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Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure”

Dal 15 gennaio gli utenti di Whatsapp possono utilizzare solo l'Ia del colosso di Mark Zuckerberg. La Commissione europea: "Danni irreparabili al mercato". Per evitare sanzioni, la multinazionale deve consentire l'accesso ai chatbot di terze parti. Ma la vera partita è la sovranità europea sui dati, limitando le ingerenze Usa
Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure”
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Tra l’Europa e Big tech crescono le tensioni. Dopo il divieto di utilizzare i social network per gli adolescenti – annunciato da Madrid sulla scia di Parigi, Copenaghen e Atene – la Commissione europea mette nel mirino Meta, il gigante di Facebook e Whatsapp. Secondo l’esecutivo Ue, la multinazionale ostacola il promettente mercato degli assistenti Ia, le intelligenze artificiali che rispondono alle richieste supportando gli utenti. In che modo? Consentendo l’accesso, da Whatsapp, solo all’intelligenza artificiale di Meta e bloccando tutte le altre. Una violazione delle regole sulla concorrenza, secondo palazzo Berlaymont. Con il risultato di frenare le start-up nel Vecchio Continente, desideroso di superare la dipendenza tecnologica dai giganti statunitensi. Il 10 febbraio è giunta la replica di contestazione firmata Meta: “La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”. Traduzione: gli utenti possono trovare assistenti Ia ovunque, il mercato è libero e ampio, dunque su Whtsapp decide solo Meta. Ma la vera partita è la “sovranità” dei dati europei, l’oro digitale per alimentare i progressi dell’intelligenza artificiale.

L’avviso della Commissione Ue e la replica di Meta

Dopo due mesi dall’apertura delle indagini, ieri gli uffici di Ursula von der Leyen hanno spedito la comunicazione degli addebiti all’indirizzo di Menlo Park, California, sede della statunitense Meta. La Commissione ha messo nero su bianco l’intenzione di “imporre misure provvisorie”, per scongiurare “un danno grave e irreparabile al mercato”. Teresa Ribera, commissaria spagnola all’antitrust, ha messo in guardia Meta: l’Ue “non consentirà alle grandi imprese tecnologiche di sfruttare illegalmente la loro posizione dominante per ottenere un vantaggio sleale. I mercati dell’IA si stanno evolvendo rapidamente e, di conseguenza, anche la nostra azione deve essere tempestiva”. Una minaccia neppure troppo velata: se la società non aprirà le chat ad altri assistenti di Intelligenza artificiale, potrebbero arrivare multe dall’Europa.

La svolta è stata preparata il 15 ottobre, quando Meta ha annunciato l’aggiornamento dei termini dei Termini della soluzione WhatsApp Business, vietando l’uso di altri algoritmi. Così, dal 15 gennaio, per gli utenti di Whatsapp c’è solo l’assistente targato Mark Zuckerberg: esclusi i concorrenti. In una nota Meta difende la sua scelta respingendo le accuse di strozzare il mercato: “Esistono numerose opzioni di Ia e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore”. Secondo la Commissione, al contrario, Whatsapp è uno snodo centrale per il mercato delle intelligenze artificiali e deve restare aperto alla concorrenza.

Gli utenti di Whatsapp, a dire il vero, possono già integrare un’Ia diversa da quella di Meta, ma solo a pagamento grazie a degli intermediari: “Un soggetto terzo, neutrale rispetto ai fornitori di Ai, funziona da ponte tra la piattaforma di messaggistica e diversi assistenti come Gemini, ChatGPT, Claude o altri”, dice a ilfattoquotidiano.it William Nonnis, analista tecnico della Presidenza del consiglio dei ministri. “L’utente aderirebbe a una piattaforma esterna, registrando il proprio numero di telefono, tuttavia, questa architettura comporta rilevanti criticità sotto il profilo della sicurezza e della protezione dei dati”, avvisa l’esperto di palazzo Chigi.

La partita sui dati per il primato nel campo dell’Intelligenza artificiale

Dietro al confronto sulle regole del mercato, si cela il Santo Graal tecnologico: il controllo dei dati per vincere la gara sull’Intelligenza artificiale. “Il vantaggio competitivo non è solo il modello, bensì l’accesso ai flussi di dati che permettono al modello di migliorare ogni giorno”, dice a ilfattoquotidiano.it Pierguido Iezzi, direttore Cyber di Maticmind. Se l’Ia di Meta è l’unica a nutrirsi con i dati delle chat di Whatsapp, “il risultato è un’accelerazione strutturale”, secondo l’esperto: “Un solo attore concentra conversazioni, contesti d’uso, feedback impliciti — dati di altissima qualità — e li trasforma in apprendimento continuo. In mercati così, pochi mesi di esclusione possono diventare un vantaggio permanente”, avvisa Iezzi. La competizione tecnologica, secondo lui, è anche geopolitica. L’Europa, debole nell’industria e e nelle infrastrutture, può farsi valere in altri modi. “Tutelare l’asset strategico del continente, la materia prima del mondo digitale — i dati — e usarla per costruire sovranità”, suggerisce Iezzi. “Non potendo sempre dettare le regole come proprietari delle piattaforme, l’Europa le detta come custode del dato: stabilisce le condizioni di accesso e di utilizzo, così da sudditi delle piattaforme diventiamo regolatori del mercato”.

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