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Files di Epstein: tra sorrisi e documenti, cosa nascondono le carte secretate?

Se dovessi pormi una domanda, non sarebbe quella riguardante chi c’è nei files di Epstein, quanto chi siano gli assenti
Files di Epstein: tra sorrisi e documenti, cosa nascondono le carte secretate?
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di Rosamaria Fumarola

Difficile in questo periodo sottrarsi alla visione dei files di Epstein. Anticipati da un tira e molla riguardo la loro pubblicazione tra l’amministrazione Trump, l’opposizione e i tanti sostenitori dello stesso movimento Maga, hanno creato un eccesso di aspettative, tradite in un primo momento, ma solo in apparenza. Personalmente e a causa del nascondimento di molti dati, maggiore dell’esposizione di quelli fruibili, mi è sembrato di sbirciare tra le foto e le tracce delle vite delle persone, cosa che mi immalinconisce quando, come in questo caso la figura principale di cui si cerca di interpretare l’esistenza non è più in vita.

Cosa significa essere un miliardario? Per rispondere a questa domanda tanti di noi si sono avvicinati agli Epstein files, ricavandone l’impressione di una pienezza nell’ accesso alle esperienze del mondo, che tutti forse vorremmo avere: luoghi meravigliosi vissuti ed immortali sempre con gioia, senza nessuna apparente incrinatura. La mole enorme dei documenti è tutta di questo tenore e lo stesso Epstein, per non parlare di Ghislaine Maxwell, dovunque siano e con chiunque si accompagnino, appaiono sempre sorridenti. Se di mestiere non si è agenti dell’Fbi o criminologi, il solo elemento che turba l’idillio dei momenti ritratti è proprio la narrazione, sempre esaltante e per questo a mio avviso sospetta, innaturale. È una spia macroscopica del lavoro di redazione che ne ha preceduto la pubblicazione, a cui vanno aggiunte le tante smagliature di comunicazione da parte dell’amministrazione Trump, non ultima quella dell’annuncio della divulgazione di una parte ulteriore dei files, quella più scabrosa, solo però tra i membri del Congresso.

A me pare che avere usato ab origine l’espressione “pubblicazione” sia stato fuori luogo e contesto, un po’ come nei vecchi fumetti, dove tutto e il contrario di tutto poteva essere fatto e detto, in virtù della natura effimera del racconto. Ma la smagliatura più preoccupante resta quella dell’ammissione della presenza di contenuti con cadaveri, ferite e torture che non sarebbero stati pubblicati e che comunque nessuno di questi documenti poteva considerarsi sufficiente ad adire le vie legali per accertare e punire le eventuali responsabilità.

È dunque di tutta evidenza che le espressioni esatte da usare in questa triste vicenda siano almeno due: insabbiamento e impunità, perché non ha senso alcuno rendere nota l’esistenza di fatti e dei loro autori se non si ha intenzione di perseguirli. La valutazione morale delle aberrazioni contenute nei files di Epstein non è di mio interesse, ma quella politica del progetto di un’Internazionale Nera, razzista (tra le migliaia di giovani abusate non ve n’è una di pelle scura e questo per ordine espresso dello stesso Epstein!) e che oggi vediamo integrata nelle amministrazioni di ogni paese, sì. Di tale Internazionale è peraltro espressione lo stesso governo americano attuale.

E se confesso di essere incapace di collocare nella giusta ottica la violazione delle vite delle migliaia di donne coinvolte, mi preme ricordare che prescindere dal garantire un’equa applicazione della legge alle vittime creerebbe una mostruosità non accessoria a quella politica, ma una autonoma aberrazione che peserebbe per sempre sulla storia degli Usa. Restano tanti interrogativi a cui noi, considerati sudditi da un impero incapace di migliorare se stesso, non avremo mai risposta. Tra questi non mi pare peregrino quello di domandarsi come mai tutti i nomi resi noti siano quelli di personaggi ormai al tramonto, in una fase discendente della propria carriera, figure che non hanno nessun peso nella congiuntura attuale.

Ecco, se dovessi pormi una domanda, la sola che non mi parrebbe priva di senso non sarebbe quella riguardante chi c’è nei files di Epstein, quanto quella che si interroga su chi siano gli assenti, le figure che si è preferito lasciare nell’ombra, cancellate affinché i loro nomi non emergessero mai ed in nessun caso.

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