Esonerato dopo meno di un anno: anche Thomas Frank si arrende alla maledizione Spurs
Il regno del danese Thomas Frank al Tottenham è durato otto mesi. Poche ore dopo l’addio di Roberto De Zerbi al Marsiglia, è saltata in Europa un’altra panchina eccellente: l’allenatore ex Brentford è stato messo alla porta dagli Spurs dopo il ko casalingo di martedì con il Newcastle, l’undicesimo in campionato, che inchioda la squadra londinese al sedicesimo posto, appena cinque punti sopra la zona retrocessione. La sconfitta contro i Magpies è stata brutta: le parate di Guglielmo Vicario hanno evitato una batosta umiliante. L’unico raggio di sole di una stagione iniziata bene, con tre successi nelle prime quattro giornate di campionato, ma già sfiorita in autunno, c’è stato in Champions, con la qualificazione diretta agli ottavi. In Coppa d’Inghilterra, gli Spurs sono usciti subito, il 10 gennaio, perdendo 2-1 in casa con l’Aston Villa. In Coppa di Lega, la bocciatura è maturata al quarto turno, ancora una volta con il Newcastle nelle parti del giustiziere. La squadra di Eddie Howe, pure lui traballante, si è rivelata la bestia nera dei londinesi.
Il cinquantaduenne Frank, laureato in Educazione Fisica ed ex insegnante in un asilo nido, saluta il Tottenham dopo 38 partite: 13 successi, 11 pareggi e 14 sconfitte, media-vittorie del 34,21. Una miseria, per un club ambizioso che si porta però dietro la maledizione di essere una delle squadre meno affidabili del panorama inglese. Il trionfo in Europa League del 2025, nella finale made in England contro il Manchester United, non aveva salvato da una sentenza già scritta l’allenatore australiano di origine greca Ange Postecoglu. La dirigenza degli Spurs ha puntato su Frank, protagonista di sette stagioni importanti con il Brentford, trascinato in Premier nel 2021.
Nonostante un disavanzo di mercato di 182,9 milioni di euro (265,6 alla voce acquisti, 82,7 i ricavi dalle cessioni), il Tottenham non ha spiccato il volo. La carica iniziale di Frank è durata poco, ma sarebbe ingeneroso dare tutta la colpa del flop all’allenatore danese, costretto a fare i conti con l’azzeramento della catena di comando. Il presidente Daniel Levy, personaggio tra i più controversi del panorama inglese, si è dimesso il 4 settembre 2025, dopo 24 anni di potere incontrastato, in rotta con l’azionista forte del Tottenham, Joe Lewis.
Gli è subentrato Peter Charrington. A febbraio, ma annunciato da tempo, c’è stato l’addio di Fabio Paratici, destinazione Fiorentina e rientrato al Tottenham nell’ottobre 2025, dopo aver scontato la squalifica di 30 mesi per l’inchiesta plusvalenze-Juve. Frank si è ritrovato a navigare in mare aperto, senza il supporto dei piani alti del club e anche i giocatori, involontariamente, hanno contribuito all’affondamento, vedi l’espulsione di Romero all’Old Trafford nel match contro il Manchester United. La catena di infortuni e la protesta crescente dei tifosi hanno completato l’opera, anche se Frank dopo il ko con il Newcastle sembrava sicuro di non rischiare il licenziamento: “Ho il supporto del club”.
Il tecnico danese era stato rassicurato nell’ultimo incontro con la dirigenza, ma nel calcio ci vuole poco a cambiare bruscamente strada e a rimangiarsi le parole. Il Tottenham è tornato ai livelli dello scorso anno, quando chiuse il campionato al diciassettesimo posto. Ora è sedicesimo, in piena involuzione. La maledizione degli Spurs è sotto gli occhi di tutti: lo stadio più moderno e scintillante della Premier, un centro sportivo gioiello, un discreto sostegno del tifo, il nono posto nella classifica mondiale Deloitte dei ricavi del calcio (672,6 milioni), ma modestia totale nei risultati.
Il Tottenham è stato guidato nell’ultimo decennio da allenatori top come Mauricio Pochettino – i tifosi sognano un ritorno del tecnico argentino, attuale ct degli Stati Uniti -, José Mourinho e Antonio Conte, restando però sempre a bocca asciutta. Anche i gol di Harry Kane, 280 in 435 presenze con gli Spurs, non sono stati sufficienti ad arricchire la bacheca. La conquista dell’Europa League, in una delle finali più deludenti di sempre, ha interrotto nel 2025 un digiuno di titoli durato 17 anni. L’ultimo campionato vinto dal Tottenham risale al 1961. La Coppa d’Inghilterra più recente è datata 1991. Il malessere degli Spurs è profondo e arriva da lontano.