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Meno camionette e più carri armati: a Roma la messinscena della sicurezza governativa. E pazienza se la capitale assomiglia a Bogotà – il commento

I militari in strada sono il segno delle città pericolose e non di quelle tranquille, delle capitali dell'America latina e non dell'Europa, dei luoghi dove la legge è più fragile, le bande più potenti, gli scontri a fuoco più ripetuti
Meno camionette e più carri armati: a Roma la messinscena della sicurezza governativa. E pazienza se la capitale assomiglia a Bogotà – il commento
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In principio c’era la camionetta ma forse non è parsa all’altezza della guerra che il governo ha intenzione di ingaggiare con i malfattori. Cosicché in contemporanea col varo del nuovo decreto sicurezza, nelle strade di Roma sono apparsi i carri gommati e militari più prestanti, decisamente meglio orientati. Massima severità e massimo dispiegamento di muscoli. Da qualche giorno Termini infatti assomiglia un po’ di più a Bogotà, perché nell’America latina, e in città difficili come la capitale della Colombia, è l’esercito a dare il benvenuto al viaggiatore.

Carro piuttosto armato a presidiare l’arco di Costantino, a due passi dal Colosseo, in modo che sia chiara la decisione: negli snodi più delicati dell’Italia che piace al mondo l’esercito sorveglia e controlla. Certo, va detto che i militari non hanno titolo a gestire l’ordine pubblico, non possono usare le armi per azioni di polizia, non possono intervenire direttamente ma solo sollecitare, riferire nel caso. Più che presidio è dunque disciplinata messinscena, piuttosto costosa. I militari in strada sono il segno delle città pericolose e non di quelle tranquille, delle capitali dell’America latina e non dell’Europa, dei luoghi dove la legge è più fragile, le bande più potenti, gli scontri a fuoco più ripetuti.

Apriamo una parentesi. Solo qualche giorno fa gli automobilisti che percorrevano la statale che da Lecce conduce a Brindisi sono stati spettatori di un assalto a un portavalori in pieno giorno e senza il minimo disturbo da professionisti della malavita con una capacità di fuoco impressionante. È il quinto assalto, la quinta rapina portata a segno dalle bande che a Cerignola, nel foggiano, trovano organizzazione e rifugio. Lungo la statale 16, i settanta chilometri tra Cerignola e San Severo, esiste l’hub dei malacarne, la cosiddetta “quarta mafia“. Solo l’11 novembre scorso il ministro dell’Interno Piantedosi presiedendo il comitato dell’ordine pubblico spiegò: “A Foggia abbiamo aumentato di 495 unità le forze dell’ordine”. E meno male, perchè dal giorno dopo le rapine sono cresciute di peso e la criminalità si è data obiettivi più ambiziosi. Sono soddisfazioni!

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