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Confindustria contro il sistema europeo di tassazione delle emissioni: “Sospenderlo, mette in ginocchio l’industria”

La risposta di von der Leyen: "Dalla sua introduzione, le emissioni sono diminuite del 39%". Il problema, semmai, è che "oggi i Paesi dell'Ue "investono meno del 5% dei ricavi dell'Ets nella decarbonizzazione industriale"
Confindustria contro il sistema europeo di tassazione delle emissioni: “Sospenderlo, mette in ginocchio l’industria”
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Sospendere il funzionamento del sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione, il meccanismo messo in campo nel 2005 dall’Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra facendo pagare chi inquina. È la richiesta del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in vista del vertice informale dei leader europei sulla competitività di giovedì in Belgio. “In qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa”, la confederazione vuole lo stop sostenendo che è “un sistema squilibrato, che non genera i benefici di decarbonizzazione cui aspira, mentre di fatto grava sulla capacità competitiva dell’industria europea”. E ancora: “E’ urgente bloccare l’Ets per evitare di aggravare ancor più il peso del costo dell’energia su imprese e famiglie”.

Ursula von der Leyen, pur molto attenta alle esigenze dell’industria, è però di un altro avviso: “Dalla sua introduzione, le emissioni sono diminuite del 39%, mentre l’economia nei settori coperti dall’Ets è cresciuta del 71%”, ha ricordato. Il problema, semmai, è che oggi i Paesi dell’Ue “investono meno del 5% dei ricavi dell’Ets nella decarbonizzazione industriale. Reincanalare maggiori entrate dell’Ets verso l’industria sarà quindi un obiettivo fondamentale della prossima riforma del sistema di scambio di quote di emissione prevista per quest’estate”. Per legge il 75% dei ricavi finisce nei bilanci nazionali, mentre il 25% viene destinato allo sviluppo di tecnologie rispettose del clima attraverso il Fondo per l’innovazione da 100 miliardi di euro dell’Unione. L’Italia per esempio ha incassato dalle aste tra il 2012 e il 2024 15,6 miliardi di proventi ma, stando a una ricognizione del think tank Ecco, ha speso solo il 9% per investimenti legati alla lotta ai cambiamenti climatici: ben al di sotto del 50% previsto per legge.

“Dal 1990, le emissioni globali sono aumentate del 70%, spinte principalmente dalla Cina, le cui emissioni cumulative superano ormai quelle dell’intera Unione Europea”, ribatte Orsini. “Tuttavia solo circa il 25% delle emissioni globali è coperto da sistemi di tipo Ets, e il sistema europeo rimane di gran lunga il più costoso. Settori strategici – come l’acciaio, la chimica e la ceramica, che in Italia sono già tra i più decarbonizzati a livello globale – rischiano di essere espulsi dai mercati internazionali senza un rapido intervento dell’Ue”. “Pertanto – dice ancora il leader degli industriali – è urgente bloccare l’Ets per evitare di aggravare ancor più il peso del costo dell’energia su imprese e famiglie. E questo è anche responsabilità di un meccanismo distorsivo per la formazione del prezzo, che, in parole povere, fa pagare tanto non solo l’energia a gas ma anche (ed è micidiale) le fonti rinnovabili e dell’idroelettrico. Praticamente chi consuma energia buona o cattiva la paga nello stesso modo, non incentivando comportamenti virtuosi. La somma di tutti questi costi sta mettendo in ginocchio l’industria e la nostra sicurezza non solo economica”.

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