesionismo e tentativi di suicidio, nonché pratiche insicure nella somministrazione delle “terapie”, o abuso delle stesse”.

Oltre la politica, le organizzazioni impegnate nel soccorso civile nel Mediterraneo hanno diffuso un comunicato congiunto firmato da Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch e SOS Humanity – SOS Mediterranee. Denunciano l’ulteriore “stretta al soccorso civile” attraverso un insieme di misure che non mirano a governare i flussi ma a “colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. Il riferimento è in particolare all’articolo 2 del disegno di legge, che introduce la possibilità di interdizione temporanea dell’attraversamento delle acque territoriali fino a un massimo di sei mesi nei casi di “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”, inclusa la pressione migratoria eccezionale.

Una misura che secondo le Ong “viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane”. Nella nota viene giudicato “inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”. Secondo le organizzazioni, a mettere in pericolo lo Stato di diritto è il governo stesso che sceglie di “sospendere la legalità nelle città e in mare” e di “criminalizzare chi manifesta o chi salva vite”. Il comunicato conclude accusando l’Europa di trasformarsi in un “continente fortezza” che punta sull’esternalizzazione delle frontiere, mentre le Ong dichiarano che continueranno a operare “senza girarsi dall’altra parte”.

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