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Produzione industriale a -0,2% nel 2025 dopo i crolli di 2023 e 2024. “Istat certifica il fallimento del governo Meloni”

A dicembre l'istituto di statistica registra un calo mensile dello 0,4%. L'Unione Nazionale Consumatori: "Baratro dal quale non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie, essendo ridotti all’osso". M5s: "Il governo ha ucciso l'industria"
Produzione industriale a -0,2% nel 2025 dopo i crolli di 2023 e 2024. “Istat certifica il fallimento del governo Meloni”
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Altro che “Italia locomotiva d’Europa” come da narrazione del governo e come sostiene il vicepremier Antonio Tajani in un’intervista al Messaggero. Dai dati Istat sulla produzione industriale arrivano segnali tutt’altro positivi. L’anno si chiude con una flessione dello 0,2% rispetto al 2024 e a dicembre l’istituto di statistica registra una diminuzione mensile dello 0,4%, pur con un +3,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un quadro di difficoltà strutturale, sottolineano le associazioni dei consumatori, mentre le opposizioni attaccano: .

Tra le flessioni più pesanti anno su anno quella delle industrie tessili e di abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%), la fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), e l’industria del legno, della carta e della stampa (-2,9%). Molto positiva invece la produzione di prodotti farmaceutici che ha registrato un aumento tendenziale del 23,8% nel 2025, seguita dalle altre industrie manifatturiere (+9,3%) e dalla metallurgia (+7,4%). Questi settori, insieme a quelli legati alla tecnologia, come la fabbricazione di computer e prodotti elettronici (+2,6%), rappresentano le rare isole felici in un panorama industriale desertificato.

La Cgil rimarca che con questi dati la produzione “è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021” ed è in calo per il terzo anno consecutivo: “Mentre il ministro Urso continua a evocare un presunto ‘rinascimento’ e a descrivere uno scenario di rilancio internazionale, i dati ufficiali dell’Istat raccontano una realtà molto diversa: a dicembre 2025 la produzione industriale registra un ulteriore calo dello 0,4% rispetto a novembre. Non un episodio isolato, l’ennesimo segnale di una difficoltà strutturale”, commenta il segretario confederale Gino Giove. Nei “numeri si legge la crisi di intere filiere produttive” e “a completare il quadro di un’industria che arretra e della propaganda che avanza – aggiunge – sono ammortizzatori sociali e crisi industriali. Presso il Mimit risultano aperti tavoli di crisi che coinvolgono 103 aziende e oltre 131.000 lavoratori, cui vanno aggiunte le vertenze gestite a livello regionale”. La Cgil chiede quindi “un cambio di passo radicale”.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, fa notare che il -0,2% del 2025 “non sembra apparentemente una disfatta” ma “il problema è che si aggiunge ai crolli precedenti: -4% nel 2024 e -2% nel 2023. Prosegue, insomma, lo tsunami iniziato 3 anni fa. Un tunnel in cui le imprese sono entrate nel 2023 e dal quale non riescono a uscire”. Un baratro, continua, dal quale “non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie, essendo ridotti all’osso” nonostante i trionfalismi di Giorgia Meloni su un presunto record italiano per aumento del potere d’acquisto. Non per niente i beni di consumo calano dello 0,5%, due volte e mezza la produzione totale, -0,8% per i beni durevoli, 4 volte l’indice complessivo”.

Il Movimento 5 Stelle mette nel mirino l’assenza di politiche industriali efficaci e il fallimento delle misure promosse dal governo Meloni. “Schemino semplice semplice per i festanti agiografi e trombettieri meloniani: tre anni consecutivi di calo della produzione industriale”, affermano i parlamentari M5S in una nota. “A una premier e a una maggioranza che sproloquiano di incremento del potere d’acquisto, manipolando dati forniti da giornali compiacenti, l’Istat sbatte in faccia l’ennesimo certificato fallimentare. Il Governo Meloni ha ucciso l’industria. Qualcuno, tra palazzo Chigi, via XX Settembre e via Veneto, dovrebbe trarne le conclusioni”.

Secondo i deputati e senatori grillini, il governo Meloni ha fallito nel promuovere politiche di sostegno all’industria, con misure come l’Ires premiale e il piano Transizione 5.0 che non hanno avuto un impatto significativo. La “nuova” versione del piano, “basata su un meccanismo penalizzante per le piccole imprese come l’iperammortamento, non è nemmeno stata ancora attuata”. Quanto alla crescita, che la premier ha definito sua prima preoccupazione di quest’anno insieme alla sicurezza, “con questo governo dell’Italia è stata azzerata, il Paese è stato rispedito nei bassifondi delle classifiche Ue e mondiali per la crescita stessa, la produzione industriale ha subìto uno dei peggiori colpi che si ricordino e i salari reali degli italiani sono crollati”.

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