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Casco con i volti degli atleti ucraini morti in guerra vietato allo skeletonista Heraskevych: “Mi spezza il cuore”. Il Cio: “Potrà portare il lutto al braccio”

"La sensazione è che il Cio stia tradendo quegli atleti che facevano parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede" dice il 27enne. Il Comitato olimpico: "Le regole sono chiare per tutte le delegazioni, ma in questo modo l’atleta potrà esprimere il proprio dispiacere"
Casco con i volti degli atleti ucraini morti in guerra vietato allo skeletonista Heraskevych: “Mi spezza il cuore”. Il Cio: “Potrà portare il lutto al braccio”
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Guardate questo casco. Non ci sono tigri o altri animali come alcuni sciatori fanno per imprimere un tocco di grinta in più alle loro prestazioni olimpiche. Sul casco di Vladyslav Heraskevych, skeletonista ucraino, 27 anni, ci sono i volti degli atleti morti. Non una provocazione, né una sfida alle regole olimpiche, ma un gesto di memoria, un tributo silenzioso a compagni di squadra, ad amici, ad atleti che non ci sono più perché la guerra li uccisi. Invece, a Milano Cortina, è diventato il centro di uno scontro doloroso tra regolamenti e compassione.

Heraskevych, quarto ai Mondiali 2025 e uno dei portabandiera dell’Ucraina ai Giochi invernali, ha denunciato pubblicamente che il Comitato Olimpico Internazionale gli ha vietato di utilizzare un casco personalizzato durante allenamenti ufficiali e competizioni. Sul casco sono raffigurati i volti di alcuni atleti ucraini uccisi durante l’invasione russa: tra loro il pattinatore Dmytro Sharpar, morto in combattimento vicino a Bakhmut, il giovane biatleta Yevhen Malyshev, appena diciannovenne, ucciso nei pressi di Kharkiv, e altri membri di quella che Heraskevych definisce la “famiglia olimpica”. Il casco era già stato indossato nelle prime sessioni di allenamento sulla pista olimpica di Cortina. Poi, lunedì sera, è arrivato lo stop ufficiale. Il motivo è la Regola 50 della Carta Olimpica, che vieta qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica nei siti e durante gli eventi olimpici. Secondo il Cio, il casco violerebbe questa norma.

Una decisione che Heraskevych ha definito senza mezzi termini “straziante”. In un post su Instagram ha scritto: “Mi spezza il cuore. La sensazione è che il Cio stia tradendo quegli atleti che facevano parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede”. Per lui non si tratta di politica, ma di umanità: “È importante rendere omaggio e mostrare il prezzo della libertà dell’Ucraina”. Il caso è reso ancora più emblematico dal passato dello stesso Heraskevych. Ai Giochi di Pechino 2022 fece il giro del mondo quando mostrò un cartello con la scritta “No War in Ukraine”, senza subire sanzioni. Un precedente che lo aveva portato a sperare in un nuovo via libera, o quantomeno in una valutazione diversa del suo gesto. Questa volta, però, la risposta è stata diversa.

Il Cio ha spiegato che inizialmente non era stata presentata una richiesta formale di autorizzazione da parte del Comitato Olimpico Nazionale ucraino. Una volta sollevato il caso, un rappresentante del Comitato ha comunicato all’atleta il divieto. Successivamente, il Cio ha precisato che una richiesta ufficiale potrà essere esaminata, ribadendo però che il regolamento vieta messaggi politici. Sul tema è intervenuto anche il portavoce del Cio, Mark Adams, che ha annunciato una soluzione di compromesso: Heraskevych potrà indossare una fascia nera a scopo commemorativo durante le gare. “Riteniamo che questo sia un buon compromesso – ha detto – un’eccezione che mostra compassione e comprensione. Le regole sono chiare per tutte le delegazioni, ma in questo modo l’atleta potrà esprimere il proprio dispiacere”.

Un compromesso che però non placa la polemica. A sostegno dello skeletonista è intervenuto direttamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sui social ha difeso il significato del casco: “Reca i ritratti dei nostri atleti uccisi dalla Russia. Questa verità non può essere scomoda, inappropriata o definita una manifestazione politica”. Per Zelensky, quel gesto richiama la missione storica del movimento olimpico: la pace e la vita. “L’Ucraina rimane fedele a questo principio. La Russia dimostra il contrario”.

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