Ultimo aggiornamento: 15:41 del 14 Febbraio
Trapianto cuore “bruciato”, inchiesta per lesioni colpose gravissime. Sospesa anche la direttrice del reparto di cardiochirurgia del Monaldi di Napoli
L’inchiesta è per lesioni colpose gravissime e la procura di Napoli ha delegato i carabinieri del Nas di procedere a tutti gli accertamenti e alle acquisizioni di documenti e testimonianze per il caso del cuore “bruciato” e impiantato a un bimbo di 2 anni e 3 mesi all’ospedale Monaldi di Napoli. Gli inquirenti, al momento, hanno ricostruito i primi passaggi di quanto avvenuto. L’equipe del Monaldi vola a Bolzano per l’espianto del cuore di un bimbo di 4 anni morto in Val Venosta. Il box e il ghiaccio per la conservazione vengono forniti dall’ospedale trentino e gli investigatori del Nas di Trento dovranno verificare chi era responsabile di questa procedura e chi l’ha eseguita.
I medici sospesi
Al ritorno a Napoli la scoperta che l’organo era danneggiato, ma il bambino già pronto per l’impianto. Si procede. Ma quando l’intervento finisce, alla famiglia viene detto che il cuore non funziona. Il piccolo, quindi ,dal 23 dicembre è attaccato alla macchina che permette la circolazione extracorporea per supportare cuore e polmoni. A parlare con la famiglia è la cardiochirurga pediatrica Gabriella Farina. È uno dei tre medici sospesi dall’attività di trapianti dall’ospedale ma ancora in servizio, insieme al cardiochirurgo Guido Oppido e alla direttrice del reparto di cardiochirurgia e trapianti dell’ospedale Monaldi di Napoli. Marisa De Feo, in conseguenza della sospensione dell’attività di trapianti.
“La situazione è assai complessa, anche se arrivasse il cuore, i medici che dovrebbero eseguire l’impianto sono al momento sospesi, il bambino non può essere trasferito, è un momento particolare” spiega l’avvocato Francesco Petruzzi che attende la cartella medica del paziente di circa 1000 pagine. “C’è solo la speranza che arrivi il cuore, non prevale la rabbia. La mamma del bambino, che è affianco a me ora, mi sta sorprendendo, sta solo sperando che arrivi l’organo, non c’è spazio per il rancore”. Il bambino resta ricoverato in coma farmacologico in terapia intensiva, attaccato ad un macchinario per il pompaggio del sangue. Sei giorni dopo l’impianto ci sarebbero state le dimissioni di un altro chirurgo.
Le indagini
Gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, hanno molte domande a cui rispondere e per questo la procura di Napoli ha già contattato quella di Bolzano – che ha sì aperto un’inchiesta, ma sulla morte del bimbo di 4 anni annegato in piscina e la cui famiglia ha concesso la donazione – per avere un quadro più completo possibile: come è stata eseguita la procedura di espianto, come è stato completato il protocollo di conservazione e da chi è stato effettuato, quali sono state le condizioni di trasporto e il successivo impianto. Va poi verificato perché alla madre del bambino è stata fornita una informazione parziale e incompleta senza fare riferimento ai danni subiti dall’organo. Certo è che la famiglia del bimbo ha appreso da un articolo del quotidiano Il Mattino del 6 febbraio che il cuore era stato “bruciato” dal ghiaccio e non dai medici che sono stati coinvolti nei vari passassi della vicenda. Nelle prossime ore ci saranno quindi le prime iscrizioni nel registro degli indagati, a tutela di tutte le parti.
La madre del bambino
“Mio figlio aveva una vita quasi normale, seguiva una cura farmacologica, giocava, mangiava regolarmente. Era a casa con noi. Poi, è arrivata la chiamata per il trapianto: adesso è ricoverato da settimane in coma farmacologico e rischia la vita” racconta la madre del piccolo che, affetto da una grave malformazione cardiaca, era in cura all’ospedale Monaldi di Napoli dove il 23 dicembre era stato convocato per l’intervento atteso da tempo. “La cosa peggiore è che abbiamo saputo da giornali e tv quel che era accaduto – racconta la madre – in ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo. Invece, ora sappiamo che hanno trapiantato un cuore che non funzionava”. In queste ore verrà presentata un’integrazione con nuovi documenti, certificati e dettagli.
La nota dell’ospedale
L’ospedale ha diffuso una nota in cui si “precisa che tali provvedimenti sono conseguenti alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico. La sospensione del programma comporta, infatti, l’esigenza di sospendere gli incarichi di responsabilità relativi alle diverse fasi in cui il processo trapiantologico si articola. Si tratta, in altri termini, di provvedimenti necessari ed esclusivamente legati a esigenze organizzative connesse alla temporanea interruzione del percorso. Sarà l’autorità giudiziaria a ricostruire puntualmente la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità, valutando i diversi passaggi operativi e decisionali che hanno caratterizzato la vicenda”.
Ieri l’azienda sanitaria aveva espresso vicinanza e solidarietà alla famiglia e ha dichiarato che “faremo di tutto per ricostruire l’intero percorso e individuare eventuali responsabilità”. Inoltre l’ospedale ha deciso di sospendere cautelativamente le nuove candidature per trapianti pediatrici in attesa degli approfondimenti necessari per verificare se le procedure sono state seguite correttamente. L’ospedale Monaldi, uno dei centri principali in Campania per i trapianti, ha registrato un aumento delle operazioni, con un incremento del 46% per quanto riguarda i trapianti di fegato, e un aumento anche nel numero di trapianti di cuore, passati da 20 a 24 nel 2025. Nel frattempo la vita del bambino è appesa a un filo. Il suo nome è ancora nella lista europea per il trapianto, ma difficilmente potrà ricevere un altro organo.