Torna il basket a Roma, Gilardi: “La Nba europea ha una sua logica. Ben vengano questi americani, ma i progetti vanno sostenuti”
Enrico Gilardi è uno dei simboli del basket romano. Ha sempre indossato le maglie delle squadre della capitale, con le eccezioni di due stagioni a Brescia e Napoli, dove nel 1991 chiuse una carriera iniziata nel 1975, all’età di 17 anni, con la Lazio. Gilardi è stato uno dei protagonisti dei grandi successi con la Virtus Banco di Roma nel decennio degli Ottanta: lo scudetto nel campionato 1982-83 e la Coppa dei Campioni 1983-1984, conquistata a Ginevra in una memorabile finale contro il Barcellona, lo zenit. Quella squadra aveva un’anima profondamente romana: Fulvio Polesello, Stefano Sbarra e Roberto Castellano erano gli altri giocatori originari della capitale. Al timone, il coach Valerio Bianchini, nato a Torre Pallavicina, comune italiano della provincia di Bergamo, ma ormai trapiantato a Roma da oltre 40 anni. Con i suoi 3.393 punti, Gilardi è il miglior realizzatore della storia della Virtus Roma, mentre in nazionale, in 160 presenze, ha raggiunto la quota 1.077. Nel 2016, è stato eletto nella Italia Basket Hall of Fame.
Arriva una cordata di americani e soci eccellenti, come anticipato dalla Gazzetta dello Sport, con l’obiettivo di ripartire dalla Serie A rilevando il titolo di Cremona e di partecipare alla futura Nba Europe.
I progetti sono belli, ma vanno sostenuti. Ben vengano questi americani, purché ci sia la reale volontà di fare bene e non quella di apparire e poi scomparire in fretta come accaduto, purtroppo, in passato.
Gli americani a Roma: prima il calcio con la squadra di calcio, ora nel basket.
Oggi per gestire a buoni livelli un team di basket servono risorse importanti. Il campionato italiano di pallacanestro è un’impresa a perdere, perché il giro economico, basta considerare gli introiti televisivi, non è in grado di pareggiare i conti. Sono necessari soldi e progetti in grado di guardare lontano. La Nba europea a Roma ha una sua logica.
Quali sono i punti di forza di un progetto romano?
Il nome, perché il brand Roma è universale. E poi la passione. Roma ama profondamente il basket. Lo abbiamo visto non solo nel periodo d’oro del Banco di Roma, ma anche nell’era-Toti. Aggiungo: un progetto europeo della pallacanestro non può rinunciare alla città di Roma.
Sono trascorsi oltre cinque anni dal 9 dicembre 2020, in cui la Virtus si ritirò dal campionato. Oggi il basket romano è la Luiss e la Virtus 1960 in serie B.
Anche affrontare la serie B comporta spese importanti. Anzi, nei campionati minori, dove il giro degli introiti è davvero irrisorio, fare attività è una vera impresa.
La svolta americana non sarà apprezzata dai cultori della romanità.
Il romanticismo di una squadra composta da romani appartiene ormai a un’altra storia e a un’altra epoca. Il mondo è cambiato, bisogna essere realisti. Guardare indietro non porta da nessuna parte. Io dico che si deve invece pensare alla natura del progetto: è la sua consistenza l’aspetto più importante. Mi auguro che non si ripetano, a proposito di passato, il mordi e fuggi fallimentare di esperienze precedenti. Chiunque venga, animato da intenzioni serie, è ben accetto.
Se arriverà la fumata bianca, la nuova Roma dovrebbe giocare inizialmente nel Palasport del quartiere Eur, in attesa che si completi la copertura del centrale di tennis al Foro Italico.
Il Palasport è stato il teatro delle grandi imprese del Banco. È il luogo della memoria del basket romano.